UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 1° ottobre 2025
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Ciclo di Catechesi – Giubileo 2025.
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Gesù Cristo nostra speranza.
III. La Pasqua di Gesù.
9. La risurrezione. «Pace a voi!» (Gv 20,21)
Saluto del Santo Padre nell’Aula Paolo VI prima dell’Udienza Generale
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La pace sia con voi!
Guten Morgen!
Cari pellegrini, buongiorno! Saluto con affetto tutti voi che dalla Germania siete venuti a Roma con il pellegrinaggio del Malteser Hilfsdienst. Ja, gut, ja, danke! Prima di recarmi all’Udienza generale in Piazza, ho voluto incontrarvi personalmente qui nell’Aula Paolo VI. Qui avrete la possibilità di seguire bene ciò che avviene in Piazza San Pietro, sugli schermi, e nello stesso tempo sarete più riparati.
Ora recitiamo insieme l’Ave Maria, affidando tutte le vostre intenzioni e le persone a casa per le quali desiderate pregare la Beata Vergine, e poi vi imparto la benedizione apostolica.
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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Il centro della nostra fede e il cuore della nostra speranza si trovano ben radicati nella risurrezione di Cristo. Leggendo con attenzione i Vangeli, ci accorgiamo che questo mistero è sorprendente non solo perché un uomo – il Figlio di Dio – è risorto dai morti, ma anche per il modo in cui ha scelto di farlo. Infatti la risurrezione di Gesù non è un trionfo roboante, non è una vendetta o una rivalsa contro i suoi nemici. È la testimonianza meravigliosa di come l’amore sia capace di rialzarsi dopo una grande sconfitta per proseguire il suo inarrestabile cammino.
Quando noi ci rialziamo dopo un trauma causato da altri, spesso la prima reazione è la rabbia, il desiderio di far pagare a qualcuno ciò che abbiamo subito. Il Risorto non reagisce in questo modo. Uscito dagli inferi della morte, Gesù non si prende nessuna rivincita. Non torna con gesti di potenza, ma con mitezza manifesta la gioia di un amore più grande di ogni ferita e più forte di ogni tradimento.
Il Risorto non sente alcun bisogno di ribadire o affermare la propria superiorità. Egli appare ai suoi amici – i discepoli – e lo fa con estrema discrezione, senza forzare i tempi della loro capacità di accoglienza. Il suo unico desiderio è quello di tornare a essere in comunione con loro, aiutandoli a superare il senso di colpa. Lo vediamo molto bene nel cenacolo, dove il Signore appare ai suoi amici chiusi nella paura. È un momento che esprime una forza straordinaria: Gesù, dopo essere sceso negli abissi della morte per liberare coloro che vi erano prigionieri, entra nella stanza chiusa di chi è paralizzato dalla paura, portando un dono che nessuno avrebbe osato sperare: la pace.
Il suo saluto è semplice, quasi ordinario: «Pace a voi!» (Gv 20,19). Ma è accompagnato da un gesto talmente bello da risultare quasi sconveniente: Gesù mostra ai discepoli le mani e il fianco con i segni della passione. Perché esibire le ferite proprio davanti a chi, in quelle ore drammatiche, lo ha rinnegato e abbandonato? Perché non nascondere quei segni di dolore ed evitare di riaprire la ferita della vergogna?
Eppure, il Vangelo dice che, vedendo il Signore, i discepoli gioirono (cfr Gv 20,20). Il motivo è profondo: Gesù è ormai pienamente riconciliato con tutto ciò che ha sofferto. Non c’è ombra di rancore. Le ferite non servono a rimproverare, ma a confermare un amore più forte di ogni infedeltà. Sono la prova che, proprio nel momento del nostro venir meno, Dio non si è tirato indietro. Non ha rinunciato a noi.
Così, il Signore si mostra nudo e disarmato. Non pretende, non ricatta. Il suo è un amore che non umilia; è la pace di chi ha sofferto per amore e ora può finalmente affermare che ne è valsa la pena.
Noi, invece, spesso mascheriamo le nostre ferite per orgoglio o per timore di apparire deboli. Diciamo “non importa”, “è tutto passato”, ma non siamo davvero in pace con i tradimenti da cui siamo stati feriti. A volte preferiamo nascondere la nostra fatica di perdonare per non apparire vulnerabili e per non rischiare di soffrire ancora. Gesù no. Lui offre le sue piaghe come garanzia di perdono. E mostra che la Risurrezione non è la cancellazione del passato, ma la sua trasfigurazione in una speranza di misericordia.
Poi, il Signore ripete: «Pace a voi!» E aggiunge: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (v. 21). Con queste parole, affida agli apostoli un compito che non è tanto un potere, quanto una responsabilità: essere nel mondo strumenti di riconciliazione. Come se dicesse: “Chi potrà annunciare il volto misericordioso del Padre, se non voi, che avete sperimentato il fallimento e il perdono?”.
Gesù soffia su di loro e dona lo Spirito Santo (v. 22). È lo stesso Spirito che lo ha sostenuto nell’obbedienza al Padre e nell’amore fino alla croce. Da quel momento, gli apostoli non potranno più tacere ciò che hanno visto e udito: che Dio perdona, rialza, ridona fiducia.
Questo è il cuore della missione della Chiesa: non amministrare un potere sugli altri, ma comunicare la gioia di chi è stato amato proprio quando non lo meritava. È la forza che ha fatto nascere e crescere la comunità cristiana: uomini e donne che hanno scoperto la bellezza di tornare alla vita per poterla donare agli altri.
Cari fratelli e sorelle, anche noi siamo inviati. Anche a noi il Signore mostra le sue ferite e dice: Pace a voi. Non abbiate paura di mostrare le vostre ferite risanate dalla misericordia. Non temete di farvi prossimi a chi è chiuso nella paura o nel senso di colpa. Che il soffio dello Spirito renda anche noi testimoni di questa pace e di questo amore più forte di ogni sconfitta.
Saluti
[Saluto cordialmente le persone di lingua francese, in particolare i pellegrini venuti dalla Francia, specialmente il Seminario Saint-Yves di Rennes. Fratelli e sorelle, guariti dalle nostre ferite con la misericordia di Dio e pieni dello Spirito Santo, diventiamo testimoni della pace e dell’amore più forti dei nostri fallimenti e delle nostre divisioni. Dio vi benedica!]
[Cari fratelli e sorelle di lingua tedesca, gli Apostoli ricevettero dal Risorto la potestà di rimettere i peccati per guarire le nostre ferite e dare pace ai nostri cuori. Questa pace del Signore sia sempre con voi!]
[Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, la carità di Cristo vi sostenga e vi conforti, vi doni efficacia nella testimonianza evangelica. A tutti la mia benedizione!]
[Cari pellegrini di lingua portoghese, benvenuti. Durante questo mese di ottobre, pregando il rosario, avviciniamoci ancora di più alla Madonna. Lei ci porta sempre al suo Figlio Gesù, che di nuovo dona a noi il suo Spirito e ci ricrea, facendoci diventare missionari di pace e misericordia. Il Signore vi benedica!]
[Saluto i fedeli di lingua araba, in particolare quelli provenienti dal Libano e dalla Terra Santa. Il cristiano è chiamato a testimoniare che l’amore e il perdono sono più grandi di ogni ferita e più forti di ogni ingiustizia. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga sempre da ogni male!]
[Saluto cordialmente i polacchi, in modo particolare i pellegrini della diocesi di Włocławek insieme al Vescovo diocesano e al Vescovo ausiliare emerito. Vi invito a recitare in questo mese il Rosario quotidiano per la pace. Vi accompagni la protezione dei santi Angeli Custodi! Vi benedico di cuore!]
APPELLO
Sono addolorato per le notizie che giungono dal Madagascar, circa gli scontri violenti tra le Forze dell’Ordine e giovani manifestanti, che hanno provocato la morte di alcuni di loro e un centinaio di feriti. Preghiamo il Signore affinché si eviti sempre ogni forma di violenza, e si favorisca la costante ricerca dell’armonia sociale attraverso la promozione della giustizia e del bene comune.
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Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le parrocchie di Maglie, Capodrise, Melito di Napoli e quella di Campocavallo di Osimo con l’Arcivescovo Mons. Angelo Spina.
Accolgo con affetto l’Associazione nazionale Polizia di Stato di Enna, l’Associazione AICCOS di Molfetta e gli alunni e insegnanti della scuola Maestre Pie Filippini di L’Aquila.
Il mio pensiero va infine ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Ricordiamo oggi Santa Teresa di Gesù Bambino, dottore della Chiesa e patrona delle missioni. Il suo esempio incoraggi ciascuno a seguire Gesù nel cammino della vita, rendendo ovunque una gioiosa testimonianza evangelica.
A tutti la mia benedizione!
Per gentile concessione di © Copyright – Libreria Editrice Vaticana
Tutti i testi di Papa Francesco sono protetti da copyright (Libreria Editrice Vaticana) e ne è vietata la riproduzione.
*Nella sezione dei “Saluti” sono stati tolti i testi in lingua originale lasciando solo quelli in italiano.








