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mons. Giuseppe Mani – Commento al Vangelo di domenica 30 Marzo 2025

Gesù parla di te

Siamo arrivati a metà quaresima e Gesù continua a proporci l’occasione per convertirci, entrando sempre più nella nostra vita: a Lui preme il nostro cuore. È ben nota la parabola del figlio prodigo. Di buona famiglia, ben educato, che cede alla tentazione della libertà e chiede che gli sia anticipata l’eredità per godersi la vita. Il padre accetta. Il giovane lascia la casa e se la gode finché ha denari; alla fine si riduce a badare i porci e ripensa al padre. Torna a casa, dove è atteso e accolto a cuore aperto dal padre, ma non altrettanto dal fratello maggiore.

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Gesù parla di noi, di me, di te: siamo il giovane che sperpera i beni. Ci riflettevo pensando a Carlo Acutis che il Papa prossimamente farà santo. Se non fosse morto a quattordici anni avrebbe potuto essere anche lui un figliol prodigo. Onestamente, non mi vergogno di dire che anch’io alla sua età ero un bravo ragazzo innamorato dell’Eucarestia.

Con l’andar del tempo non ho chiesto a mio padre l’eredità, perché non me l’avrebbe data e tanto meno “sono andato con le prostitute”, però quanti doni di Dio ho dissipato? Quante Grazie ignorato? Quante volte ho preferito altro a Dio? Ciascuno di noi si interroghi in questo e sappia che a casa il Padre lo attende, ci attende per far festa per la nostra conversione, perché si fa più festa in cielo per un peccatore che si pente che per novantanove giusti che non hanno bisogno di penitenza.

Non è soltanto il figliol prodigo da leggere in dissolvenza sulla nostra vita! Gesù non ha inventato la parabola per i peccatori, ma per gli scribi e i farisei. “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”, dicevano. Il comportamento di Gesù viene criticato dagli scribi e dai farisei perché manifesta una misericordia che essi non capiscono. Per loro un peccatore rimane sempre tale e come tale deve essere condannato, respinto e umiliato. Gesù invece con la sua accoglienza onora i peccatori e i pubblicani.

Credo che sia prudente metterci nei panni degli scribi e dei farisei che non capiscono la legge fondamentale del perdono. Anche la Chiesa, che è madre, ha da ascoltare la parabola: è terribile rilevare che alcune persone sono identificate al loro peccato e restano per sempre peccatori, sempre in quel peccato, quasi che la Chiesa non fosse la comunità dei peccatori pentiti e perdonati. Nel vangelo non esiste il diritto penale, perché il giudizio è rinviato sempre alla fine. Nel regno di Dio, di cui la Chiesa è l’inizio e l’anticipo, esiste solo la terapia dell’Amore.

Anche il fratello maggiore ci offre tanto da riflettere. È una persona impeccabile, ma non riesce a capire la misericordia del Padre. Saputo che il padre sta organizzando la festa per il fratello che è tornato, si indigna e non vuole entrare in casa. Secondo lui, il padre non dovrebbe trattare così il fratello. Dovrebbe accoglierlo in modo freddo e umiliarlo. Lui stesso non lo chiama più fratello, ma “Questo tuo figlio”.

Poi rimprovera il padre per non avergli mai dato un capretto per far festa con gli amici, mentre ha accolto con una generosità straordinaria il figlio che si è comportato in maniera dissoluta. Allora il padre dimostra che non ha una preferenza verso il figlio minore, ma un cuore aperto verso tutti e dice: “Figlio, tu sei sempre stato con me e tutto ciò che è mio è tuo!”. Stupenda dichiarazione che manifesta la generosità del padre verso il figlio maggiore. Poi aggiunge: “Dovevamo far festa e rallegrarci, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. Il padre vuol comunicare al figlio maggiore lo slancio della propria generosità.

Al termine di questa parabola dobbiamo chiederci da che parte stiamo? Da quella del Padre o da quella del figlio maggiore? Quando i peccatori si convertono come ci comportiamo con loro? Con la delicatezza e la generosità del padre o con la durezza e la freddezza del figlio maggiore?

Attenzione a non immedesimarci facilmente nel figlio maggiore, credendoci irreprensibili e puri come angeli, ma essendo invece “superbi come demoni”. Solo se facciamo l’esperienza del figliol prodigo, attesi dal Padre, perdonati da Lui e reintegrati nella festa di famiglia sapremo godere e vivere nella gioia questa tappa che è la domenica della gioia.

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