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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 21 Novembre 2024

Domenica prossima festeggeremo Gesù con il titolo di Re dell’Universo. Anche ieri parlavamo di un uomo che deve essere insignito del titolo di re. Un dettaglio su cui ieri non ci siamo soffermati nel commento sono questi “suoi cittadini” che lo “odiano” e non lo vogliono come re, che alla fine vengono uccisi senza troppi complimenti. La pericope di oggi ci permette di meditare questa vicenda più da vicino, nella sulla sua drammaticità che addirittura conduce Gesù a piangere.

Gesù pronuncia le parole che oggi leggiamo nel momento in cui raggiunge Gerusalemme per l’ultima volta nella sua vita terrena. Sa cosa deve succedere; sa come Gerusalemme si ritroverà spaccata in due: da una parte i capi che odiano il Signore e lo vogliono fare morire; dall’altra parte gran parte della popolazione che ammira Gesù, non lo vorrebbe morto, ma che non saprà fare nulla per salvarlo, e che comunque lo lascierà solo sulla croce. Una grande confusione, quindi, alla fine della quale Gesù non troverà nessuno dalla sua parte.

Di fronte ad un Re che viene per salvare il suo regno e fare noi amministratori del suo potere e delle sue ricchezze è quindi drammatica la reazione di odio o di indifferenza di chi, con la pretesa di liberarsi di un padrone non gradito (forse proprio per le aspettative di responsabilità e libertà che ha nei confronti dei suoi servi), si condanna invece a rimanere senza difese, vulnerabile all’assedio di un nemico interessato solo a depredarlo di ciò che ha.

Per riflettere

Ci sono giorni in cui sappiamo riconoscere “quello che porta alla pace”, e giorni in cui “è nascosto ai nostri occhi”. Per questa ragione è bene imparare a tenersi pronti, per non perdere i giorni importanti. Sulla tema dell’essere pronti rifletteremo nuovamente settimana prossima.

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi