Non come si attende lo spuntare di un fiore, non come lโattesa dellโalba, non come una madre in attesa del parto, non come rivedere il volto di un amico che arriva da lontano. Questi e altri sono simili e paragoni, per indicare, quella vigilanza e prontezza ad accogliere il Signore, credendo, pregando, operando la caritร . Il Signore, desidera un cuore ardente di amore, come quella gola che dopo tanto cammino nel deserto, senza una goccia di acqua, trova una sorgente per dissetarsi di unโacqua viva.
Come attendiamo il Signore?
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Lโuomo ha una sete grande e implacabile e non trova nessuna compensazione per placare lโansia e lโangoscia, gettandosi in surrogati falsi per reprimerla. Bisogna essere realisti,ย โaspettare non รจ cosa facile, richiede pazienza, attenzione, calma. Significa vivere nel dubbio, cercare con oli occhi con le orecchie un segnale o un minimo rumore che sia un preannuncio, una scintilla che accenda un barlume di speranza: sta arrivando, ecco, รจ quiโย scrive Luigi Verdi. Il Signore riempie le nostre attese ed รจ superiore ad esse? In quale modo lo attendiamo?ย
Il piccolo gregge
Nella premessa a questa riflessione, la differenza di come si attende il Signore rispetto ad altre situazioni della vita รจ evidente. Lo scrittore Ignazio Silone scrisse che โi cristiani attendono il Signore con la stessa indifferenza e noia con cui aspettano il tramโ. Il Signore si รจ legato a noi, soffrendo e morendo per noi, ci ha riscattati, ma siamo noi a vacillare, a dimenticarci, a distrarci in questo viaggio di ritorno. Dio รจ fedele e noi? โCome dimenticare che la fede non รจ qualcosa che riguarda noi, ma che riguarda prima di tutto e soprattutto Dio stesso? ร come quando si parte in montagna: i nostri cammini sono sempre incerti, faticosi e, non raramente, si ha la tentazione di fermarsi. Nondimeno, la certezza che la montagna non si sposti e resti dove รจ ad attenderci, dร la sicurezza della meta allโincerto e faticoso cammino. Se le montagne si spostasseroโฆ allora la cosa sarebbe disperante perchรฉ ogni passo potrebbe rivelarsi inutile, fino a esasperare ogni speranza di poter raggiungere la metaโ (M. Davide Semeraro).
Custodire il cuore
Il Signore vuole trovarci svegli, pronti, preparati, con il cuore unito e non diviso, di sicuro le palpebre si chiudono per il sonno, e ci afferra la voglia di stenderci un poco a riposare, di chiudere gli occhi e addormentarci: siamo cosรฌ stanchi di stare nella notte. โร grazie alla vigilanza che il cuore viene custodito nellโessenziale, resta attento al Signore, non si lascia tiranneggiare dai pensieri che lo distraggono e gli fanno deviare il cammino. E se il tesoro dellโuomo รจ lร dove si trova anche il suo cuore ecco che la vigilanza, che รจ rapporto equilibrato con se stessi, con il proprio corpo, con le cose, con gli altri, con Dio, รจ lโatto fondamentale che consente al credente di vivere con equilibrio lโoggi nellโattesa del Signore, la storia nella prospettiva escatologicaโ (LM).
Fedeltร
Fede-fedeltร -fiducia, abbraccia tutta la nostra esistenza: โLa fede non ci dร tutte le risposte, ma ci sostiene con una speranza viva: quella di una vita che si trasforma, qui e ora, e non solo nellโaldilร โ (GC). Signore, insegnaci ad attendere, รจ l nostra preghiera, nella fiducia irremovibile e nella promessa di un altro su cui si basa la capacitร di un cuore sveglio. Lโinvito alla fiducia del Signore รจ un invito alla laboriositร e alla veglia festosa e serena. La nostra fede รจ piccola, come quella di Pietro, dei primi apostoli, dei santi, a volte piena di dubbi e incertezze, di speranze e di delusioni:โvacillante come la luce delle nostre lampade che sembrano spegnersi, soffocate dallโimpazienza e dalla fretta, dal voler tutto e subito, in tempo realeโ (LV).
Lasciamoci sorprendere dal Signore; lasciamoci sorprendere dalla vita; lasciamoci sorprendere da un alba, da un tramonto, da un abbraccio; lasciamoci sorprendere dal volto amichevole di un confidente, dal bacio degli innamorati. Lโinvito del Signore รจ: โSiate pronti a lasciarvi sorprendereโ. Lasciamoci sorprendere da Dio, โun Dio che capovolge tutto, non il Dio padrone al quale mettere le pantofole, ma il Dio servo che vi farร sedere a tavola e brindare, colmi di gioia, occhi lucidi di felicitร : beatiโ (LM).
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Per gentile concessione di don Vincenzo Leonardo Manuli
Link all’articolo del suo blog
Don Vincenzo รจ nato il 7 giugno 1973 a Taurianova. Dopo la laurea in Economia Bancaria Finanziaria ed Assicurativa nellโUniversitร Statale di Messina conseguita nel 1999, ha frequentato il Collegio Capranica a Roma dal 2001 al 2006. Ha studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Universitร Gregoriana di Roma dal 2001 al 2006 retta dai padri gesuiti della Compagnia di Gesรน. […]

