Vangelo di Matteo – Mt 5,38-42
Io vi dico di non opporvi al malvagio.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».
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Parola del Signore.
Cavare un occhio a chi ti aveva cavato un occhio e non ucciderlo, era già un bel passo avanti, un argine alla violenza che rischiava di creare faide infinite fra le persone, anche in Israele. E praticare il buon senso e la giustizia era un percorso necessario alla convivenza civile.
Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 16 Giugno 2025” su Spreaker.Ma Gesù, ai suoi discepoli, osa chiedere molto di più, sfociando nel paradosso. Chiede di reagire alla violenza con la mitezza, di gestire la rabbia, di mettere il violento davanti alla sua incongruenza.
Schiaffeggiato durante il processo, Gesù non si ribellerà ma non porgerà supinamente l’altra guancia, chiedendo invece ragione del gesto di violenza al suo aggressore.
Come sottolinea l’amica pastora Lidia Maggi, nella pratica cristiana abbiamo capito che questo invito diventa tossico per chi gli schiaffi se li prende tutti i giorni, ad esempio con la violenza domestica, ed è bene, in quel caso, non porgere l’altra guancia ma chiedere giustizia.
Per gli altri, invece, per noi, sempre pronti a ruggire verso chi alza la voce, forse è il caso di osare, di perdonare, invece di vendicarsi, di tacere, invece di sparlare, di vedere il positivo, là dove tutti si lamentano e fanno le vittime.
Gesù vive il paradosso cristiano portandolo all’estremo, ma senza fare lo zerbino, senza lasciarsi annientare supinamente.
Lungo la storia, purtroppo, anche noi cristiani abbiamo mollato sonori ceffoni, magari giustificandoli in nome di Dio e del Vangelo. Ma ora è tempo di cambiare, per tornare ad essere credibili, è tempo di fiorire, di convertirsi, in modo da diventare, come comunità, come Chiesa, profezia di un mondo diverso.
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Proviamo, allora, a usare il paradosso dell’amore nella quotidianità. Ad offrire un sorriso a chi cerca lo scontro, a tacere davanti al pettegolezzo, a notare le cose positive in chi si diverte a demolire ed umiliare gli altri.
Se amiamo chi ci ama, cosa facciamo di straordinario? Se, alla fine, siamo solo più devoti e non più uomini e donne, cosa ci cambia? E come potrà cambiare il mondo?
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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