CHI SEI TU? CHI SONO IO?
Ma perché
io gli vado dietro?
Per essere felice!
Per una vita piena,
accesa, vibrante;
lanciata in avanti,
attorno, in alto.
Una vita dove gli altri
problemi vengono dopo.
Ogni anno, alla fine
dell’estate, ritorna
questa bellissima
domanda di Gesù.
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Ogni anno con
un evangelista diverso:
ma voi chi dite che io sia?
Siamo nell’estremo Nord,
ai piedi dell’Ermon,
nel punto più lontano dalla sacralità di Gerusalemme,
in zona pagana.
Qui Gesù interroga i suoi,
in quello che sembra
quasi un sondaggio:
cosa dice di me la gente?
Dicono che sei un rabbi
che allarga i cuori, che sei
uno innamorato di Dio.
Che sei un profeta!
Una creatura di fuoco,
come Elia o il Battista;
sei bocca di Dio e
bocca dei poveri.
Ma questo non è
che il preludio di ciò che
davvero importa sapere
al maestro:
e voi?
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Dopo due anni e mezzo
passati in giro con Gesù
il cerchio si stringe:
voi, ora, adesso,
chi dite che io sia?
Voi dalle barche abbandonate,
voi che camminate con me
da anni, voi amici
che ho scelto a uno a uno,
cosa sono io per voi?
Provocazione che
mi raggiunge in pieno:
chi sono io per te?
Per rispondere occorre
chiudere tutti i libri.
Cosa ti è successo
quando mi hai incontrato,
cosa è cambiato in te?
Ma perché io
gli vado dietro?
Perché loro gli andavano dietro?
Per essere felici.
Per una vita più piena,
accesa, vibrante;
lanciata in avanti, attorno,
in alto. Una vita dove
gli altri problemi
vengono dopo.
Gesù non ha bisogno
della risposta mia o
di Pietro per sapere
se è più bravo
degli altri rabbini,
lui vuole sapere
se siamo innamorati,
se gli abbiamo aperto
il cuore.
Tu, Signore, sei uno
che inquieta e non lascia in pace;
sei gioia e rimorso.
Impossibile per noi
amarti senza sentire
una mano dentro
prenderci le viscere.
Gesù non era
l’atteso messia potente,
lui insegnava il perdono e
l’amore ai nemici;
quasi un anti-messia.
E invece Pietro dichiara:
tu sei il messia,
sei mano di Dio,
sei la sua carezza di libertà.
Sei figlio del Dio vivente,
colui che fa viva la vita
e la fa fiorire,
sei fontana da cui sgorga vita inesauribile.
E poi il contrappasso,
bellissimo:
Pietro, adesso sono io
che ti dico chi sei.
Tu sei pietra fondante!
Chi sono io veramente?
Abbiamo sempre bisogno
di qualcuno che ci faccia da specchio, come Pietro
aiutato da Gesù
a decifrarsi, ad amarsi:
quel suo essere grezzo e
focoso, quella parte di sé
di cui si vergognava,
sarebbe poi servita
al messia, per amarla.
Ti darò le chiavi del Regno,
del mondo nuovo
come Dio lo sogna,
in questa vita.
Non solo Pietro
ha le chiavi,
ma ogni credente,
con fatiche e povertà,
può fare come Dio:
perdonare,
trasfigurare il dolore,
calarsi nel prossimo,
tutte cose divine che
trasformano il mondo.
Sono forse anch’io
una piccola roccia?
Sono forse solo
un piccolo sasso aguzzo?
Eppure per lui nessuna piccola pietra è inutile.
Qualcosa sarò, Signore,
se tu farai del mio nulla
qualcosa che serva
a qualcuno.
E come Pietro ancora
e sempre ti dirò:
Signore… ma dove vuoi
che io vada, se non da te?
Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.
