Ci sono momenti nella vita in cui ci accorgiamo che non basta sapere cosa è giusto. Non basta pregare, non basta essere praticanti, non basta conoscere le regole. Perché la vera misura del nostro amore non si vede quando tutto è facile, ma quando ci troviamo davanti a una persona ferita, magari diversa da noi, magari scomoda, magari fastidiosa.
La vera domanda è: cosa faccio io quando incontro qualcuno che ha bisogno di me? Mi fermo o vado oltre?
Viviamo in un mondo in cui è facile tirare dritto. Siamo tutti pieni di impegni, di cose da fare, di pensieri per la testa. E allora rischiamo di perdere l’essenziale: l’occasione di amare concretamente.
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Dio ci parla proprio lì, nella strada polverosa delle nostre giornate, attraverso il volto di chi ci chiede aiuto. Può essere uno sconosciuto che ha bisogno di una parola, un familiare difficile da sopportare, un povero che ci mette in crisi.
La lezione è semplice e rivoluzionaria: l’amore non fa distinzioni. L’amore si china, si sporca le mani, si ferma. E non chiede: “Ma questa persona se lo merita?” — chiede solo: “Cosa posso fare io per lui adesso?”
Ecco perché, oggi più che mai, abbiamo bisogno di persone che sappiano farsi prossimo. Non per dovere, ma per amore. Perché ogni volta che scegliamo di fermarci e prenderci cura di qualcuno, il mondo diventa un po’ più umano. E anche un po’ più divino.
