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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 19 Giugno 2025

Vangelo di Matteo – Mt 6,7-15

Voi dunque pregate così.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

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Parola del Signore.

Possiamo sprecarne, di parole, quando preghiamo.
Fiumi di parole che cercano, invano, di attirare l’attenzione di un Dio distratto. Parole che abbiamo mandato a memoria, formule che ci provengono dal passato, ricordi dell’infanzia quando alla sera ci si chiedeva: hai recitato le preghiere?

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Parole speciali, di nicchia, riservate, immaginiamo, al mondo del sacro, pronunciate con qualche sfumatura di superstizione… E poi ci sono le parole che contano davvero.

Quelle che Gesù ci ha consegnato per andare dritti al cuore di Dio. Quelle in cui Gesù ci parla del suo Dio. Non è una preghiera come le altre, il Padre Nostro, è la preghiera, l’unica che il Maestro ci ha consegnato.

Non solo la preghiera, ma la preghiera che svela il vero volto di Dio, che ci introduce nel mistero della sua vera e profonda natura.

Un Dio che è padre/madre, condiviso da altri fratelli, che è nascosto, celato, nei cieli per lasciarci liberi, che invochiamo affinché tutti riconoscano la sua santità, di cui attendiamo il Regno, che ha una volontà di bene su di me, che vuole il mio bene.

Un padre a cui chiediamo pane e felicità, giorno per giorno, a cui affidiamo le nostre mancanze per essere colmate, mentre ci impegniamo ad essere figli del perdono, a cui chiediamo aiuto nel momento della fatica, liberandoci dal Maligno.

Poche espressioni che racchiudono un immenso progetto di bene, che spalancano il nostro orizzonte di vita alla logica stessa che ha vissuto il Maestro Gesù.

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Recitando ogni giorno, più volte al giorno questa preghiera, meditandola, ascoltando le parole che proclamiamo, in qualche modo ci si spalanca un nuovo orizzonte: passiamo dal Dio che c’è nella nostra testa al Dio che Gesù è venuto a raccontare e a svelare.

È una preghiera così preziosa che frate Francesco la faceva recitare un’ottantina di volte ai suoi frati. Non sprechiamo parole, usiamole con parsimonia, per costruire relazioni con i fratelli.

E per dialogare con il Padre/Madre di tutti, in cui crediamo e che amiamo come figli.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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