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don Andrea Vena – Commento al Vangelo di domenica 24 Agosto 2025

Domenica 24 Agosto 2025 - XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Lc 13,22-30

Data:

Domenica scorsa Gesù ci ha ricordato d’essere venuto a portare il “fuoco sulla terra” (Lc 12,49, XX domenica) e, dicevamo, si tratta del fuoco dell’amore, il fuoco dello Spirito santo. L’introduzione odierna del vangelo richiama Lc 9,51, quando Gesù prese la ferma decisione di dirigersi verso Gerusalemme (testo della XIII domenica, 29 giugno, quest’anno sostituito dalla solennità dei santi Pietro e Paolo).

https://youtu.be/-SogJfl_7Ug

Lungo questo cammino, quando Gesù inizia a parlare, ha in mente due interlocutori: il primo è rappresentato da un “tale” che si fa avanti e, sentendosi tra gli eletti nel regno di Dio, domanda: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. Una domanda che svela la mentalità del tempo che sosteneva che pochi sarebbero entrati nel regno dei cieli: innanzitutto vi sarebbero entrati solo coloro che appartenevano al popolo d’Israele e, tra questi, solo chi era fedele alla Torah, in tutti i suoi precetti.

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A questo tale Gesù risponderà: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta… molti cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno”. A una prima lettura pare che i posti “siano pochi”. Ma alla fine Egli dirà: “Verranno da oriente a occidente, da settentrione e da mezzogiorno…”: troviamo cioè una moltitudine che entra, ed è la chiave attraverso la quale leggere il testo, come suggerito dalla I lettura tratta dal profeta Isaia, che dice: “Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti… su cavalli, su carri, su portantine, su muli… al mio santo monte di Gerusalemme…”.

La profezia di Isaia dice quindi che a Gerusalemme arriveranno da ogni dove, nessuno verrà escluso, neppure i malati, e – dato sorprendente – anche tra questi saranno scelti sacerdoti, cioè quelli che potevano officiare nel tempio. Con Gesù è dunque giunto questo momento, dove nessuno potrà sentirsi a posto solo perché israelita o obbediente esteriormente alla legge.

Con queste parole Gesù ci fa capire che la vita cristiana non è solo “partecipare” a qualche rito – “Tu, Signore, hai insegnato nelle nostre piazze” – ma è adesione piena, convinta, appassionata al Signore Gesù. Dio non guarda all’apparenza, ma al cuore (cfr 1Sam 16,7): e sa denunciare l’ipocrisia di quanti si credono in regola (Mt 23,27-28).

Dall’altra parte troviamo gli ultimi e i poveri, coloro che in forza delle leggi e strategie umane sono stati esclusi e che invece Gesù riporta al centro, capovolgendo la logica umana: “Gli ultimi saranno i primi”. La porta è uguale per tutti. E non è Gesù ad escludere, ma ciascuno di noi si autoesclude nella misura in cui non vive secondo lo spirito di Gesù. Così com’è accaduto al giovane ricco, che ne andò via triste perché aveva molti beni (cfr Mt 19,16ss).

Vorrei fare un esempio. Per entrare nella Basilica della Natività a Betlemme è necessario inchinarsi perché la porta è molto bassa. Storicamente la scelta è dovuta alla necessità di non far entrare i soldati a cavallo; ma ora quella porta sembra quasi ricordarci che se non ci inchiniamo, se non ci facciamo piccoli, difficilmente incontreremo il Signore Gesù, l’Infinitamente Piccolo.

Spetta dunque a ciascuno di noi “sforzarci”, come ricorda Gesù, per entrare attraverso questa “porta stretta” attraverso la chiave dell’amore, dell’umiltà, del servizio. E questo chiede vigilanza, impegno, lotta. Esige “la bella battaglia della fede” (cfr 1Tm 6,12), che non è tanto uno sforzo di volontà, quanto uno svuotarsi dall’illusione di bastare a noi stessi per lasciare fare a Dio, perché Lui solo salva. Lui solo è il Salvatore.

La porta è “stretta” perché è esigente. Si coglie allora che questa “porta stretta” è la Croce, culmine dell’amore fedele e totale di Gesù per noi. Difronte a questa fermezza, nel finale c’è una sorta di finestra di speranza: “Verranno da oriente e da occidente, da settentrione a mezzogiorno…”, come preannunciato dal profeta Isaia.

Quindi il banchettare di Gesù con i poveri e i peccatori è il segno e l’anticipo di quanto avverrà nel banchetto del cielo. Ecco perché è importante sintonizzarci con lo spirito di Gesù, perché, scriveva sant’Agostino, «Nell’ultimo giorno molti che si ritenevano dentro si scopriranno fuori, mentre molti che pensavano di essere fuori saranno trovati dentro».

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Il tempo della vita diventi per noi tutti occasione per vivere con fiducia la lotta, sapendo spogliarci, mortificarci nel nostro egoismo, liberarci da quanto ci ostacola nella corsa verso il Cielo, sapendo scegliere “la parte migliore che non ci sarà tolta”.

Lungo il cammino verso Gerusalemme Gesù ci sta educando alla sua logica, che in fondo è la logica del Padre. Spetta ora a noi deciderci o meno di vivere secondo il Vangelo. È la nostra opportunità, è il nostro tempo.

Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.