Vangelo del giorno di Lc 17,26-37
Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti.
Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.
In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot.
Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.
Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata».
Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».
Parola del Signore.
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Nella Bibbia si usa un linguaggio fatto di immagini e di visioni, di simboli e di iperboli, chiamato apocalittico. È un linguaggio che intende evocare una riflessione, non certo descrivere degli eventi puntuali, quindi lasciamo ai fanatici e agli sceneggiatori da film catastrofici la loro fervida fantasia.
Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 14 Novembre 2025” su Spreaker.E nelle ultime settimane dell’anno liturgico gli evangelisti usano questo linguaggio per parlare dei Novissimi, per descrivere, cioè, quanto accade nel giudizio di Dio, nella sua venuta che, bisogna ricordarlo, è sempre una venuta di salvezza.
Il richiamo fatto da Gesù agli eventi dei tempi di Noè è simbolico e forte: quando il buon uomo si mise a costruire un’inutile arca in mezzo ai monti venne preso per folle. Poi la gente tornò a fare le proprie cose.
Capita anche oggi come ai tempi di Noè. Non c’è più profezia. Solo quotidianità. Si tira a campare, si sopravvive. Travolti dalla quotidianità, ci spegniamo giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno.
Rimpiccioliamo i sogni, li allontaniamo, li cancelliamo. Il sogno di una vita felice. Di un mondo diverso. Di una Chiesa gioiosa e accogliente. Come Noè guardiamo qualche originale che costruisce l’Arca, commentiamo, postiamo un giudizio sui social, e sprofondiamo nel nulla.
Assuefatti dalle piccole soddisfazioni, rassegnati al presente, non ci aspettiamo più niente. Più nulla. Più Dio. Dio viene quando meno ce lo aspettiamo. Quando pensiamo di non averne più bisogno.
Dio viene quando pensiamo di averlo capito fino in fondo. Vegliamo, allora, restiamo desti, cogliamo tutte le profezie che ci preparano all’incontro, qui e ora, col Signore che viene nelle nostre vite.
Viene dove siamo, viene ora, quest’anno, nella concretezza del nostro vissuto. Pronti o sbadati, tristi o allegri, ottimisti o rassegnati. Egli viene per salvarci.
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Gesù avverte: uno è preso, l’altro lasciato. Uno incontra Dio, l’altro no. Uno è riempito, l’altro non si fa trovare. Dio è discreto, modesto, quasi timido, non impone la sua presenza, come la brezza della sera è la sua venuta.
Vegliamo.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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