Il commento al Vangelo del giorno a cura di padre Enzo Fortunato.
Trascrizione, non rivista, del video.
Buonasera, buonasera, brava gente.
Eccoci qua, vedete? Qua in piazza stanno preparando l’impalcatura per il presepe e l’albero. Poi, insomma, saremo qui quando lo accenderanno; vivremo questo momento in diretta.
Ma siamo soprattutto davanti alla casa di Pietro, eh, di San Pietro. E quando ci prepariamo per ascoltare la Parola, non possiamo non dire: Signore, le tue parole! Tu solo hai Parole di vita eterna, tu solo!
Lo diciamo tutti prima di iniziare: Parole di vita eterna, quasi a rinnovare la nostra fede. Anzi, a rinnovare la nostra fede, il nostro credo.
Ascoltiamo allora.
Ascoltiamo il Vangelo. Qui inizia a piovere, quindi non la facciamo lunga: ci avviamo lungo via della Conciliazione.
Vangelo secondo Luca
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città.
Quelli, infatti, saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni, guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo.
Cadranno a fil di spada, saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni, e Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.
Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli, in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli, infatti, saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
Brava gente, queste parole di Gesù ci descrivono una situazione drammatica: di paura, di tensione, di guerre. E penso a quanta gente stia vivendo questi momenti.
Se pensiamo solo a ciò che sta accadendo in Medio Oriente, o alle sciagure che a volte accadono, hanno il sapore di queste pagine. Se pensiamo a ciò che accade tra Ucraina e Russia, o a volte nelle nostre famiglie, momenti davvero tragici… o a ciò che accade nella nostra società.
E Gesù ci dice: potremmo dire, “Ma come mai, Signore? Di fronte a tutto questo sembra che tu la fai facile: la vostra liberazione è vicina”.
Credo che Gesù ci voglia dire due cose. Un po’ quello che il Papa ha scritto nella lettera a una nonna: non perdere la fiducia. Certo, la situazione era molto diversa, però sono le stesse parole di Gesù: non perdiamo la fiducia.
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E quali sono gli atteggiamenti che ci fanno comprendere che non stiamo perdendo la fiducia? Gesù ci sta donando un modo di essere e di vivere nelle difficoltà:
- Risollevatevi: cioè state in piedi.
- Alzate il capo: guardate profondamente ciò che sta accadendo, non perdete lo sguardo.
- La vostra liberazione è vicina: cioè non perdete la fiducia.
Eccoli, i tre atteggiamenti. Che cosa vi vorrei ancora dire di questi tre atteggiamenti? Insieme a voi, brava gente, perché sono importanti.
Chi sta in piedi, sollevato, sta fermo. Alza il capo, cioè fa attenzione. È l’atteggiamento di chi è chiamato a vivere con speranza.
Vi faccio un esempio: avere speranza significa che, quando c’è buio, tu sai che la luce esiste e che quel buio sarà portato via dalla luce. Quando arriverà la luce? Quando accendi la luce.
Allora la speranza è questa: nel buio tu sai che si può accendere una luce, che questa luce il buio lo spazza via.
Avere speranza, quindi, significa stare in piedi.
Stare in piedi significa anche avere fiducia e la certezza di sapere che, a volte, anche se un amico ti tradisce, o sperimenti il tradimento più atroce, sai che però esiste chi ti ama, chi ti vuole bene. Sai che esiste, e che prima o poi questa persona arriverà.
E infine, avere forza. Avere forza significa sapere che nella lotta, nel combattimento, c’è un’energia che non ti fa soccombere.
Allora, cosa ci vuole dire Gesù?
Che dobbiamo avere speranza, perché la luce esiste. Perché, nel tradimento, c’è sempre un amico che ti sta accanto.
C’è sempre qualcuno, c’è sempre questa forza, questa energia che ti può arrivare da fuori o anche da dentro.
Ecco allora: la liberazione è vicina. Ce lo dicono anche due aspetti della vita. Quando c’è debolezza, vera e propria, esistono le cure, gli antibiotici. Quando c’è la morte, tu sai che abbracci il Signore, perché credi.
Un bruco sembra quasi che stia per morire, ma con tutta la sua forza diventa farfalla. Permettetemi di fare questo paragone: quando il bruco sembra stia per consumarsi, la vita si trasforma.
Ecco allora: avanti, forti, forti!
Perché Pietro si ricorda: Signore, tu solo hai parole di vita eterna. Queste parole hanno davvero il sapore dell’eternità, che non muore mai.
Mi fermo qui, brava gente. Sono giorni di grande lavoro.
Andiamo avanti, eh, forti!
Due cose:
- L’8 dicembre ci vedremo qui a Roma per prepararci insieme al Giubileo. Alle ore 17:30 entreremo tutti in Basilica.
- Dopo l’inaugurazione del presepe in Basilica, ci porteremo all’altare della cattedra per la Santa Messa, e poi ci scambieremo gli auguri.
Saluto tanta brava gente nuova, e tanti auguri a chi festeggia!
Buona serata, brava gente. A domani.
