Iª lettura Ger 38,4-6.8-10 dal Salmo 39 IIª lettura Eb 12,1-4 Vangelo Lc 12,49-57
“Tenete lo sguardo fisso su Gesù”! Questa è l’esortazione che ci viene rivolta oggi. Terremo lo sguardo fisso su Gesù, sempre, mentre continuiamo il cammino, un cammino che è faticoso, perché appesantito dal peccato, dal peccato nostro e da quello dei fratelli e di tutto il mondo.
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Siamo occupati ogni giorno dal lavoro, dai rapporti anche difficili con gli altri, dalle vicende della nostra salute, da preoccupazioni di vario genere, e da tutte queste cose siamo portati a disperderci e disorientarci. Fatichiamo a rispondere sempre con chiarezza alle domande che nei momenti tranquilli riemergono nella mente e nel cuore: perché sono qui? Qual è il significato del mio correre? Dove arriverò?
“Tenete lo sguardo fisso su Gesù”: questo sguardo ci dà stabilità, questo sguardo trova la risposta a tutti i nostri perché! Gesù è “colui che dà origine alla fede e la porta a compimento”: è la fede il dono necessario perché la nostra vita sia completa, ed è proprio la nostra fede che ha bisogno continuo di Gesù: viene da lui e ci porta a lui. Fissando su di lui il nostro sguardo, veniamo colpiti in modo particolare dalla sofferenza che egli ha vissuto senza lamentarsi, anzi, desiderandola. Gesù non ha desiderato la sofferenza come se questa fosse un bene, ma perché sapeva che la sua obbedienza al Padre doveva passare anche per questa via. Egli sapeva che era suo compito portare a compimento tutte le profezie, quelle pronunciate dai profeti e quelle offerte al nostro sguardo dagli eventi della loro vita.
Noi conosciamo soprattutto le profezie di Isaia, che annunciano le sofferenze del servo di Dio che muore per le nostre iniquità.
Geremia invece in vari tempi è stato profeta con le sofferenze da lui stesso vissute. La prima lettura di oggi ci presenta appunto uno dei momenti in cui egli è stato perseguitato. La Parola di Dio che egli dovette pronunciare contrastava le convinzioni diplomatiche ed economiche dei grandi della città di Gerusalemme. Per questo è stato gettato in una prigione dove, se non fosse intervenuto un servo del re a suo favore, sarebbe morto di fame e di stenti. Questa sua sofferenza ha valore profetico per Gesù.
Gesù conosce queste profezie e sa che dev’essere lui a portarle a compimento. Ecco perché esclama: “Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!”. Egli pensa al battesimo come ad un passaggio nella terribile sofferenza del rifiuto e della morte cruenta. Egli sa che così dovrà avvenire, e l’attesa lo rende quasi impaziente. Quel momento sarà un’ora difficile, come il divampare di un fuoco purificatore. Sarà la sua morte il giudizio del mondo, giudizio che viene paragonato al fuoco: chi starà con lui vedrà la luce, la gioia e la pace, come il buon ladrone, mentre chi di lui si vergognerà o lo disprezzerà avrà la sorte del ricco epulone tra le fiamme.
Chi accoglie Gesù come proprio salvatore sarà salvo, chi vorrà salvarsi da sè con pratiche religiose e riti o con la propria presunta bontà, resterà là dov’è, nella condanna riservata al mondo. Egli infatti pone la fiducia e la speranza in se stesso, nelle proprie capacità, anche se finalizzate al bene, ma pur sempre opere dell’uomo. E l’uomo, al dire proprio del profeta Geremia, non dà garanzia di santità e di benedizione: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo” (17,5), ebbe a dire, per assicurare invece che “Benedetto l’uomo che confida nel Signore” (17,7).
Ognuno dovrà prendere posizione di fronte a lui, a Gesù: e questo non sarà mai facile, perché persino nella propria casa ci sarà incomprensione e ostilità. Così il cristiano partecipa alla missione vissuta da Gesù, quella di salvare il mondo con la passione e la morte, e passa per il fuoco che Gesù ha acceso sulla terra.
È Gesù che quindi ci invita alla vigilanza, a impegnarci a discernere i tempi in cui viviamo. Anche i nostri tempi sono i tempi del suo fuoco e del suo battesimo.
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La nostra fede viene disprezzata pubblicamente e i fedeli sono pubblicamente impediti dal manifestarsi come discepoli di Gesù. Se lo fanno, capiscono subito la situazione di Geremia e quella del Signore.
Ci prepariamo a soffrire per la nostra fede, e ci prepariamo vivendo uniti con i nostri fratelli, pronti a servire i deboli e i piccoli amati da lui, condividendo la preghiera e l’amore alla Parola di Dio, tenendo sempre “lo sguardo fisso su Gesù”!
