I due discepoli andavano via, stavano andando via da Gerusalemme. Erano delusi per il tragico epilogo della vita del loro maestro, conversavano e cercavano di interpretare l’accaduto, ma erano tristi e chiusi in loro stessi, tanto da non riconoscere il maestro neanche quando spiegava le scritture camminando al loro fianco.
Gesù è paziente, cammina con loro, spiega… non li brontola per la loro incredulità, ma li accompagna. Qui sta tutta la dolcezza di Gesù! I due discepoli fanno un primo gesto di accoglienza verso uno sconosciuto, offrendogli ospitalità perché si faceva sera.
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Gesù, per esser certo della loro disponibilità all’accoglienza, “fece come se dovesse andare più lontano”. A tavola, finalmente lo riconobbero, quel pane spezzato e offerto diventa il segno per riconoscere Gesù nel forestiero e viandante. Dio non invade, ma sta alla porta e bussa («Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me», Ap 3, 20) e si ferma dove gli si fa spazio.
Riconosciuto il Signore, non resta altro che ripartire in fretta, tornare a Gerusalemme e testimoniare agli altri discepoli che davvero il Signore è risorto!
Per riflettere
Ho sperimentato la dolcezza di Gesù che mi accompagna, che cammina al mio fianco e con amore “ride” della mia incredulità?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
