«Non sprecate parole, non sarete ascoltati a forza di parole». «Il Padre vostro sa di cosa avete bisogno prima che glielo chiediate». Tutto questo sembra la premessa all’inutilità della preghiera vocale o alla preghiera rituale, invece introduce la preghiera vocale e rituale più bella e preziosa che Gesù ha consegnato ai discepoli.
Quello che Gesù propone è innanzitutto un atto di fiducia. Non preoccupatevi di trovare le parole giuste, sembra dire, ma ve le consegno io, potete fidarvi. Pregare è infatti prima di ogni altra cosa fidarsi e affidarsi, non del risultato e dei frutti, ma del fatto che non si è soli. Nel far diventare mie le parole del Figlio, io già socchiudo la porta della mia solitudine ed entro nella mia storia di figlio.
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Una volta che si sono preparati le labbra e il cuore per rivolgersi al Padre, le parole di Gesù permettono di sentire che tutta la nostra esistenza è abbracciata e compresa tra la terra e il cielo. La nostra volontà e la sua, i nostri bisogni e i desideri, i nostri debiti e crediti, le nostre fragilità e le prove della vita. Tutto ricade e abita in questo abbraccio tra cielo e terra, tra il Padre e i figli. Sprecare parole è solo un modo di attardarsi e sfilarsi dall’abbraccio.
Commento a cura di: Leonardo Angius SJ

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato
