p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di venerdì 14 novembre 2025

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É NECESSARIO FERMARSI, ASCOLTARE E GUARDARE COME INNAMORATI

Come ai giorni di Noè,
quando non si accorsero
di nulla;
mangiavano e bevevano,
prendevano moglie e marito
e non si accorsero di nulla.

È possibile vivere così,
da utenti della vita
e non da viventi,
senza sogni e senza mistero.

È possibile vivere
“senza accorgersi di nulla”,
di chi ti sfiora nella tua casa,
di chi ti rivolge la parola,
o del povero alla porta.

Senza vedere
questo pianeta avvelenato
e umiliato
e la casa comune depredata
dai nostri stili di vita insostenibili.

Si può vivere senza volti:
volti di popoli in guerra;
volti di donne violate,
comprate, vendute;
di anziani in cerca
di una carezza e
di considerazione;
di lavoratori precari,
derubati del loro futuro.

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Per accorgersi
è necessario fermarsi,
in questa corsa,
in questa furia di vivere
che ci ha preso tutti.

E poi inginocchiarsi,
ascoltare come bambini
e guardare come innamorati:

allora ti accorgi
della sofferenza che preme,
della mano tesa,
degli occhi che ti cercano
e delle lacrime silenziose
che vi tremano.

E dei mille doni
che i giorni recano,
delle forze di bontà
e di bellezza all’opera
in ogni essere.

Due uomini saranno nel campo,
due donne macineranno
alla mola,
uno sarà preso e uno lasciato:

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non sono parole
riferite alla fine del mondo,
alla morte a caso,
ma al senso ultimo delle cose,
quello più profondo e definitivo.

Sui campi della vita
uno vive in modo adulto,
uno infantile.
Uno vive sull’orlo dell’infinito,
un altro solo dentro
il circuito breve della sua pelle
e dei suoi bisogni.

Uno vive per prendere e avere,
uno invece è generoso
con gli altri di pane e di amore.

Tra questi due
uno solo è pronto all’incontro con il Signore.

Uno solo sta sulla soglia e veglia
sui germogli che nascono in lui,
attorno a lui,
nella storia grande,
nella piccola cronaca,
mentre l’altro non si accorge
di nulla.

Uno solo sentirà
le onde dell’infinito
che vengono ad infrangersi
sul promontorio della sua vita e
una mano che bussa alla porta,
come un appello a salpare.

Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.

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