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Don Donato della Pietra – Commento al Vangelo di domenica 23 Novembre 2025

La Solennità di Cristo Re dell’Universo, istituita esattamente 100 anni (11 dicembre 1925) da Papa Pio XI con l’enciclica Quas primas, ci presenta la figura del buon ladrone. Un episodio che genera salvezza e misericordia, ma allo stesso tempo speranza. Quella speranza che viene dallo sguardo di Cristo Crocifisso, quella speranza che alberga nel cuore di ogni credente di abitare un giorno il Regno dei cieli.

«Commemorazione del santo ladrone che, avendo confessato Cristo sulla croce, meritò di sentirsi dire da lui: “Oggi sarai con me in Paradiso”». Così leggiamo nell’elenco universale dei santi, il Martirologio romano, alla data del 25 marzo. È l’uomo che solitamente chiamiamo Buon Ladrone e che si venera come santo. Un santo, possiamo anche dire, canonizzato per voce stessa di Gesù.

Non conosciamo il suo nome con certezza. Lo si chiama Disma negli Atti di Pilato, che sono un testo apocrifo, ossia non accolto dalla Chiesa fra le Sacre Scritture. E nulla di certo sappiamo della sua vita, se non che per i suoi delitti è stato condannato a morte insieme a un altro. Entrambi, apprendiamo dai Vangeli, vengono messi in croce sul Calvario insieme con Gesù: uno alla sua destra, l’altro alla sua sinistra, come precisano Matteo, Marco e Luca. Quest’ultimo ci dà poi la narrazione più diffusa di quei momenti.

Disma è un uomo che nel suo soffrire è capace di compassione per i dolori di Gesù, che è stato condannato pur essendo innocente. In genere l’attenzione per l’uomo si ferma qui. Ma lui parla ancora, rivolgendosi direttamente a Gesù: «Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». E questo è il suo tranquillo e totale “atto di fede” in Gesù, che in questo momento non sta compiendo miracoli come quelli che meravigliavano le folle e incoraggiavano i discepoli: ora Gesù pende agonizzante dalla croce, tra ingiurie e disprezzo. Ma lui gli parla come a un sovrano in trono.

Lo riconosce Signore di un regno nel quale supplica di essere accolto, senza una parola di rimpianto per la sua vita terrena che sta finendo. Ha quella fede che Gesù si sforzava di instillare nei suoi discepoli, e che ora egli premia nel ladrone con la breve risposta: «Oggi con me sarai nel paradiso».

Più profondamente, nel rivolgersi al Signore con familiarità e nel chiedere che si ricordi di lui, il brigante attesta la sua comprensione del regno annunciato da Gesù: un regno dove il re è un fratello e nel quale anche un brigante può essere un principe, perché tutti sono figli del gran re. «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».

Questa supplica salva Disma! La risposta di Gesù non solo lo rassicura, ma gli rende noto che la salvezza non si farà attendere: «Oggi con me sarai nel paradiso». In questo momento esatto Gesù canonizza Disma. Il buon ladrone ce lo immaginiamo rasserenato per quanto possa esserlo su una croce: rivolge il suo sguardo pieno di speranza nello sguardo di Gesù. Quella speranza che si compie nella promessa stessa di Cristo che gli fa abitare ora, e non più tardi, il Paradiso. Infatti, non c’è risurrezione senza pentimento.

Tutto cambia quando sono assicurato che a ricordarsi di me è Gesù, Colui che non domina, Colui che è Re sconfiggendo dall’interno la morte. Quando sono ricordato da Lui, anche io divento un po’ re, perché sono veramente libero. Non devo andare a mendicare a destra e a manca riconoscimenti, apprezzamenti o ricordi, perché senza di essi non mi sentirei capace di stare in piedi. No! Se sono ricordato da Gesù, allora so che sono davvero libero, allora posso davvero incontrare ogni altra persona nella libertà: grato se anche l’altra persona vorrà portarmi nel suo cuore, ma capace di non sentirmi solo anche se venissi isolato da tutti. Perché essere ricordato da Gesù significa molto semplicemente essere con Lui: sempre, in ogni istante, in qualunque posto, anche il più sperduto, di questa nostra Terra.

Non parlerò del tuo mistero ai tuoi nemici, né come Giuda ti darò un bacio; ma come il ladro ti confesserò: ricordami, o Signore nel tuo regno (Tradizionale preghiera ortodossa orientale detta prima di ricevere l’eucaristia).

A cura di don Donato della Pietra.