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don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 3 Ottobre 2025

Vangelo del giorno di Lc 10,13-16

Chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato.

Dal Vangelo secondo Luca
 
In quel tempo, Gesù disse:
«Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!
Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato».

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Parola del Signore.

Delle volte perdiamo delle persone importanti nella nostra vita o delle occasioni che non torneranno più indietro, semplicemente perché avevamo avuto l’opportunità di cambiare, di accogliere, di trattenere ciò che ci era capitato di buono e invece abbiamo preferito rimanere le vecchie persone di sempre, con le medesime mediocri certezze e abitudini.

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Abbiamo preferito rimanere fermi quando dovevamo metterci in cammino. Abbiamo preferito rimandare ciò che non tornerà più indietro. Perdere le persone importanti e le occasioni è spesso il frutto delle nostre scelte.

Ecco il tema del Vangelo di oggi:

“Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi”.

I segni, le delicatezze, gli investimenti di tempo e di persone che delle volte Dio ci dona, servono ad aiutarci a cambiare, a crescere, a migliorarci, a diventare noi stessi, cioè a convertirci.

Ma se tutto questo noi ce lo viviamo solo come spettatori o credendo che è un nostro diritto tutto questo spreco di energie nei nostri confronti, allora è accovacciata alla nostra porta la tragedia.

Ma non è colpa di Dio, è colpa di quella nostra strafottenza che delle volte ci fa dare tutto per scontato fino al giorno in cui non sbattiamo il muso e ci facciamo seriamente male.

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Abbiamo la responsabilità di vivere in prima persona tutto quanto perché anche gli altri, vedendo la nostra vita, possano comprendere come la fede non è alienazione, non è disertare il reale, non è scappare dalle circostanze, non è rimandare, non è credere in un al di là che non ha niente a che fare con l’al di qua.

Credere significa valorizzare tutto quello che c’è ora. È imparare la lezione del Vangelo che ci dice che se solo ascoltassimo davvero non faremmo la fine di chi arriva a un punto di non ritorno.

Qui ed ora” è il presente di Dio, l’eternità. È davvero un peccato perdersi il presente.

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