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don Nicola Salsa – Commento al Vangelo del 13 Ottobre 2024

Commento al Vangelo del giorno a cura di don Nicola Salsa.

Avere un cuore libero

Trascrizione automatica e corretta tramite IA da YouTube – non rivista.

Avere un cuore libero è quello che ci suggerisce in questa pagina di Vangelo il Signore, attraverso l’incontro con questo giovane che ha tutto, o quasi. Ma gli manca l’unica cosa necessaria: fare spazio alla presenza di Dio nella propria vita.

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Dal Vangelo secondo Marco:
Mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” Questo giovane ha fretta di capire: corre, si getta ai piedi e va diritto al punto. Come avere la vita eterna, cioè come ottenere una vita realizzata? Come raggiungere la pienezza di se stessi? Ma non è solo una questione di essere felici, è molto di più. È qualcosa che tocca il fine ultimo della nostra vita. Se l’idea di felicità rimane un’idea statica e forse utopistica, la vita eterna dice molto di più: indica il desiderio profondo di realizzare qualcosa che dica chi io sia veramente, alla luce di Dio che è Padre.

Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre.”
Gesù rimprovera il giovane per questo complimento sulla sua bontà. Solo Dio Padre è la sorgente di ogni bontà e, dichiarando questo, elenca i comandamenti: le azioni essenziali per una vita buona e onesta. Sono i comandi che vengono da Dio e ci aiutano a vivere bene con noi stessi e con gli altri. Ma può bastare? I comandamenti sono il modo con cui Dio esprime la sua bontà verso di noi. E qual è il grande comando che Dio Padre ci ha dato? La somma sintesi della sua bontà, del suo amore, è la persona stessa di Gesù. Amarlo, onorarlo e accoglierlo sono il comandamento.

Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza.”
Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo. E vieni, seguimi.”
Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato: possedeva, infatti, molti beni.
Questo ragazzo potremmo dire che sia santo al 99,9%. Gli manca poco, ma gli manca l’essenziale. Tutte le sue buone opere, le sue buone azioni, sono nulla se non mette al centro Gesù. Potremmo persino dire che per chi ha lasciato tutto e ha seguito Gesù non manchi nulla. Avere Gesù al centro della propria vita è la strada privilegiata per incontrare Dio Padre, l’eterno amore.

Ma cosa impedisce a questo giovane di fare questo passo? È liberarsi di ciò che nella sua vita ha preso il posto dell’unica vera ricchezza, che è Cristo. Potremmo essere anche bravi in ogni cosa, ma se in noi c’è posto solo per noi stessi, non avremo nulla. Quella del giovane è la solitudine di chi ha tutto, ma non possiede l’unico che può dare senso alla sua vita. Seguire Cristo significa viaggiare leggeri, significa essere aperti e disponibili, significa amare come lui ama.

Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto è difficile per quelli che possiedono ricchezze entrare nel regno di Dio!”
Le ricchezze, spesso ricercate e inseguite per tutta la vita, anche quando mai ottenute, sono il peggiore degli ostacoli. È falsa ricchezza tutto ciò che nel nostro cuore, nella nostra vita, toglie spazio a Dio e all’amore. La ricchezza rivela tutta la sua falsità non quando finisce, ma quando, una volta arrivata, non ci dà, ma ci toglie. E quando ci toglie tempo per amare chi abbiamo accanto, quando ci riempie la casa di cose inutili che non aggiungono nulla agli affetti profondi della vita, è allora che ci fa provare l’amaro di chi si ritrova con tutto, ma solo.
Banalmente, quando sarai morto, nessuno ti ricorderà per ciò che avevi, ma solo per ciò che hai saputo dare.

I discepoli erano sconcertati dalle sue parole, ma Gesù riprese e disse loro: “Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno di Dio.”
I discepoli forse speravano di ottenere una vita agiata dopo l’esperienza con Gesù. Una volta giunti a Gerusalemme sarebbero stati trattati con tutti gli onori. Rimangono sconcertati perché Gesù scombina i loro piani. Il paradosso del Vangelo sta proprio in questo: più si perde e più si vince. Più facciamo della nostra vita un dono, più ciò che doniamo libera spazio alla presenza di Dio in noi.

Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: “E chi può essere salvato?”
Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio. Perché tutto è possibile a Dio.”
Gesù ritorna a quanto aveva detto prima: tutto ha in Dio la sua sorgente e il suo fine. Rinunciare alle ricchezze, alle comodità, alle facili soluzioni, è in vista di una ricchezza più grande e non è fine a se stessa. Non si cerca l’essenzialità perché vivere da poveri è bello, ma perché solo facendo spazio nella nostra vita alle cose ci sarà spazio per l’amore di Dio. Seguire Cristo significa seguire una vita che ha nell’amore di Dio la sua sorgente e il suo fine. Spesso, troppo aggrappati alla vita che ci scivola via, ci dimentichiamo di vivere.

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