Vangelo del giorno di Lc 10,13-16
Chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato.
Dal Vangelo secondo Luca
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In quel tempo, Gesรน disse:
ยซGuai a te, Corazรฌn, guai a te, Betsร ida! Perchรฉ, se a Tiro e a Sidรฒne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, giร da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidรฒne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafร rnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!
Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandatoยป.
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Parola del Signore.
Dio disprezza il tiepido e lo vomita, cosรฌ dice, perentoriamente, lโApocalisse.
Anche Gesรน, nella sua vita, ha duramente contestato lโatteggiamento di chi si sente al riparo, di chi non avverte il bisogno di conversione, di chi dร tutto per scontato.
Il fatto di appartenere al popolo di Israele aveva convinto molti della propria salvezza a prescindere, manifestando un senso di superioritร che doveva risultare parecchio irritante.
Cosรฌ Gesรน ricorda a tutti che non basta appartenere ad un popolo per conoscere Dio, che una fede culturale, di abitudine, chiusa nelle proprie piccole convinzioni non รจ in grado di produrre salvezza.
Cosรฌ, nella pagina di oggi, Gesรน sottolinea con una punta di tristezza che proprio le cittร pagane, Tiro e Sidone, sono piรน disponibili allโascolto e che, certamente, si sarebbero convertite davanti alle parole e ai prodigi del Maestro.
Non cosรฌ Betsaida, la cittร natale di Pietro e Andrea o Cafarnao che, nonostante la presenza del Nazareno, sono refrattarie, dubbiose, indifferenti al messaggio del Signore.
Anche se in termini leggermente diversi, questo rischio lo corriamo anche noi, continuamente, come credenti, come cattolici, come praticanti.
Avere scoperto il Vangelo e Cristo, essere nati e cresciuti in un paese ancora (in gran parte) tradizionalmente cristiano, avere fatto la catechesi e i sacramenti, coltivare un minimo di vita spiritualeโฆ tutto ci conduce, in teoria, verso una maggiore consapevolezza di Dio e ad una crescita nella fede.
Purtroppo, perรฒ, non sempre รจ cosรฌ perchรฉ il rischio dellโabitudine e della tiepidezza รจ sempre in agguato.
Cosรฌ ci viene confermato da chi studia i cambiamenti della societร : ormai solo piรน il 65% degli italiani si dichiara cristiano e, di questi, meno del 20% partecipa alla preghiera domenicale.
Il cristianesimo tiepido rischia di diventare solamente un riferimento culturale, e non il fuoco divorante che Gesรน รจ venuto a gettare sulla terra.
E i non credenti, spesso, sono quelli piรน aperti allโascolto.
Bene che il Signore ce lo ricordi!
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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