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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 8 Gennaio 2025

Gesù scende dalla barca e trova una sorpresa: un sacco di gente ha intuito dove sarebbe andato e lo precede, arriva prima di lui al punto di approdo. E Gesù si commuove alla vista di un’umanità in ricerca, che paragona alle “pecore senza pastore”, quindi allo sbando e possibile preda dei tanti mercenari.

Dell’insegnamento che Gesù subito inizia ad impartire alla folla (evidentemente lungo, perché dura fino a tardi) Marco non dice nulla, ma Matteo e Luca precisano che “guariva quelli che avevano bisogno di guarigione” (Lc 9, 11). Tutti gli Evangelisti riportano poi il miracolo della moltiplicazione. Come nel Vangelo di ieri, dunque, non solo l’insegnamento. C’è anche quello ma ora sembra piuttosto un altro momento propizio per dare dei segni. E la moltiplicazione dei pani e dei pesci è proprio uno dei sette grandi segni che Giovanni riconosce nel suo Vangelo.

I segni sono una vera benedizione. E non ci sentiamo certo così progrediti da pensare di non averne bisogno. Non li possiamo chiedere, non possiamo sfidare Dio su questo né su qualsivoglia altro terreno, non vogliamo essere come quella generazione perversa che li pretende per poter credere (Mt 12, 39). È sempre Dio che decide i tempi e i modi, ma Lui sa bene che a noi poveracci ogni tanto qualche segno può far davvero comodo, nella vita di fede.

E Dio i segni continua a mandarli, con la discrezione necessaria per rispettare la nostra libertà. «Dio ha messo nel mondo abbastanza luce per chi vuole credere e ha lasciato abbastanza ombre per chi non vuole credere» recita l’aforisma di Pascal. Quel che dobbiamo fare è chiedere a Dio la grazia di poter cogliere anche i segni “feriali”, quelli che si celano nell’ombra di un accadimento imprevisto, in una persona che incontriamo, nell’amore dei nostri cari.

Per riflettere

È proprio lì, lontano dai riflettori, che spesso si trovano i segni della presenza di Dio, il quale non guarda alle apparenze, ma al cuore (Papa Francesco). E noi guardiamo nel “posto giusto”?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi