Vangelo del giorno di Lc 21,1-4
SANTI ANDREA DUNG-LAC, PRESBITERO E COMPAGNI, MARTIRI – MEMORIA
Vide una vedova povera, che gettava due monetine.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».
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Parola del Signore.
Spesso sono proprio le persone che conoscono la miseria ad essere più generose, ad avere il coraggio di donare, di mettersi in gioco, di condividere. Proprio perché conoscono il valore del denaro, del dono, la gioia del ricevere. Proprio perché, rispetto alle cose di Dio, desiderano donare il meglio di quanto possiedono.
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È successo anche a me: le persone da cui ho ricevuto sostegno in caso di necessità per me o per altri non erano particolarmente ricche e hanno dovuto rinunciare a qualcosa per venirmi in aiuto.
Il gesto della vedova intenerisce e commuove il Signore Gesù: getta nel tesoro del tempio pochi spiccioli che, probabilmente, nel grande budget della gestione del non ancora concluso tempio, non significano nulla; per lei, invece, rappresentano la rinuncia a un po’ di cibo, a un po’ d’olio.
È il cuore con cui compie quel gesto che va imitato, un cuore che vede, che prende sul serio, che si fa carico, che paga un prezzo (anche impegnativo!).
La vedova sa bene che quel denaro servirà alle necessità del tempio e che, forse, finirà nelle tasche di qualche sacerdote senza scrupoli. Ma è per Dio che lo fa, non certo per la discutibile rinata classe sacerdotale.
Non dona il superfluo ma rinuncia a una parte del necessario, di quanto le serve per vivere. Imitiamo il gesto della vedova che si mette in gioco, che si lascia coinvolgere dalle cose di Dio.
Facciamo della nostra vita un dono per gli altri e apriamo il nostro cuore e il nostro portafoglio alle necessità dei tanti poveri, con intelligenza, con verità.
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E, nella Chiesa, usiamo il denaro che ci viene offerto con la serietà e l’assoluta onestà che esso richiede, grave responsabilità per chi amministra, nelle comunità, senza sperperare, senza prendere scorciatoie, senza scandalizzare.
Sappiamo bene quanto male fa ai cuori semplici vedere pastori gestire denaro in maniera approssimativa, senza trasparenza, con furbizia, accampando la scusa della peculiarità della gestione all’interno della Chiesa.
A chi è stato dato sarà chiesto molto di più, vegliamo!
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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