ยซCโera un uomo, che aveva inventato lโarte di accendere il fuoco. Prese i suoi attrezzi e si recรฒ presso una tribรน del nord, dove faceva molto freddo. Insegnรฒ a quella gente ad accendere il fuoco. La tribรน era molto interessata. Lโuomo mostrรฒ loro gli usi per i quali potevano sfruttare il fuoco โ cuocere il cibo, tenersi caldi, ecc. .
Quelle persone erano molto grate allโuomo per quanto era stato loro insegnato sullโarte del fuoco, ma prima che potessero esprimergli la propria gratitudine, egli scomparve. Non gli importava ricevere il loro riconoscimento o la loro gratitudine: gli importava il loro benessere. Si recรฒ in unโaltra tribรน, dove nuovamente iniziรฒ a dimostrare il valore della sua invenzione. Anche quelle persone erano interessate, un poโ troppo perรฒ per i gusti dei loro sacerdoti, che iniziarono a notare che quellโuomo attirava la gente, mentre essi stavano perdendo popolaritร . Cosรฌ, decisero di liberarsene. Lo avvelenarono โ o lo crocifissero, non ricordo piรน. Ora, perรฒ temevano che la gente si rivoltasse contro di loro, e cosรฌ fecero una cosa molto saggia, persino astuta. Fecero eseguire un ritratto dellโuomo e lo montarono sullโaltare principale del tempio. Gli strumenti per accendere il fuoco furono sistemati davanti al ritratto, e la gente fu invitata a venerare il ritratto e gli strumenti del fuoco, cosa che fece ubbidientemente per secoli.
Lโadorazione e il culto continuarono, ma non fu mai usato il fuocoยป. (Anthony de Mello)
ยซSono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse giร acceso!ยป (Lc 12,49)
Il fuoco. Non quello che consuma e distrugge, ma quello che scalda, trasfigura, illumina. Il fuoco che รจ passione dellโanima e compassione per ogni essere; il fuoco che purifica le illusioni e dischiude lโessenziale. Gesรน lo porta con sรฉ. Lo getta sulla terra. Lo sogna giร acceso. Eppure, sembra che duemila anni non siano bastati per vederne davvero la fiamma divampare.
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Non รจ forse vero che, troppo spesso, ci siamo accontentati delle braci spente di un culto spento, mentre la vera brace โ quella del Vangelo โ attendeva di ardere nel cuore dellโumano?
Il fuoco delle Beatitudini, della vita povera, disarmata, libera dal bisogno di possesso e di potere, รจ stato soffocato da cenere di convenzioni, da riti senza piรน scintilla, da parole svuotate del loro incendio originario.
Eppure, come ci ricorda Anthony de Mello, il problema non รจ nella Tradizione, ma nel modo in cui la trattiamo. Tradizione infatti โNon il culto delle ceneri, ma la custodia del fuocoโ (Gustav Mahler).
Il racconto del maestro del fuoco parla a noi. Parla alla Chiesa, alla spiritualitร , a ogni ricerca umana. Quante volte abbiamo venerato il volto dellโuomo che portava il fuoco, senza piรน usare gli strumenti che ci aveva lasciato! Quante volte abbiamo eretto altari e codificato liturgie, dimenticando che il fuoco era destinato a essere acceso โ non adorato.
Il dramma รจ tutto lรฌ: la fiamma รจ stata trasformata in icona, e la Parola in dogma. Ma la Parola รจ fuoco vivo, non pietra scolpita. ร urgenza, non istituzione.
Questo fuoco non si puรฒ rinchiudere nei recinti del potere o nelle stanze del consenso.
ร fuoco che divampa dove trova un cuore disponibile, unโanima sveglia, una mano tesa.
ร il fuoco del samaritano che si china, del pane spezzato, dellโultimo posto scelto liberamente. ร il fuoco che illumina i poveri in spirito e che svergogna ogni falsa sicurezza.
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Allora, oggi piรน che mai, questa parola ci brucia dentro:
โQuanto vorrei che fosse giร acceso!โ. La domanda che ci resta รจ semplice e radicale: Lo accenderรฒ io questo fuoco? O continuerรฒ a venerarne le ceneri?
Per gentile concessione di don Paolo Scquizzato.
FONTE – CANALE YOUTUBE – FACEBOOK
