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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 10 Gennaio 2025

Gesù è un attento osservante della legge antica e pure dei suoi precetti più importanti e più veri agli occhi di Dio. Santificare le feste, trovare tempo per la riflessione personale e l’incontro con i fratelli, al riparo dalle preoccupazioni feriali, rientra certamente in uno di tali “precetti”. E Gesù, di conseguenza, entrò di sabato nella sinagoga di Nàzaret “secondo il suo solito”.

Con la potenza delle opere e la straordinaria novità dell’annuncio la fama di Gesù si è già diffusa “in tutta la regione”. La fama è così grande che tutti lo osservano, la maggior parte forse con grande interesse e magari emozione; certamente qualcun altro lo attendeva già “al varco” per tentare di coglierlo in fallo, per vedere se avrebbe commesso errori.

Gesù non usa diplomazia ipocrita, magari per evitare preliminari controversie. Comunque la croce è là che lo attende e certo non rientra nei programmi girarci intorno. Egli dichiara apertamente di avere un’investitura dall’alto, afferma apertamente che lo Spirito è su di lui, che la sua missione è di “proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi”, non esattamente una di quelle che incontrano il favore dei potenti, di chi vuole preservare lo status quo. Insomma, una lettura del Profeta e una conseguente dichiarazione molto, molto scomode.

Se cerchiamo indicazioni per la nostra vita e per il nostro tentativo, a volte tenero a volte patetico, di conformarci a Gesù, il Vangelo ce le offre in abbondanza. Il mondo lo ha già salvato lui e su questo possiamo stare tranquilli, ma il coraggio della testimonianza “quanno ce vò ce vò”. E oggi, se parliamo di coraggio, una prova sembra già il farsi un segno di croce per strada.

Per riflettere

Fino a che punto ho il coraggio della testimonianza in contesti difficili o di totale indifferenza verso Gesù figlio di Dio?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi