p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di martedì 26 Agosto 2025

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IL SACRO DOVERE DI CUSTODIRE CON CURA IL TUO CUORE

Gesù è duro con gli ipocriti.

Eri sicuro di trovarlo sempre sulle frontiere dell’uomo, in ascolto del grido della terra e degli ultimi.

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Dove giungeva, in villaggi o città o campagne, portava negli occhi il dolore dei corpi e delle anime e l’esultanza incontenibile dei guariti.

E ora verso farisei e scribi:
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza.

Si capisce come Gesù sia duro: ipocriti! Voi avete il cuore lontano!

Il rischio del cuore lontano ci porta tutti alla falsa religione:
emozionarsi per le folle oceaniche ai raduni religiosi, e non saper pregare;

amare la liturgia dei fiori, l’incenso, i marmi antichi e non «soccorrere il dolore di orfani e vedove»;

volere segni esterni del cristianesimo e non viverlo.

Per Gesù il Regno inizia con l’analisi del cuore, luogo dove si ama la verità, dove nascono le azioni, dove si sceglie la vita o la morte. Dove Dio seduce.

La polemica è costruita su una coppia di contrari, fuori e dentro:
“Non c’è nulla fuori dell’uomo che entrando possa contaminarlo”.

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Lui propone la religione dell’interiorità che scardina ogni pregiudizio riguardo il puro o l’impuro.

Il suo messaggio è che il mondo è buono, che ogni cosa è illuminata!

Che sei libero da tutto ciò che è apparenza.

Che hai il sacro dovere di
custodire con cura il tuo cuore, perché è la sola fonte della vita.

Via le sovrastrutture, i formalismi vuoti, tutto ciò che è cascame culturale.

Apri il Vangelo ed ecco una boccata d’aria fresca dentro l’afa pesante dei soliti, ovvii discorsi:

ogni cosa è pura, sempre. Io e te, il cielo, la terra, ogni essere, il corpo dell’uomo e della donna.

E solo il cuore può rendere pure o impure le cose, solo lui può sporcarle o illuminarle.

Ma dentro l’uomo c’è di tutto, radici di veleno e frutti di luce , campi seminati di buon grano ed erbe malate, oceani che minacciano la vita e che la generano.

Che cosa, io, ne farò uscire?

Decisivo è rompere le zolle di durezza, le intolleranze, le linee oscure, le maschere vuote.

Io evangelizzo il mio intimo quando a un pensiero dico:

tu sei secondo Cristo, e ti accolgo, anzi ti benedico; a un altro invece dico: tu non lo sei e non ti accolgo, non ti do la mia casa, non ti lascio sedere sul trono del mio cuore.

Nell’arte di coltivare se stessi, l’istintività va conosciuta e incanalata.

Se fai uscire segnali di morte non sei «spontaneo e autentico» come ti illude una falsa psicologia, ma avveleni le tue relazioni.

Non far uscire «prostituzioni, furti, omicidi, adulteri, inganno, invidia, calunnia, superbia, stupidità».

Non dare loro libertà, non permettere loro di abitare la terra!

Manda attorno solo segnali di vita, e, nel silenzio, sentirai il tuo cuore vicino.

È necessario molto cuore per ascoltare i silenzi di Dio.

Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.

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