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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 1 Agosto 2025

La gente mormora dubbiosa, con sospetto. Qual è la sorgente di questa posizione? Lo conosco, viene dal mio quartiere, dalla mia parrocchia, dalla mia città… ci ho fatto elementari e medie, era scarso in geometria. Come è possibile che ora venga a insegnare a me? È giovane: non ha ancora visto niente della vita. Come può parlare con cognizione? È in preda all’entusiasmo della giovinezza. Non sono ancora arrivati i problemi veri.

Questa posizione deriva innanzitutto dal fatto di sentirsi spodestati di una posizione di superiorità, gerarchia, dovuta a capacità o esperienza. Tu insegnare a me?

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Cerchiamo invece di ascoltare le parole di tutti e cercare la verità in loro, senza giudicare chi le pronuncia, e allo stesso tempo di dire parole semplici e vere. Una parola vera viene da un’esperienza, che è un momento incastonato nel tempo: le parole dei testimoni accanto a noi, e le nostre, sono e devono essere testimonianze semplici di ciò che abbiamo veduto e vissuto. Se manteniamo questa umiltà nella testimonianza, sia nel farla che nel riceverla, possiamo fare spazio a Dio e non all’immagine deificata nostra e degli altri.

Per riflettere

Cerchiamo di osservare curiosi la nostra giornata per vedere dove il Signore appare con la sua parola e i suoi gesti vivificanti: cogliamo l’esperienza e siamo grati alla persona che ce la porta perché si è messa a disposizione di Dio come strumento.

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi