Padre Fernando Armellini, biblista Dehoniano, commenta il Vangelo di domenica 7 settembre 2025.
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Croce, ignominia divenuta segno di โgloriaโ
ร famoso il detto di un padre del deserto: โVerrร il tempo in cui gli uomini impazziranno. E al vedere uno che non sia pazzo gli si avventeranno contro dicendo: โTu sei pazzo!โ, a motivo della sua dissomiglianza da loroโ.
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Paolo รจ passato attraverso questa esperienza: โI giudei domandano miracoli e i Greci cercano la sapienza; ma noi, noi predichiamo un Cristo crocifisso, scandalo per i giudei, follia per i paganiโ (1 Cor 1,22-23).
Dove sta la vera sapienza?
La logica della croce non รจ quella del mondo e lโuomo nasce e cresce assimilando quella del mondo. Quando gli viene annunciata la โ follia della croceโ รจ normale e perfino salutare che esiti, venga colto da dubbi e perplessitร e che โ come spiega il Vangelo di oggi โ si sieda per riflettere sulla scelta da fare.
Noi cerchiamo la vita, non la morte, vogliamo evitare ciรฒ che ci fa soffrire e la croce non evoca, purtroppo, lโidea di salvezza.
Certe forme di mortificazione, di penitenze e di pratiche ascetiche non hanno reso un buon servizio alla comprensione dellโinvito fatto da Gesรน a prendere la croce.
Il cristiano non aspira al dolore (nemmeno Gesรน lo ha cercato), ma allโamore.
Tuttavia, quando lโamore รจ โvissuto fino alla fineโ (Gv 13,1) giunge al dono della vita. Ecco perchรฉ la croce, da segno di morte, diviene simbolo di vita.
Fino alla fine del III secolo, i simboli del cristiano erano lโancora, il pescatore, il pesce, mai la croce. Sarร a partire dal IV secolo, con il celebre ritrovamento dello strumento del supplizio di Gesรน da parte di SantโElena, che la croce diverrร simbolo di vittoria, non sui nemici di Costantino a Ponte Milvio, ma sulla morte e su tutto ciรฒ che fa morire.
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Scegliere la croce รจ scegliere la vita. Ma non รจ facile da capire.
Per interiorizzare il messaggio, ripeteremo:
โDonaci, o Dio, la sapienza del cuoreโ.
Vangeloย (Lc 14,25-33)
25ย Siccome molta gente andava con lui, Gesรน si voltรฒ e disse:ย 26ย โSe uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non puรฒ essere mio discepolo.ย 27ย Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non puรฒ essere mio discepolo.
28ย Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento?ย 29ย Per evitare che, se getta le fondamenta e non puรฒ finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo:ย 30ย Costui ha iniziato a costruire, ma non รจ stato capace di finire il lavoro.
31ย Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se puรฒ affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila?ย 32ย Se no, mentre lโaltro รจ ancora lontano, gli manda unโambasceria per la pace.ย 33ย Cosรฌ chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non puรฒ essere mio discepolo.
Nel campo religioso, le statistiche, le percentuali, le proiezioni, i rilevamenti sono utili se aiutano a riflettere sulle proprie responsabilitร e stimolano a rivedere le scelte ecclesiali alla luce del Vangelo. Sono opinabili e tendenziosi invece quando portano a scaricare sullโedonismo, sul laicismo, sul secolarismoโฆ tutte le colpe degli insuccessi. Sono addirittura deleteri se inducono ad interpretare lโaumento degli adepti come un motivo di orgoglio, di vanitร , di autocompiacimento.
Di fronte ai โgrandi numeriโ, alle โfolle oceanicheโ Gesรน, invece di rallegrarsi, si preoccupa. Immagina i suoi discepoli come un โpiccolo greggeโ (Lc 12,32), come un poโ di โsaleโ (Mt 5,13) o di โfermentoโ (Mt 13,33), come โun granello di senapeโ (Mt 13,31). Non dobbiamo meravigliarci se โ come accade nel Vangelo di oggi โ egli rimane stupito al vedere che โera molta la gente che andava con luiโ (v.25). ร colto dal dubbio che ci sia stato un equivoco, che le folle abbiano frainteso le sue parole. Si volta e comincia a spiegare cosa comporta la scelta di essere suoi discepoli (v.25).
Gesรน fa tre richieste, molto dure, che si concludono con il medesimo, severo ritornello: non puรฒ essere mio discepolo! (vv.26.27.33). Sembra quasi che voglia allontanare le persone, piรน che attirarle.
Il brano รจ stato applicato spesso alla vocazione monastica. In realtร รจ diretto alle folle che vanno con lui, รจ rivolto a tutti coloro che vogliono essere cristiani.
Iniziamo con una precisazione: Se uno viene a me โ dice Gesรน โ non โse uno vuole venire dietro a meโ (v.26). ร una differenza sottile, ma significativa perchรฉ rivela lโintenzione dellโevangelista. Luca vuole indirizzare le parole di Gesรน ai numerosi convertiti delle sue comunitร i quali sono attratti dal Maestro, provano simpatia per lui e per il suo messaggio, ma sono anche tentati di โaddomesticareโ il Vangelo, di renderlo piรน abbordabile.
Le condizioni che Gesรน pone sono chiare e non sono trattabili.
La prima: โSe uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non puรฒ essere mio discepoloโ (v.26).
Quando presenta i requisiti della vocazione cristiana, Gesรน usa sempre immagini molto forti. Non vuole che qualcuno si faccia delle illusioni. Lo abbiamo sentito qualche domenica fa dichiarare a chi lo voleva seguire: โLe volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dellโuomo non ha dove posare il capoโฆ Lascia che i morti seppelliscano i loro mortiโ (Lc 9,57-62). In unโaltra occasione ha parlato della necessitร di cavare lโocchio e di tagliare la mano e il piede che scandalizzano (Mc 9,43-47). Tuttavia non era mai arrivato ad affermare che รจ necessario odiare i propri familiari e addirittura la propria vita. Comโรจ possibile? Il cristiano รจ colui che ama tutti, anche i nemici.
Qualcuno risolve la difficoltร sostenendo che, nella lingua di Gesรน, il verbo odiare significa anche: โamare di menoโ, โporre in secondo pianoโ. ร vero, ma forse non รจ questa la soluzione giusta. Anzitutto lโamore non ha limiti e piรน si ama, meglio รจ. Dio non รจ geloso e considera come rivolto a sรฉ tutto lโamore che รจ donato allโuomo (Mt 25,40). Non bisogna aver paura di esagerare. Inoltre, ridurre le parole severe del Maestro ad una banale questione di quantitร : โamare di piรน โ amare di menoโ, vuol dire non capirle.
Quando Gesรน parla di odio, si riferisce ai tagli netti che รจ necessario fare quando si tratta di rimanere fedeli al Vangelo. Odiare significa avere il coraggio di rompere anche i legami piรน cari, quando costituiscono un impedimento a seguire lui. ร lโinvito rivolto ai cristiani delle comunitร di Luca a dissociarsi, a opporsi in tutti i modi a ciรฒ che รจ contrario al Vangelo, anche quando questo significa porsi in disaccordo con un amico, urtare la sensibilitร di qualche familiare, rinunciare a scelte di compromesso. Questi distacchi, queste prese di posizione possono venire classificati come โodioโ, ma sono gesti coraggiosi di autentico amore.
La seconda condizione: โChi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non puรฒ essere mio discepoloโ (v.27).
Questa frase viene interpretata spesso come un invito a sopportare con pazienza le contrarietร , le piccole o grandi sofferenze della vita. Altre volte รจ intesa come un invito a mortificarsi, a fare dei sacrifici.
Gesรน non fa una richiesta di rassegnazione, ma di disponibilitร a testimoniare, anche con la vita, la propria fede. Il martirio รจ una eventualitร da mettere in conto perchรฉ la proposta di vita nuova โ quella delle Beatitudini โ รจ sconvolgente, scatena reazioni. Chi non la capisce o la ritiene pericolosa per il buon ordine sociale o religioso, farร certamente ricorso a qualche forma di violenza. Magari si tratterร solo di violenza verbale (insulti, ingiurie, diffamazioni, derisioni), ma puรฒ manifestarsi in discriminazioni, nellโemarginazione sociale o religiosa, nella messa al bando. Puรฒ giungere addirittura alla violenza fisica, come รจ accaduto con Gesรน.
Questa รจ la croce che deve aspettarsi il discepolo.
Prima di introdurre la terza richiesta, Gesรน racconta due brevi parabole. La prima parla di un uomo che, volendo proteggere i raccolti dai ladri e dagli animali, decide di costruire una torre nel suo campo per mettervi una guardia. Non inizia i lavori senza aver prima calcolato la somma necessaria per portare a termine lโopera. Ne va della sua reputazione (vv.28โ30).
La seconda parabola narra di un re che vuole intraprendere una guerra. Anchโegli si siede e valuta le forze del suo esercito (vv.31โ32). Cโera un detto: prima di andare a caccia di leoni, prendi la tua lancia e conficcala per terra. Se non riesci a farla penetrare in profonditร , rinuncia al tuo progetto: i leoni sono troppo forti per te!
Le due parabole sembrano un invito a rinunciare alla vocazione cristiana. In realtร lโobiettivo รจ richiamare la serietร e lโimpegno che comporta questa scelta.
Chi ha ascoltato il Vangelo non puรฒ illudersi di essere giร divenuto discepolo; non sono sufficienti gli slanci e lโentusiasmo iniziale, occorre costanza e forza per perseverare.
La terza condizione: โChiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non puรฒ essere mio discepoloโ (v.33).
Non si tratta di dare qualche spicciolo in elemosina. Bisogna rinunciare a tutto. Non รจ uno scherzo!
Per rendere praticabile questa richiesta รจ stata escogitata una infelice soluzione. Si รจ cominciato a parlare di istituti di perfezione (i religiosi, i monaci, le suore) che โ prendendo i voti โ si impegnano a praticare integralmente ciรฒ che Gesรน esige. I cristiani semplici possono invece continuare a possedere e amministrare i loro beni, ma devono rassegnarsi ad essere cristiani imperfetti. Insomma, la rinuncia ai beni non sarebbe un precetto per tutti, sarebbe un di piรน proposto ad alcuni eroi, decisi a praticare anche le parti โfacoltativeโ del Vangelo.
Si tratta di un trucco maldestro. La richiesta di rinuncia totale ai beni non รจ rivolta solo a qualcuno, ma a chiunque viene a Gesรน.
Affinchรฉ non sorgessero dubbi, Luca ha riferito piรน volte questa condizione posta dal Maestro (Lc 12,33; 18,22โฆ).
Non รจ facile avanzare proposte concrete. Luca ha presentato negli Atti la comunitร in cui nessuno era povero perchรฉ tutti avevano messo in comune i loro beni (At 2,44โ45; 4,32-35).
Certo รจ che la scelta di seguire Cristo comporta un rapporto completamente nuovo anche nei confronti dei beni di questo mondo.
Nel sito Settimana News sono presenti anche i commenti alla prima e seconda lettura.
