p. Fernando Armellini – Commento al Vangelo del 28 Settembre 2025

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Padre Fernando Armellini, biblista Dehoniano, commenta il Vangelo di domenica 28 settembre 2025.
Se sei interessato a tutti i sui commenti al Vangelo, puoi leggerli qui.

Godersi la vita รจ rinunciare a vivere

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Vi fu un tempo in cui Dio sembrava alleato dei ricchi: il benessere, la fortuna, lโ€™abbondanza di beni erano considerati segni della sua benedizione.

La prima volta che nella Bibbia compare la parola ebraica kesef (che significa argento o, piรน comunemente, denaro) รจ riferita ad Abramo. Egli โ€œera molto ricco in bestiame, argento e oroโ€ (Gen 13,2); Isacco โ€œfece una semina e raccolse in quellโ€™anno il centuplo. Il Signore, infatti, lo aveva benedetto. Divenne ricco e crebbe tanto in ricchezza da divenire ricchissimoโ€ (Gen 26,12-13); Giacobbe possedeva innumerevoli โ€œbuoi, asini e greggi, schiavi e schiaveโ€ (Gen 32,6). Anche il Salmista non sa promettere di meglio al giusto; dice: โ€œAbbondanza e ricchezza saranno nella tua casaโ€ (Sal 112,3).

La povertร  era un disonore. Si riteneva fosse conseguenza della pigrizia, dellโ€™ozio e della sregolatezza: โ€œUn poโ€™ dormire, un poโ€™ sbadigliare, un poโ€™ incrociare le braccia per riposare e intanto arriva, passeggiando, la miseriaโ€ (Prv 24,33-34).

Con i profeti avviene un capovolgimento di prospettiva: si comincia a capire che i beni accumulati dai ricchi non sono sempre frutto del loro onesto lavoro e della benedizione di Dio, ma spesso il risultato di imbrogli, di violazioni dei diritti dei piรน deboli.

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Anche i sapienti dโ€™Israele ne denunciano i rischi: โ€œLa sazietร  del ricco non lo lascia dormireโ€ (Qo 5,11); โ€œLโ€™oro ha corrotto moltiโ€ (Sir 8,2).

Gesรน considera sia lโ€™aviditร  dei beni di questo mondo, sia la ricchezza onestamente guadagnata come ostacoli quasi insormontabili allโ€™entrata nel regno dei Cieli. Lโ€™inganno della ricchezza soffoca il seme della Parola (Mt 13,22), tende a conquistare progressivamente tutto il cuore dellโ€™uomo e a non lasciare piรน alcuno spazio nรฉ per Dio nรฉ per il prossimo.

Beato รจ chi si fa povero, chi non si affanna piรน per quello che mangerร  o berrร , chi non si preoccupa per il vestito e non sโ€™inquieta per il domani (Mt 6,25-34). Beato รจ chi condivide tutto ciรฒ che possiede con i fratelli.

Per interiorizzare il messaggio, ripeteremo:
โ€œCristo, da ricco che era, si รจ fatto povero per arricchire noiโ€.

Vangeloย (Lc 16,19-31)

In quel tempo Gesรน disse ai farisei:
19ย Cโ€™era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente.ย 20ย Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe,ย 21ย bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe.
22ย Un giorno il povero morรฌ e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morรฌ anche il ricco e fu sepolto.ย 23ย Stando nellโ€™inferno tra i tormenti, levรฒ gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui.ย 24ย Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietร  di me e manda Lazzaro a intingere nellโ€™acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perchรฉ questa fiamma mi tortura.
25ย Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui รจ consolato e tu sei in mezzo ai tormenti.ย 26ย Per di piรน, tra noi e voi รจ stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, nรฉ di costรฌ si puรฒ attraversare fino a noi.
27ย E quegli replicรฒ: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre,ย 28ย perchรฉ ho cinque fratelli. Li ammonisca, perchรฉ non vengano anchโ€™essi in questo luogo di tormento.ย 29ย Ma Abramo rispose: Hanno Mosรจ e i Profeti; ascoltino loro.ย 30ย E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrร  da loro, si ravvederanno.ย 31ย Abramo rispose: Se non ascoltano Mosรจ e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasiโ€.

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Cari poveri, in questo mondo la vostra vita รจ dura e, a volte, sembra davvero un inferno: abitate in baracche, soffrite la fame, vi coprite di stracci, siete pieni di piaghe. I ricchi invece dimorano in splendidi palazzi, sperperano denaro in feste, ville lussuose, vestono abiti firmati. Ma non prendetevela! Nellโ€™altro mondo le condizioni saranno capovolte: voi gioirete mentre essi soffriranno. รˆ solo questione di avere un poโ€™ di pazienza e Dio tramuterร  i loro piaceri in atroci tormenti!

Intesa cosรฌ, la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro diviene โ€œoppio del popoloโ€: serve a tenere buoni i poveri alimentando in loro il sogno di un avvenire migliore. Va bene anche ai ricchi i quali, senza angosciarsi troppo per lโ€™inferno nellโ€™aldilร , cominciano a godersi il paradiso nellโ€™aldiqua.

Le grandi sperequazioni erano praticamente inconcepibili nellโ€™antico Israele dove non era possibile arricchirsi a scapito degli altri. Allโ€™arrivo dellโ€™anno giubilare, infatti, tutto doveva tornare ai legittimi proprietari (Lv 25). Ma le leggi possono sempre essere aggirate e chi non ha paura dei castighi di Dio ha cominciato giร  al tempo dei profeti ad aggiungere casa a casa e a unire campo a campo (Is 5,8). Le piccole proprietร  familiari sono state gradualmente assorbite dai latifondisti e le terre sono finite nelle mani di un gruppo sempre piรน ristretto di persone.

Al tempo di Gesรน si attendeva un rovesciamento di questa situazione. Si diceva tra la povera gente: โ€œUn giorno i potenti saranno consegnati nelle mani dei giusti; questi taglieranno loro la gola e li uccideranno senza pietร โ€. โ€œColoro che non valgono nulla domineranno sui potenti e i poveri regneranno sui ricchiโ€.

La parabola che leggiamo nel Vangelo di oggi รจ nata in questo contesto.

Per comprenderla cominciamo a identificare i personaggi.

Uno che non viene nominato: รจ colui che, nellโ€™altro mondo, a mettere a posto ciรฒ che in questo mondo non รจ andato bene, รจ Dio. I suoi pensieri e le sue decisioni sono posti sulla bocca di Abramo al quale, dunque, spetta il ruolo di protagonista.

Poi viene il ricco che pure recita una parte importante: il suo dialogo con Abramo occupa due terzi del racconto (vv.24-31).

Infine Lazzaro, che rimane sempre nellโ€™ombra. Non dice nemmeno una parola, non fa assolutamente nulla, non muove un dito, non fa un passo. Egli sta sempre seduto: in terra alla porta del ricco, in cielo in braccio ad Abramo e, durante il viaggio, รจ trasportato dagli angeli.

Se volessimo dare un titolo alla parabola, sarebbe scorretto chiamarla: la parabola del povero Lazzaro (che non รจ il protagonista), oppure: la parabola del cattivo ricco. Il messaggio centrale del racconto riguarda il giudizio di Dio sulla distribuzione della ricchezza nel mondo.

In nessunโ€™altra parabola Gesรน assegna un nome ai personaggi. Solo in questa si dice che il povero si chiamava Lazzaro.

In questo mondo chi โ€œha un nomeโ€? A chi sono dedicate le prime pagine dei giornali? Ai ricchi, a chi ha avuto successo. Per Gesรน succede il contrario.

Per lui il ricco รจ un tale, mentre il povero ha un nome molto espressivo, si chiama Lazzaro che vuol dire Il Signore aiuta.

Dopo aver elencato i personaggi concentriamo lโ€™attenzione su ognuno, cominciando dal ricco che รจ stato condannato, anche se, a dire il vero, non si capisce bene il perchรฉ. Non ha fatto niente di male: non si dice che rubasse, che non pagasse le tasse, che strapazzasse i suoi servi, che bestemmiasse, che fosse un dissoluto, che non fosse un religioso praticante.

Forse era insensibile ai bisogni degli altri, non aiutava i poveri e dunque commetteva un grave peccato di omissione. Ma anche questo non sembra vero: se Lazzaro stava alla sua porta e non andava da unโ€™altra parte, vuol dire che qualche briciola la rimediava. La condizione in cui veniva lasciato era disumana: doveva accontentarsi della mollica con cui i commensali si pulivano la dita (in quel tempo non si usavano posate) e il dettaglio dei cani conferisce un impareggiabile realismo alla scena.

E il ricco? Faceva la sua vita, gozzovigliava, si vestiva allโ€™ultima moda, ma sempre spendendo del suo. Dunque โ€“ almeno secondo il modo corrente di pensare e di giudicare โ€“ aveva un comportamento morale ineccepibile.

Del resto quando Abramo gli nega la goccia dโ€™acqua, non gli rinfaccia alcuna colpa. Si limita a ricordargli che egli รจ stato ricco e in terra ha goduto, mentre Lazzaro ha sofferto. Poi in cielo le cose si sono capovolte. Ma non viene spiegato il perchรฉ. Meglio dunque non parlare del โ€œcattivo riccoโ€.

Cโ€™รจ chi tende a demonizzare i ricchi, a considerarli sempre e comunque colmi di nequizia e ad esaltare i poveri, erigendoli a modelli di ogni virtรน. Lazzaro ne sarebbe il prototipo, lโ€™ideale.

Ma siamo cosรฌ sicuri che Lazzaro fosse buono? Cosa ha fatto per meritarsi il paradiso? Nulla. Lo abbiamo notato: durante tutta la sua vita non ha mosso un dito. Non si dice che era umile e educato, che andava a pregare nella sinagoga, che era stato un padre di famiglia laborioso ed esemplare e che era diventato povero perchรฉ colpito dalla sventura. Chi ci assicura che non fosse un fannullone, uno che aveva sperperato tutti i suoi beni? E le sue piaghe, non potrebbero essere la conseguenza di malattie contratte con una vita dissoluta? Di lui si sa solo che sulla terra era povero e che la sua situazione era poi cambiata. Ma non ne viene spiegata la ragione.

Che dire infine dellโ€™atteggiamento di Abramo?

A nessuno di noi โ€“ credo โ€“ questo personaggio risulta simpatico. In Israele si riteneva che egli, essendo il padre del popolo e lโ€™amico di Dio (Dn 3,35), potesse, con la sua intercessione, togliere i suoi figli perfino dallโ€™inferno. Bene, egli nega una goccia dโ€™acqua ad un povero disgraziato. Si puรฒ essere a tal punto senza cuore? Il ricco manifesta sentimenti migliori: pur nei tormenti, si preoccupa dei suoi fratelli.

Mettendo insieme tutti questi elementi possiamo giร  trarre una prima conclusione: la parabola non vuole dare un giudizio sul comportamento morale del ricco e del povero. Non vuole dire che chi si comporta bene va in paradiso e chi fa il male va allโ€™inferno, perchรฉ โ€“ risulta chiaro โ€“ il ricco non ha commesso colpe e Lazzaro non ha compiuto opere buone.

E allora? Semplice: vuol dire che la parabola ha un altro messaggio. Cerchiamo di approfondire.

Nellโ€™antichitร  circolavano storie simili alla nostra, dove i ricchi andavano sempre a finir male. Si raccontava ad esempio di un ricco che aveva sfruttato i poveri e che, dopo la sua morte, era stato cacciato nel luogo del castigo. Lรฌ era stato collocato sotto una porta e gli era stato infilato nellโ€™occhio il chiodo sul quale la porta ruotava, cosรฌ, ogni volta che qualcuno entrava o usciva, lui pativaโ€ฆ le pene dellโ€™inferno.

I predicatori del tempo di Gesรน usavano spesso tali immagini colorite; parlavano volentieri di castighi crudeli perchรฉ erano convinti che queste minacce servissero a far rinsavire le persone.

Anche Gesรน usava queste immagini, comprese quelle terribili: parlava di banchetti, di corsi dโ€™acqua fresca, ma anche di fiamme che torturano, di stridore di denti e di un invalicabile abisso che separa i giusti dai malvagi (v.26). Si tratta delle classiche immagini create dalla fervida fantasia degli Orientali per rappresentare lโ€™aldilร . Sarebbe ingenuo ricavarne conclusioni teologiche riguardo allโ€™inferno, ai castighi e al fuoco eterno e sarebbe del tutto fuorviante attribuire a Dio il comportamento severo, spietato, quasi crudele di Abramo nei confronti di un peccatore pentito.

Il โ€œgrande abissoโ€ vuole solo ricordare al discepolo una veritร  fondamentale, questa: il destino dellโ€™uomo si gioca tutto in questโ€™unica, irrepetibile vita.

Veniamo al messaggio della parabola.

Abbiamo una distinzione che a molti pare logica e naturale, quella fra ricchi buoni e ricchi cattivi: viene cosรฌ mantenuta la convinzione che possano continuare ad esistere in questo mondo le disuguaglianze e che lo straricco possa convivere accanto al miserabile, a patto che non rubi e che faccia elemosine.

รˆ proprio questo modo di pensare che Gesรน considera pericoloso. รˆ questa convinzione che egli vuole demolire. Nella parabola egli parla di un ricco che viene condannato non perchรฉ cattivo, ma semplicemente perchรฉ era ricco, cioรจ, perchรฉ si chiudeva nel suo mondo e non accettava la logica della condivisione dei beni.

Gesรน vuole fare capire ai discepoli che lโ€™esistenza in questo mondo di due classi di persone โ€“ i ricchi e i poveri โ€“ รจ contro il progetto di Dio. I beni sono stati dati per tutti e chi ne ha di piรน deve condividerli con coloro che ne hanno di meno o non hanno nulla, in modo che ci sia uguaglianza (Cf. 2 Cor 8,13). Cosรฌ, prima che qualcuno possa concedersi il superfluo, รจ necessario che tutti abbiano soddisfatto i bisogni piรน elementari.

Commentando questa parabola, Santโ€™Ambrogio diceva: โ€œQuando tu dai qualcosa al povero, non gli offri ciรฒ che รจ tuo, gli restituisci soltanto ciรฒ che รจ giร  suo, perchรฉ la terra e i beni di questo mondo sono di tutti, non dei ricchiโ€.

Lโ€™ultima parte della parabola (vv.27-31) sposta lโ€™attenzione sui cinque fratelli del ricco che continuano a vivere in questo mondo e che corrono il rischio di rovinarsi facendo cattivo uso dei beni. Rappresentano i discepoli delle comunitร  cristiane (il numero cinque indica tutto il popolo dโ€™Israele) i quali sono tentati di attaccare il cuore alla ricchezza.

Come possono essere distolti dalla seduzione che essa esercita in modo cosรฌ irresistibile? Il ricco epulone ha una sua proposta e la ripete con insistenza, per due volte, perchรฉ gli pare lโ€™unica capace di raggiungere lโ€™obiettivo, di provocare la conversione, di portare al ravvedimento dei cinque fratelli. Supplica il padre Abramo di far giungere prodigiosamente โ€“ mediante una visione o un sogno โ€“ un messaggio dallโ€™oltretomba.

La risposta di Abramo a questa fiducia nella capacitร  persuasiva dei miracoli รจ ferma e chiara: lโ€™unica forza capace di staccare il cuore del ricco dai suoi beni รจ la parola di Dio. โ€œMosรจ e i Profetiโ€ era la formula con cui, al tempo di Gesรน, si indicava tutta la sacra Scrittura. Solo questa Parola puรฒ compiere il prodigio di fare entrare un ricco nel regno dei cieli. Sรฌ, perchรฉ occorre proprio un miracolo, un miracolo difficile quanto quello di far passare un cammello attraverso la cruna di un ago (Lc 18,25). Chi non si lascia scalfire dalla parola di Dio รจ certamente impermeabile e refrattario a qualunque altra argomentazione.

Nel sito Settimana News sono presenti anche i commenti alla prima e seconda lettura.

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