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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 4 Settembre 2025

Commento al brano del Vangelo di: Lc 5,1-11

Data:

Vangelo del giorno di Lc 5,1-11

Lasciarono tutto e lo seguirono.

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

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Parola del Signore.

La folla fa ressa attorno a Gesù per sentire la Parola di Dio. Perché quella è la Parola che Gesù pronuncia: non vuoti discorsi religiosi o edificanti fervorini, non filippiche morali o prediche noiose. Parola di Dio: è ciò di cui ha bisogno la folla, ieri come oggi.

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Facciamo ressa appena individuiamo qualcuno in grado di parlarci (davvero, sul serio, credibilmente) di Dio. Così racconta Luca, semplicemente. Racconta di un falegname che si crede un profeta, e che scende a Cafarnao, la città sul confine, piccola ma laboriosa.

E lì, sulle rive del lago, il Nazareno parla di Dio con disarmante semplicità, con efficacia e verità, mentre alcuni pescatori, stanchi dalla lunga notte passata sul lago, snervati da quel perdigiorno che invece di lavorare predica, ascoltano.

Ha bisogno di una barca, il Signore, e la chiede a Pietro, il più rude, il più ostico del gruppo. Non osa rifiutare, Pietro, accetta la strana richiesta e, come ricompensa, il Signore gli propone di tornare a pescare.

È discreto Luca, e non racconta dell’espressione divertita di Simone, che forse vorrebbe consigliare a quel perditempo di occuparsi di mobili… E invece. Si fida, Simone, prende il largo, getta la rete, e non riesce a tirarla sulla barca talmente è piena di pesci.

Ora il suo cinismo si squaglia: impallidisce, si butta in ginocchio e si proclama peccatore. Non basta, come scusa, Dio ha bisogno di peccatori generosi come Pietro e lo invita a lasciare tutto per diventare pescatore di umanità.

Pietro saprà pescare l’umanità in sé e in noi. Così accade anche a noi, a me, oggi: assetati di Parola di Dio, cerchiamo il Nazareno, che ci colmi, che ci indichi, che ci incoraggi.

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E il Signore chiede la mia piccola barca per poter annunciare. Fidandomi posso riempire le reti che invano, lungo gli anni, ho gettato tentando di pescare felicità e amore.

Sì, sono un peccatore, Signore, che tu rendi prezioso, un servo inutile che tu rendi necessario perché tu possa ancora dire di Dio, oggi.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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