p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di giovedì 3 Luglio 2025

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TOMMASO, UN PREZIOSO COMPAGNO DI VIAGGIO

A noi giovò più l’incredulità
di Tommaso che non
la fede degli apostoli
(Gregorio Magno).

Tommaso ci è più utile degli altri. Per­ché ci mostra quale grande educatore fosse Gesù:
aveva formato Tommaso
alla libertà interiore,
al coraggio di dis­sentire
per seguire
la propria coscienza.

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Erano chiuse le porte
del luogo dove
si trovavano i discepoli
per paura dei Giu­dei.

Una comunità chiusa,
impaurita, a porte sbarrate.
Tommaso no,
lui va e vie­ne,
è un coraggioso
(aveva esortato i suoi compagni:
andiamo anche noi
a morire con lui!).
Lì dentro si sentiva
mancare l’aria.

Abbiamo visto il Signore, qui, quando tu non c’eri,
gli dicono.

E lui: se non vedo
con i miei occhi
non vi credo.

Tommaso è un prezioso compagno di viaggio,
come tutti quelli,
dentro e fuo­ri della chiesa,
che vogliono vedere,
vogliono toccare,
con la serietà che meri­ta
la fede.

Come tutti quelli che
sono esigenti e radicali,
e non si accontentano
del sentito dire, ma
vogliono una fede
che si incida
nel cuore e nella storia.

Che bello se anche
nella Chiesa
fossimo educati
con lo stile di Gesù, che
forma­va più alla serietà
e all’approfondimen­to,
alla libertà e al coraggio,
che non al­l’ubbidienza.

P. Vannucci esortava:
non pensate pensieri
già pensati da altri.
Per non fare spreco
dello Spirito.

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Poi il momento centrale:
l’incontro con il Risorto.
Gesù invece di imporsi,
si pro­pone, si espone:

Metti qui il tuo dito;
tendi la tua mano e
mettila nel mio fian­co.

Gesù rispetta la sua fatica
e i suoi dubbi.

Rispetta i tempi
di ciascuno e
la complessità del vivere.
Non si scanda­lizza,
si ripropone
con le sue ferite a­perte.

La risurrezione non ha
richiuso i fori dei chiodi,
perché la morte di cro­ce
non è un semplice
incidente da su­perare,
è invece qualcosa che
deve re­stare
per l’eternità,
gloria e vanto di Cri­sto,
il punto più alto,
la rivelazione mas­sima
dell’amore di Dio.

Nel cuore del cielo sta,
per sempre,
carne d’uomo fe­rita.
Nostro alfabeto d’amore.

Perché mi hai veduto,
tu hai creduto;
beati quelli che
non hanno visto e
han­no creduto!

Ecco una beatitudine che
sento finalmente mia,
le altre le ho sem­pre
sentite difficili,
cose per pochi co­raggiosi,
per pochi affamati
di immen­so.

Finalmente
una beatitudine per tutti,
per chi fa fatica,
per chi cerca a tentoni,
per chi non vede,
per chi ricomincia.

Beati voi…
grazie a tutti quelli che
credono senza necessità
di segni, anche se
hanno mille dubbi,
come Tommaso.

So­no quelli che
se una volta potessero
toc­care Gesù da vicino,
vedere il volto,
toccare il volto,
se una volta potranno
ve­derlo, ma in noi,
anch’essi diranno:
Mio Signore e mio Dio!

Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.

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