LA FORZA D’AMORE DEL LEGNO DELLA CROCE
Il ladro buono, pur condannato alla stessa pеna, si affida a Gesù morente. Anche noi, nelle nostre fragilità, possiamo sempre invocare: “Ricordati di me”. La misericordia di Dio è più forte di ogni peccato. Oggi ricorre la 40ª Giornata della gioventù (celebrazione nelle diocesi). Oggi si conclude il Giubileo dei Cori e delle Corali.
Moltissime realtà del mondo si regolano sulla sfida: si fa a gara nel gioco, si discute su chi sia “il primo della classe”, si cerca sempre di arrivare primi e di ottenere l’applauso degli altri.
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Piccole forme – fra le molte altre – che permettono all’uomo di sentirsi “re”, al di sopra degli altri. Anche certe denominazioni, come superiore, capo… risultano ambigue, se trasportate nelle situazioni in cui bisognerebbe mettersi al servizio degli altri.
Gesù aveva detto francamente che chi vuol essere il primo sia il servo di tutti e, prima della
passione, l’aveva mostrato nel gesto umilissimo di lavare i piedi ai propri apostoli, lui… il Maestro e Signore! Così, dopo il gesto “simbolico”, è arrivato il fatto concreto: Gesù mostra che la vera sovranità non si esercita nella verifica dei pensieri e delle azioni altrui, ma
in un’abnegazione tale da assumere il dolore del mondo, per comprenderlo, amarlo e così redimerlo.
Dice san Giovanni Crisostomo: «Se chiamo re il Cristo, è proprio Perché lo vedo crocifisso; è dovere di un re morire per il suo popolo. Lo ha detto lui stesso: “Il buon pastore dà la vita per le sue pecore”» (Omelie sulla croce e il ladrone).
don Tiberio Cantaboni – Fonte Edizioni San Paolo



