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don Fabio Rosini – Commento al Vangelo di domenica 5 Ottobre 2025

Fede, Perdono e Servizio: Il Gelso Sradicato

Il commento di don Fabio si concentra sulla richiesta dei discepoli a Gesù di accrescere la loro fede, motivata dall’arduo comando di perdonare più volte al giorno. Viene spiegato il linguaggio paradossale di Gesù sull’avere fede, paragonandola a un granello di senape in grado di sradicare un gelso, sottolineando che la fede è una questione di qualità e relazione con Dio, non di quantità.

Il commento fa riferimento anche alla Prima Lettura del profeta Abacuc, che contrappone l’animo retto a quello non retto e invita a servire il Signore senza deviazioni, proprio come una relazione d’amore indissolubile. Infine, viene interpretata la figura del servo inutile (Akreios), non come chi non serve a nulla, ma come colui che opera senza aspettarsi una ricompensa o un salario, poiché il servizio a Dio è già una grazia e una ricompensa in sé.

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Continua dopo il video.

https://youtu.be/oRIhJim8yLM

Tre Lezioni Sulla Fede Che Rovesceranno La Tua Prospettiva

Quante volte, di fronte alle sfide della vita, abbiamo desiderato avere “più” fede? È una richiesta che nasce dal profondo del cuore umano, un desiderio di certezza di fronte a ciò che ci sembra impossibile. Ci immaginiamo la fede come un muscolo da allenare o un serbatoio da riempire, convinti che se solo ne avessimo una quantità maggiore, tutto sarebbe più semplice.

Questa stessa aspirazione fu espressa direttamente dai discepoli a Gesù. Il loro non era un anelito astratto, ma la reazione a una richiesta schiacciante: Gesù aveva appena chiesto loro di perdonare un fratello fino a sette volte al giorno. Sentendosi inadeguati di fronte a un simile comando, si rivolgono a lui con una preghiera che suona familiare a tutti noi: “Accresci in noi la fede”. La risposta di Gesù, tuttavia, è paradossale e controintuitiva. Non offre una formula per aumentare una quantità, ma un invito a rovesciare completamente la prospettiva, smontando la premessa stessa della loro domanda. Esploriamo insieme tre lezioni radicali che emergono dalle sue parole.

La Fede Non È Una Questione di Quantità, Ma di Qualità

Di fronte alla richiesta di “più” fede, Gesù risponde con un’immagine potente: “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso, sradicati e vai a piantarti nel mare ed esso vi obbedirebbe”. Per cogliere la forza di questa metafora, serve un pizzico di conoscenza agronomica. Un granellino di senape è talmente piccolo che può letteralmente sparire tra le pieghe di una mano.

Dall’altra parte, abbiamo il gelso, un albero noto per il suo sistema di radici immenso e maestoso. Ancora oggi, per sradicare un gelso sono necessari macchinari potenti e complessi. L’idea poi di comandargli di piantarsi nel mare è un autentico assurdo. Eppure, Gesù collega questo potere smisurato non a una fede enorme, ma a una fede piccola come un seme. La lezione è chiara e rivoluzionaria: la fede non è una cosa che si misura a peso. Non esistono “tre etti di fede” o “10 tonnellate di fede”. La fede non è una questione di quantità, ma di qualità: è una relazione, un rapporto di fiducia totale con il Padre, l’unico che merita di essere servito.

Non Esiste una “Terra di Nessuno” tra Fede e Idolatria

Se la fede è una relazione, allora non ammette pause o interruzioni. Per capire questo concetto, possiamo usare un’analogia semplice: se un uomo ama sua moglie, gli è forse permesso, a un certo punto, di “non amarla” per dedicarsi a un’altra donna? Chiaramente no. Allo stesso modo, la fede è una relazione costante che riempie tutta la vita.

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Il profeta Abacuc ci offre un’immagine potente quando parla dell’ “animo retto”. Un animo retto è quello che non devia, che permane nella verità. Questo ci porta a una domanda cruciale: se smetto di servire il Signore, che cosa faccio? Vado in standby? La risposta è no. Non esiste una “terra di nessuno” tra la fede in Dio e l’idolatria. Se si smette di servire l’unico Signore, si inizia automaticamente a scivolare verso la menzogna, verso una realtà contraffatta che si oppone a quella di Dio.

Soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede.

La fede, quindi, non è un’attività part-time, ma una scelta totalizzante. O si vive in relazione con Dio, oppure si finisce per servire altro.

Se la fede è questa relazione totalizzante che non ammette pause, sorge spontanea una domanda: qual è il guadagno? Che cosa ci spinge a un impegno così assoluto? La parabola del servo inutile risponde proprio a questo, smontando le nostre aspettative di ricompensa.

La Vera Ricompensa della Fede è la Fede Stessa

Spesso pensiamo alla fede in termini di “dare per avere”. Prego, servo, perdono… e mi aspetto una ricompensa. Gesù smonta anche questa logica con la parabola del “servo inutile”. Questa espressione può essere fraintesa. La parola greca originale, Akreios, non significa “che non serve a niente”, ma letteralmente “privo di salario, senza utile”. Il servizio, cioè, è svolto senza l’aspettativa di un pagamento.

Pensiamoci bene: dopo aver partecipato ai miracoli di Dio, dopo aver avuto la forza di perdonare sette volte al giorno e aver visto gelsi sradicarsi con una parola, avrebbe senso chiedere anche di essere pagati? L’assurdità è evidente. La vera ricompensa è già nell’atto stesso di servire, nel partecipare al suo regno. D’altronde, se non lavoriamo nella sua vigna, a quale insulsaggine dovremmo mai dare la nostra esistenza?

La nostra ricompensa, nel caso in cui lo serviamo, è la fede. Il contrario, di fatto, è la paura. Servire il Signore con animo retto non è un dovere gravoso, ma una grazia che dà un sapore totalmente diverso alla nostra esistenza. È un dono che è già ricompensa a se stesso, perché non c’è vita più bella e interessante di quella vissuta secondo Dio.

Un Invito a Vivere, Non ad Accumulare

Gesù non ci offre un metodo per “avere più fede”; ci invita a uscire completamente dalla logica del possesso. La fede non si accumula, si abita. Smette di essere qualcosa da quantificare e diventa una relazione da vivere, momento per momento, senza interruzioni e senza aspettarsi altro premio se non la relazione stessa.

Questa è la qualità della fede che il Vangelo ci invita a ricevere come una grazia, a celebrare nella liturgia eucaristica, nella potenza dei sacramenti e della parola di Dio. A questo punto, la domanda non è più “Come posso avere più fede?”, ma un’altra, ben più profonda: qual è il “gelso” con radici profonde nella nostra vita che solo una fede qualitativa, e non quantitativa, può sperare di sradicare?

Qui tutti i commenti di don Fabio Rosini

Commento di don Fabio Rosini al Vangelo di domenica 5 ottobre 2025 – Anno C, dai microfoni di Radio Vaticana (dove potete trovare il file audio originale utilizzato nel video).