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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 5 Luglio 2025

Vangelo di Matteo – Mt 9,14-17

Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro?

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno.
Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

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Parola del Signore.

Ci sono persone che pensano di essere devote a furia di penitenze o di sacrifici o di digiuni che, in qualche modo, sottilmente, fanno notare agli altri.
Persone che concepiscono il cammino di fede come una continua espiazione, sfiniti dal notare le proprie mancanze, ossessionati dal diavolo che vedono in ogni angolo, perennemente pessimisti e brontoloni, con una visione cupa del mondo e della Chiesa.

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Persone pronte ad elencare le tante rinunce che fanno, adducendo come motivazione il loro desiderio di santità.
Certamente sono persone umili e non vogliamo giudicare le loro intenzioni, ma Gesù oggi ci richiama a qualcosa di più importante: se anche i discepoli di Giovanni Battista digiunano e lo fanno spesso e vivono una vita che assomiglia a quella del loro austero profeta, noi invece, discepoli del Signore Gesù, siamo chiamati a comportarci in maniera diversa.

Non siamo discepoli dell’ascetico battezzatore, ma del Maestro di Nazareth, più volte accusato di essere un mangione e un beone, che volentieri accetta gli inviti a pranzo, che osserva i bambini giocare e chiede di imitarli, che festeggia con una coppia di sposi e ne salva il pranzo nuziale.

Il nostro è il Maestro del canto all’alba, della lode ai gigli, dello stupore commosso davanti al volo libero degli uccelli del cielo.
Il digiuno è importante, certo, ma non può essere fine a sé stesso e va sempre orientato a qualcosa di più importante.

Digiuniamo perché vogliamo incontrare lo sposo, digiuniamo per poi prepararci ad un pranzo pantagruelico, spettacolare, nel regno dei cieli, digiuniamo per ricordare a noi stessi chi è che conduce la barca della nostra vita.

E se lo sposo è con noi, come ormai viviamo da quando egli è risorto e presente nelle nostre vite, allora il digiuno dev’essere un’eccezione, non la norma e non è praticando molti digiuni che possiamo compiacere Dio.

Viviamo allora il digiuno nella semplicità e nel nascondimento, per ricordarci davvero la grande gioia di poter sedere a mensa tutti i giorni con lo sposo che è il Maestro Gesù.

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+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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