Padre Fernando Armellini, biblista Dehoniano, commenta il Vangelo di domenica 24 agosto 2025.
Se sei interessato a tutti i sui commenti al Vangelo, puoi leggerli qui.
Attenti a non fare tardi
โAllarga lo spazio della tua tenda, stendi i teli della tua dimora senza risparmio, allunga le cordicelle, rinforza i tuoi paletti, poichรฉ ti allargherai a destra e a sinistraโ (Is 54,2-3). ร lโinvito che il profeta rivolge a Gerusalemme racchiusa dentro una stretta cerchia di mura. Il tempo del gretto nazionalismo รจ finito; nuovi, sconfinati orizzonti si spalancano: la cittร deve prepararsi ad accogliere tutti i popoli che accorreranno a lei perchรฉ tutti, non solo Israele, sono eredi delle benedizioni promesse ad Abramo.
- Pubblicitร -
Lโimmagine usata dal profeta รจ deliziosa, ci fa contemplare, quasi visivamente, lโumanitร intera in cammino verso il monte sul quale รจ situata Gerusalemme. Lรฌ il Signore ha preparato โil banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinatiโ (Is 25,6).
Con unโaltra immagine della cittร , lโautore dellโApocalisse descrive, nelle ultime pagine del suo libro, la lieta conclusione della travagliata storia dellโumanitร . Gerusalemme รจ โcinta da un grande e alto muro, con dodici porte. Ad oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e ad occidente tre porteโ (Ap 21,12-13). Lโimmagine รจ diversa, ma il messaggio รจ il medesimo: da qualunque parte arrivi, ogni uomo si troverร di fronte le porte della cittร spalancate pronte per accoglierlo.
Ma il cammino verso il banchetto del regno di Dio non รจ una comoda passeggiata. La via che vi conduce รจ stretta e la porta โ dice Gesรน โ รจ angusta e difficile da trovare. Questa affermazione non contraddice il messaggio ottimistico e gioioso dei profeti che annunciano la salvezza universale. Mette in guardia dallโillusione di essere sulla strada giusta, quando ci si sta invece perdendo lungo sentieri che allontanano dalla meta.
Giungeranno tutti, sรฌ, maโฆ non conviene arrivare alla fine del banchetto.
Per interiorizzare il messaggio, ripeteremo:
โTi loderanno, Signore, tutti i popoli della terraโ.
Vangeloย Lc 13,22-30
In quel tempo,ย 22ย Gesรน passava per cittร e villaggi, insegnando, mentre camminava verso Gerusalemme.ย 23ย Un tale gli chiese: โSignore, sono pochi quelli che si salvano?โ.
Rispose:ย 24ย โSforzatevi di entrare per la porta stretta, perchรฉ molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno.ย 25ย Quando il padrone di casa si alzerร e chiuderร la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderร : Non vi conosco, non so di dove siete.ย 26ย Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze.ย 27ย Ma egli dichiarerร : Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori dโiniquitร !ย 28ย Lร ci sarร pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori.
29ย Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio.
30ย Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimiโ.
Nel Vangelo di Matteo troviamo spesso sulla bocca di Gesรน parole dure nei confronti dei malvagi: parla di fuoco della Geenna, minaccia di separare le pecore dai capri e, per ben sei volte, annuncia ai peccatori che li attendono pianto e stridore di denti.
Luca presenta un Gesรน piรน comprensivo, indulgente e sempre pronto a schierarsi dalla parte dei poveri, dei disperati, di chi ha avuto una vita difficile. Lo presenta sempre cosรฌโฆ tranne che nel brano di oggi dove, stranamente, compaiono minacce e condanne. Cโรจ una porta stretta attraverso la quale รจ quasi impossibile passare: viene addirittura chiusa e chi รจ dentro รจ dentro, chi รจ fuori รจ fuori. I ritardatari sono respinti in malo modo: รจ troppo tardi! โ grida il padrone โ Via di qui! Lontano da me! Non vi conosco! Ci sarร pianto e stridore di denti!.
- Pubblicitร -
Chi si รจ lasciato coinvolgere e affascinare dai temi cari a Luca โ la gioia, la festa, lโottimismo, la clemenza di Dio โ rimane allibito. Mai si sarebbe aspettato da Gesรน un comportamento simile. Colui che amava i pubblicani e i peccatori e che accettava volentieri i loro inviti a cena, adesso sbatte la porta in faccia ai suoi amici. Il Gesรน inflessibile di questa parabola non sembra piรน lo stesso che suggeriva di invitare al banchetto โstorpi, zoppi e ciechiโ (Lc 14,13) dai quali non possiamo attenderci nรฉ la puntualitร nรฉ che trovino subito la porta dโentrata. Non assomiglia al medico venuto per curare i malati, nรฉ al pastore che si intenerisce di fronte alla pecorella smarrita, nรฉ allโamico che si alza di notte a dare il pane. Ha sentimenti diversi da quelli del padre del figlio prodigo. ร strano anche il suo consiglio โsforzatevi di entrare per la porta stretta!โ: sembra un invito a preoccuparsi solo per la propria salvezza.
Chi, sgomitando riesce ad accaparrarsi un posto nella sala del banchetto, pare si disinteressi di chi รจ rimasto fuori.
Non รจ difficile intuire cosa ha spinto Luca ad inserire nel Vangelo queste parole dure. Nelle sue comunitร si sono infiltrati il lassismo, la stanchezza, la presunzione di essere a posto con Dio, la supponenza, la convinzione che bastino i buoni propositi e che la salvezza possa essere ottenuta a buon mercato.
Luca si rende conto che su molti cristiani incombe il rischio di rimanere esclusi dal Regno e si sente in dovere di smentire il falso ottimismo che si รจ diffuso. Impiega immagini legate alla sua cultura, ambiente ed epoca. Dobbiamo tenere presente questo fatto altrimenti possiamo travisarne il senso e considerarle informazioni su ciรฒ che accadrร alla fine del mondo. I particolari sono drammatici, il linguaggio รจ impressionante, ma cosรฌ si esprimevano i predicatori di quel tempo quando volevano scuotere gli ascoltatori.
Vediamo di cogliere il reale significato di quanto viene detto.
Un giorno un uomo si lascia sfuggire una domanda: โSono pochi quelli che si salvano?โ (v.23). Alcuni rabbini insegnavano che tutto il popolo dโIsraele avrebbe preso parte al banchetto del regno. Ma altri sostenevano: no, sono piรน numerosi quelli che si perdono rispetto a quelli che si salvano, come un fiume รจ maggiore di una goccia dโacqua. Lโopinione piรน diffusa era: โQuesto secolo lโAltissimo lโha creato per una moltitudine, ma il futuro per un piccolo numero. Molti sono creati, pochi perรฒ saranno salvatiโ.
Gesรน non prende posizione sullโargomento: la domanda รจ posta male e in questo caso la risposta, qualunque essa sia, รจ scorretta e fuorviante. Se risponde sรฌ, crea false sicurezze, se risponde no provoca scoraggiamento. Allora si rifiuta di fare il visionario apocalittico; non รจ venuto per svelare numeri e date segrete, come farneticano alcuni sognatori del giorno dโoggi. Preferisce cambiare discorso. Non entra in speculazioni sulla fine del mondo e sulla salvezza eterna, gli preme chiarire come si entra nel regno di Dio, cioรจ, come si diviene e come ci si mantiene oggi suoi discepoli.
La prima condizione รจ: โSforzatevi di entrare per la porta stretta perchรฉ molti cercheranno di entrarvi, ma non vi riuscirannoโ (v.24).
Stupisce il fatto che qualcuno non riesca ad entrare. Chiaramente non gli manca la buona volontร , ma sbaglia il modo. Il riferimento รจ al fariseo che conduce una vita impeccabile ed esemplare, digiuna due volte per settimana, non รจ ladro nรฉ adultero, eppure non entra.
Per passare attraverso una porta stretta โ lo sappiamo โ cโรจ un solo modo: contorcersi, contrarsi, insommaโฆ farsi piccoli. Chi รจ grande e grosso non passa; puรฒ tentare in tutti i modi, per dritto o per traverso, non ce la farร ! Ecco cosa preme far capire a Gesรน: non si puรฒ essere discepoli se non si rinuncia ad essere grandi, se non ci si fa piccoli e servi di tutti.
Eccolo lโerrore del fariseo: la presunzione, la fiducia riposta nella propria santitร , nelle proprie opere buone. Egli non risparmia energie, fa di tutto per piacere a Dio โ lo riconosce anche Paolo (Rm 10,3) โ ma รจ troppo grande.
Piccolo รจ chi sa di non meritare nulla, chi, guardando a se stesso, si sente fragile e perduto, chi non puรฒ che appellarsi alla misericordia di Dio, solo costui riesce a passare.
Chi non assume la disposizione interiore del piccolo, qualunque pratica religiosa esegua โ preghiere, catechesi, prediche, devozioni, persino miracoli (Mt 7,22) โ non entra nel regno di Dio.
Gesรน continua il suo discorso, sviluppa il suo invito a lottare per aver parte al banchetto mediante una parabola che introduce unโaltra esigenza: รจ necessario affrettarsi, non cโรจ tempo da perdere (vv.25-30).
Un signore offre gratuitamente un banchetto al quale chiunque puรฒ prendere parte, basta โ come abbiamo visto โ essere sufficientemente piccoli e non presentarsi con pretese. Ma attenzione: ad un certo punto la porta viene sbarrata.
Il padrone รจ chiaramente Dio che, come ha promesso per bocca dei profeti (Is 25,6-8; 55,1-2; 65,13-14), organizza il banchetto del regno.
La scena ora si sdoppia. Abbiamo un primo gruppo di persone che, rimaste fuori, pretendono di entrare gridando le proprie ragioni. Dicono: โAbbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazzeโ (v.26). Ma il padrone non apre e li caccia chiamandoli: โOperatori dโiniquitร โ (v.27).
Chi sono costoro? Vediamo di identificarli: hanno conosciuto bene Gesรน, lo hanno ascoltato, con lui hanno mangiato il pane. Non sono dunque dei pagani, sono membri della comunitร cristiana. Sono coloro che hanno il loro nome scritto nei registri dei battesimi, che hanno letto il Vangelo e hanno partecipato al banchetto eucaristico. Ritengono di avere le carte in regola per entrare alla festa, vengono invece allontanati perchรฉ la conoscenza della proposta evangelica non basta, รจ necessario aderirvi. Chi non fa per tempo questa scelta rimane un operatore dโiniquitร .
La severa condanna รจ rivolta ai cristiani tiepidi che si accontentano di unโappartenenza esteriore alla comunitร , celebrano liturgie vuote che si riducono a riti esteriori che non trasformano la vita.
Questa condanna non va intesa come un rifiuto definitivo, non รจ unโesclusione eterna dalla salvezza. Una simile interpretazione รจ superficiale e pericolosa perchรฉ contraddice il messaggio evangelico.
Le parole di Gesรน si riferiscono al presente, allโappartenenza qui e oggi al regno di Dio. Sono un pressante invito a riconsiderare, con urgenza, la propria vita spirituale perchรฉ molti coltivano lโillusione di essere discepoli, ma non lo sono affatto. Costoro, se non se ne rendono subito conto, finiranno in pianto (quando si accorgeranno di aver fallito) e stridor di denti (segno della rabbia di chi capisce, troppo tardi, di aver sbagliato).
Veniamo ora al secondo gruppo, quello composto da chi รจ dentro. Seduti a mensa ci sono i patriarchi: Abramo, Isacco, Giacobbe, poi tutti i profeti, infine una moltitudine immensa, venuta da Oriente e da Occidente, da settentrione e da mezzogiorno. Non si dice che tutti costoro hanno conosciuto Gesรน e hanno camminato al suo fianco, forse molti non sanno nemmeno che รจ esistito. Ciรฒ che รจ sicuro รจ che, se sono riusciti ad entrare, significa che sono passati per la porta stretta, gli altri vengono lasciati fuori (vv.28-30).
Torniamo indietro di qualche pagina. Al capitolo 9 del Vangelo di Luca si dice che un giorno, fra i discepoli, sorse una discussione per sapere chi fosse il piรน grande. Gesรน allora, preso un bambino, se lo mise vicino e disse: โChi รจ il piรน piccolo tra tutti voi, questi รจ grandeโ (Lc 9,46-48). Non puรฒ aver parte al banchetto del regno chi non si sforza di farsi piccolo.
Gesรน non ha voluto spaventare con la minaccia dellโinferno. La sua condanna รจ rivolta contro la vita tiepida, incoerente, ipocrita che oggi conducono tanti che si reputano suoi discepoli. Eppure, anche di fronte alle sue parole inquietanti, ci sono cristiani che non si lasciano sfiorare dal dubbio che un giorno egli possa dire loro: โNon vi conosco!โ.
Luca โ forse un poโ a malincuore, perchรฉ non รจ nel suo stile โ ha introdotto questo testo nel suo Vangelo, ma, a differenza di Matteo che conclude in modo cupo e minaccioso: โi figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarร pianto e stridore di dentiโ (Mt 8,12), egli chiude la parabola con la scena della festa e del banchetto e con il detto significativo: โEcco ci sono ultimi che saranno primi e ci sono primi che saranno ultimiโ (v.30).
Alla fine quindi tutti verranno accolti, anche se โ purtroppo per loro โ gli ultimi avranno perso lโopportunitร di godere dallโinizio delle gioie del banchetto del regno di Dio.
Nel sito Settimana News sono presenti anche i commenti alla prima e seconda lettura.
