- Pubblicità -

Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 11 Marzo 2025

Nel brano di Matteo, Gesù offre ai suoi discepoli un insegnamento fondamentale sulla preghiera, introducendo il “Padre Nostro”. Non solo ci insegna come pregare, ma ci invita anche a riflettere sulla natura del nostro rapporto con Dio e con gli altri.

Gesù inizia mettendo in guardia contro l’uso di parole vuote e ripetitive nella preghiera, come facevano i pagani. Egli sottolinea che il Padre celeste conosce già le nostre necessità prima ancora che le esprimiamo. Questo ci invita a una preghiera sincera e autentica, basata sulla fiducia nella provvidenza divina piuttosto che su formule vuote.

- Pubblicità -

Il “Padre Nostro” è una preghiera che abbraccia tutti gli aspetti della nostra vita spirituale. Inizia con un riconoscimento della santità di Dio e un desiderio che il suo regno venga e la sua volontà sia fatta, sia in cielo che in terra. Questo ci ricorda che la preghiera non è solo una richiesta di bisogni personali, ma un atto di adorazione e sottomissione alla volontà divina.

La richiesta del “pane quotidiano” rappresenta la nostra dipendenza da Dio per i bisogni materiali e spirituali. Non si tratta solo del cibo fisico, ma anche del nutrimento spirituale che ci sostiene nella nostra vita di fede. Chiedere il pane quotidiano significa riconoscere la nostra fragilità e la nostra necessità di affidamento continuo a Dio.

Il perdono dei debiti è un tema centrale in questa preghiera. Gesù ci insegna che il perdono che chiediamo a Dio è strettamente legato al perdono che concediamo agli altri. Questo ci invita a vivere in una comunità di riconciliazione e misericordia, dove il perdono reciproco è essenziale per la nostra crescita spirituale. La capacità di perdonare gli altri è un riflesso della nostra comprensione e accettazione del perdono divino.

La preghiera si conclude con una richiesta di protezione dalle tentazioni e dal male. Questo riconosce la realtà del male nel mondo e la nostra vulnerabilità di fronte ad esso. Chiedere a Dio di non abbandonarci alla tentazione e di liberarci dal male è un atto di umiltà e di fiducia nella sua potenza salvifica.

Il brano si chiude con un’ulteriore esortazione al perdono. Gesù ribadisce che il perdono di Dio è condizionato dal nostro perdono verso gli altri. Non possiamo sperare di ricevere la misericordia di Dio se non siamo disposti a mostrarla agli altri. Viviamo la nostra fede in modo autentico e coerente, riflettendo l’amore e la misericordia di Dio nelle nostre azioni quotidiane.

Per riflettere

Come possiamo rendere la nostra preghiera più autentica e sincera e come possiamo vivere il perdono reciproco nella nostra vita quotidiana, seguendo l’insegnamento di Gesù nel “Padre Nostro”?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi