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don Manuel Belli – Commento al Vangelo del 27 Gennaio 2025

Lettura del Vangelo e commento del testo che la liturgia propone per il 27 gennaio 2025.

Una buona domenica a tutti.
CBuon inizio di settimana a tutti. Ci mettiamo in ascolto del Vangelo che anche oggi ci viene regalato dalla liturgia.

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, gli scribi che erano scesi da Gerusalemme dicevano:
«Costui è posseduto da Beelzebul e scaccia i demoni per mezzo del capo dei demoni».

Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro:
«Come può Satana scacciare Satana?
Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi.
Se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi.
Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito.

Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiarne la casa.

In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno. Ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».

Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

Testo molto impegnativo, quello che la liturgia oggi ci presenta. Soffermiamoci brevemente sull’inizio.

Arrivano gli scribi che scendono da Gerusalemme. Chi sono gli scribi? Sono gli esperti nella Bibbia, coloro che sono chiamati, invitati ad andare per dire un parere:
«Ma chi è questo tizio che sta andando in giro, che predica, che fa delle cose?»

Siamo ancora all’inizio del Vangelo di Marco: non era conosciuto Gesù. E loro escono con la sentenza:
«Costui è posseduto da Beelzebul e scaccia i demoni per mezzo del capo dei demoni».

Non possono contestare che Gesù stia facendo dei segni prodigiosi: lì lo constatano tutti, nessuno poteva negarlo. Però dicono:
«Certo, lui fa dei segni prodigiosi, ma lo fa in nome del capo dei demoni. Fa in nome del diavolo. C’è del diabolico in quello che fa».

E uno si domanda: ma in base a cosa dicono questo? Come arrivano a questa conclusione? Vedono dei segni, vedono dei segni che sono tutti buoni. Gesù non fa dei segni cattivi, fa dei segni che fanno del bene alle persone, perlopiù guarigioni.

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E come possono dire questa cosa? Guardate che non è sempre detto che le conclusioni, che le nostre visioni della realtà, che le nostre sentenze nascano davvero da un pensiero, da una riflessione. A volte nascono da invidie, come è palese in questo caso.

Certo, arriva il tipo di Nazaret adesso e si mette lui a guarire, a fare le robe, a spiegare la Parola di Dio. Ma dai! È frutto del demonio questa cosa qua. È palese che questa cosa è frutto di suggestione, ma è frutto di invidia questa sentenza.

A volte possiamo dirlo semplicemente perché ci vogliamo difendere. Quante volte sento un discorso che mi sembra interessante, mi sembra anche che abbia delle ragioni, però non ho voglia di compromettermi in mille cose.

Però ascoltare vuol dire che desidero lasciarmi raggiungere da questa Parola, e tante volte non lo faccio solo per proteggermi. A volte posso fare dei discorsi per tutelare me stesso: dico delle cose, non ci penso troppo, ma lo faccio per fare bella figura.

Sono mille i motivi che possono agire clandestinamente nella nostra vita e crearci delle convinzioni di realtà che, se poi ti metti un attimo, non hanno consistenza.
«Ma perché dite sta roba?»

Adesso andremo avanti a leggere il Vangelo. Il problema è che non ne siamo sempre consapevoli, non ci accorgiamo subito, immediatamente, dei meccanismi con cui tendiamo a interpretare la realtà.

Cioè, se tu vai in un posto dove, a pelle, non ti trovi bene, tenderai a leggere tutto e a categorizzare le persone in modo negativo. Ma non è detto che ne sei subito consapevole.

A mio giudizio, anche sulla fede. È ovvio che viviamo in tempi in cui la fede non è che abbia questo enorme concorso per cui tutti la riconoscono. Ma quante immagini, tra virgolette, clandestine di Dio, che uno si fa nel cuore, che ci circolano nella mente e nel cuore, le scambiamo per Dio e diciamo:
«Beh, ma io non ci credo in un Dio così».

Io mi sento di sostenere questa tesi: una buona parte delle persone che ritengono di non credere in Dio non credono. Non è che stanno rifiutando la fede nel Dio dei cristiani, ma in un Dio che si son fatti loro.

E così, con le proprie sentenze, confondendo un po’ di pezzi di Dio con le proprie impressioni, un po’ di immagini che ci si è fatte. E allora uno dice:
«Ma sì, questa roba è demoniaca. Non ci voglio credere».

È interessante, no, questa cosa? Come ci generiamo l’immagine di Dio. E questo esempio dell’inizio del Vangelo di oggi mostra che possiamo farci delle immagini clandestine di Dio, dove operano risentimenti, emozioni, memorie del passato, convinzioni non così solide che non abbiamo mai discusse.

Viene un volto di Dio, e a volte è un volto di Dio mostruoso. Ma perché non è Dio. Non è davvero Lui.

Gesù, allora, prova a entrare in modo interessante in questa dinamica, provando a fare un ragionamento semplice. Dice:
«Ok, voi vi siete convinti che quello che sto facendo è un’opera demoniaca. Io, in nome di Satana, starei scacciando Satana. Perché tutti vedono che Gesù sta scacciando dei demoni. E gli dicono: “Ma sì, tu scacci i demoni in nome del capo dei demoni”».

Gesù dice:
«Calma. Se io mandassi dei demoni a qualcuno, voi potete pensare che lo faccia in nome del principe dei demoni. Ma come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno sta per cadere».

Gesù dice:
«Ma provate a ragionare. Ma sta in piedi il vostro ragionamento?».

Gesù mostra che non è solido il ragionamento che stanno facendo. A volte davvero, basta poco per andare a smontare le nostre costruzioni di realtà.
«Calma. Ma ti rendi conto di quello che stai dicendo? Calma. Hai messo assieme i pezzi?».

È importante, no, il pensiero, l’istanza critica, il desiderio di capire meglio, il desiderio a volte anche di metterci in discussione. Sono le migliori difese contro questi volti di Dio clandestini che rischiamo di farci nel cuore, perché non ci pensiamo troppo e lasciamo che memorie, emozioni, impressioni agiscano, e non riusciamo più poi a controllare questa cosa.

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