Lo scandalo della Divina Provvidenza
Il commento di questa domenica di don Massimiliano esplora un concetto di Dio presentato come inatteso e persino scandaloso, in contrasto con una visione più severa e legalista. Si concentra sulla parabola evangelica che illustra l’intolleranza verso i peccatori e un Dio che sembra trasgredire le norme.
La Pasqua è presentata come un passaggio da un Dio della legge a un Dio dell’amore e della misericordia, culminando in una nuova creazione in Cristo. L’invito è ad abbandonare una religiosità basata sulla paura per abbracciare una relazione di gioia e comunione con un Dio di perdono.
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Trascrizione dell’audio non rivista.
La parola di questa quarta domenica di Quaresima è davvero spiazzante, direi scandalosa, giacché ci presenta un’identità di Dio inedita e anche inaccettabile da parte di chi ha in testa un Dio intransigente, severo e ligio. Tuttavia, il carattere che si attribuisce a Dio rispecchia propriamente ciò che si è. Nella fattispecie, un integralismo morale che è sintomo di una religiosità legalista. La parabola raccontata da Gesù, infatti, fotografa bene l’intolleranza di scribi e farisei nei confronti di pubblicani e peccatori. Allo stesso tempo, però, la parabola mette in luce un Dio inaccettabile che viola la stessa legge di Mosè in tema di norme.
Ora Pasqua è passaggio da una terra ad un’altra. Pasqua è un cambiamento di paradigma che fa passare tanti uomini e donne dal Dio della legge al Dio dell’amore e della misericordia. L’apostolo Paolo dice che Dio Padre identificò il Figlio al peccato benché questi fosse senza peccato. Benché questi fosse senza peccato. Ad una tale inaccettabile estrema umiliazione di Dio corrisponde la compassione inopportuna e inaccettabile del padre della parabola nei confronti del figlio più giovane, stigmatizzata d’altronde dal figlio maggiore. Quest’ultimo, infatti, non è schifato solo di colui che non riconosce neppure come fratello, ma è scandalizzato e disgustato anche nei confronti di colui che non riconosce neanche come padre.
Ora l’annuncio pasquale di Paolo proclama che se uno è in Cristo è una creatura nuova. Ebbene, la parabola è foriera di una rinascita nella misura in cui i farisei di allora, come quelli di oggi, abbandonano definitivamente il vecchiume di una religiosità farisaica dove Dio è padrone e l’uomo è un servo timoroso per abbracciare la vera fede in Cristo. La fede cristiana, infatti, è una relazione dove la paura e il timore di Dio sono rimpiazzati dall’abbraccio, dalla comunione, dalla gioia. Per Gesù, non è dunque solo questione di ritrovare un figlio perduto, ma è anche questione di ritrovare il vero Dio, benché inedito e scandaloso, che l’uomo integralista rischia di perdere in nome di un dio severo e intollerante che la sua coscienza legalista ha costruito. Buona domenica del Padre Misericordioso ritrovato a tutti voi amici.
Qui anche il video commento di qualche anno fa.
don Massimiliano Scalici dal suo canale Telegram.
