Il primo capitolo del Vangelo di Marco finisce con un incontro. Un incontro che interrompe il progetto del Signore di annunciare la buona notizia in altri villaggi. Come accade anche a noi quando abbiamo tante idee, ma poi dobbiamo fare i conti con la realtà. Non sempre positiva. Un lebbroso si avvicina al Signore, quando avrebbe dovuto tenersene a distanza.
Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 16 Gennaio 2025” su Spreaker.La lebbra è una malattia della povertà. Malattia che ti fa marcire la carne addosso. Malattia che ti rende solo. Che azzera gli incontri, che impedisce gli abbracci. Si butta in ginocchio il lebbroso. Dovrebbe stare lontano da una persona sana. Ma il dolore rende ciechi e folli. Chiede di essere purificato, non guarito. Di vedere cadere il marcio che gli attanaglia le carni e l’anima. Anni di rabbia, di umiliazione, di ribellione. Di sensi di colpa, di giri di testa, di bestemmie verso un destino cinico e baro.
Chiede di essere purificato. Che è ben più di essere guarito. Chiede un cambiamento profondo di sé, chiede di tornare ad essere o di diventare quel capolavoro che Dio ha in mente. Di togliergli da dosso ogni pensiero, azione, giudizio, emozione che imputridiscono e fiaccano. Gesù lo vede e, così scrive Marco/Pietro, si arrabbia (non c’è compassione come scritto nei nostri testi). Si arrabbia verso l’opera del male, verso la discriminazione che ha fatto di un ammalato un maledetto e un escluso.
Non ama il dolore, Dio. Non ama la sofferenza. Si arrabbia e agisce: lo tocca. Non resta contagiato, ma contagia il lebbroso con la sua energia divina, con la sua anima di luce e di pace. Rivela al lebbroso e a noi: Dio vuole che siamo guariti, purificati. Dio vuole che rinasciamo. Dio non ama dolore e sofferenza. La malattia non è destinazione ultima.
È guarito il lebbroso. La sua pelle risorge. Questo è il Dio che Gesù vive e racconta: un Dio che vuole la nostra salvezza, un Dio felice che ci vuole felici. Questo è il desiderio condiviso di Dio: liberarci da tutte le lebbre che ci impediscono di intessere relazioni significative.
+++Commento tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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