Lettura del Vangelo e commento del testo che la liturgia propone per martedì 8 ottobre 2024.
Trascrizione automatica (non rivista) generata da Youtube e “corretta” tramite IA.
Buon martedì a tutti. Oggi ascoltiamo nel Vangelo di Luca l’episodio molto celebre di Marta e Maria. Che accolgono Gesù nella loro casa. Va la pena dare uno sguardo al contesto di questo brano. Ieri abbiamo ascoltato l’episodio del buon samaritano. Oggi Marta e Maria, e poi le istruzioni di Gesù sulla preghiera e l’agire secondo la carità. È la preghiera e, in mezzo, questo quadretto di Marta e Maria che cerca di fare armonia tra il pregare e l’agire. Sembra proprio come una composizione di tre quadri che ci offre l’evangelista Luca sull’agire e sulla preghiera cristiana. Leggiamo allora questo che sembra il pezzo centrale di questi tre quadri, di queste tre scene dal Vangelo secondo Luca.
“In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: ‘Signore, non ti importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti’. Ma il Signore le rispose: ‘Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta’”.
La scena è abbastanza chiara. Marta e Maria si trovano in casa con questo gruppo abbastanza numeroso di persone. Marta si dà da fare per preparare tutto e Maria si siede ai piedi di Gesù. Attenzione, ci sono dei segni indicatori perché, di per sé, Gesù è lì anche per essere ospitato. Non è che Marta stia sbagliando, però ci sono alcuni segnali indicatori del cuore, dell’atteggiamento di Marta. Il primo: “era distolta per i molti servizi”. Marta è tutta orientata sui servizi, non è orientata sull’ospite. È distolta dai servizi. Il problema non è il servizio, il problema è l’essere distolto quando stai facendo qualcosa che non ti rende più presente a ciò che stai facendo. È un rischio che c’è nella nostra vita.
Penso tante volte, magari anche per eccesso di bene, è che vogliono alcuni genitori ai figli: “Non mi interessa quello che vuole il figlio. Non mi interessano i suoi progetti. Io ho fatto tanto per lui e so io quello che deve fare”. È visto l’essere distolto dalla relazione. Sto facendo tanto per te, faccio tante cose, ma non ti guardo più negli occhi, non mi interessa incontrarti. Eh, so già chi sei, so già ciò di cui hai bisogno. Questo è uno dei difetti di Marta. Non è una donna poco generosa, ma è distolta. Quello che fa lo fa in modo autocentrato, è tutta orientata su di sé. I servizi non le fanno vedere in faccia il Signore.
E se ci capitasse nella nostra vita di essere talmente assorti da tante cose, ma magari anche fatte in nome di Gesù, non riusciamo più a guardare Gesù, non abbiamo più tempo, non abbiamo più spazio per la contemplazione? Questo sarebbe un problema. Può diventare anche un meccanismo di difesa, eh, perché non è facile guardare negli occhi Gesù. Quando guardi negli occhi Gesù, Gesù guarda negli occhi te.
Quando ti prendi del tempo di preghiera, di silenzio, di contemplazione, spalanchi anche gli occhi su di te e dovresti andare anche a vedere delle cose che meglio non vedere. Allora facciamo, facciamo le cose noi preti. Su questo siamo, siamo specialisti. Per non ritagliarci mezz’ora di preghiera, ci ingolfiamo le giornate così non dobbiamo guardare negli occhi Gesù e non dobbiamo lasciarci guardare da Gesù. No, non essere totalmente distolto da ciò che fai, tanto da non avere tempo di contemplare il Signore.
Maria si sceglie la parte migliore, non l’unica, attenzione. Ma noi stiamo in piedi se abbiamo tempo e coraggio di stare ai piedi di Gesù e di ascoltare la sua parola, perché questa è la parte migliore. Se noi dobbiamo così ingolfarci, poi ci inaridisce. E c’è un tratto, no, in cui Marta ormai è inaridita. Marta sbotta, è arrabbiata, si sente abbandonata. “Signore, non ti importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire”.
Guardate che è una frase fortissima: “Signore, non ti importa nulla”. Cioè, lei teme che al Signore non importi nulla di lei. È davvero una sindrome di abbandono, si sente sola, non si sente che quello che sta facendo, essendo distolta, la stia riempiendo. Sente che è stata abbandonata, sente che il Signore non è più con lei ed è lì in casa sua. E però è questo: quando noi non guardiamo il Signore, non ci lasciamo guardare da Lui, ci sentiamo abbandonati. Diventa tutto arido, diventa tutto sterile.
È forte questa esclamazione: “Signore, ma non ti importa nulla”. E può essere davvero un’affermazione che viene, no, nella nostra vita: “Ma non ti importa nulla di me”. L’unico antidoto è proprio avere il coraggio di scegliersi la parte migliore, di sedersi ai piedi del Signore per poterlo ascoltare.
Tra l’altro, c’è un dettaglio molto, molto, molto bello: “Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una sola cosa c’è bisogno”. Questa parolina “di una sola cosa c’è bisogno”, in greco si dice “chreion”. La cosa di cui c’è bisogno, si usa questo aggettivo. Ce l’avete presente l’episodio del servo inutile, quando Gesù dice: “Siamo servi inutili, abbiamo fatto ciò che dovevamo”? Lì c’è scritto “aon”, cioè il contrario. Qui si dice “una sola cosa è chreion, c’è bisogno”. Lì si dice che il servo invece è “achreon”, non necessario.
Che bella questa cosa qua, no? Ci aiuta anche a rileggere Marta. Marta è uno che fa mille cose, che pensa che bisogna fare di tutto, un po’ come il servo che fa un sacco di cose, ma Maria invece ha scelto l’unica cosa necessaria e tutto il nostro fare, tutto il nostro trafficare è importante, ma è “achreon”, è non necessario, diciamolo. In altre parole: “Rilassati, non siamo Dio, non siamo costretti a fare Dio nella nostra vita. Lui è il necessario. Noi siamo servi non necessari”. E questa è la scoperta di Maria. Maria non vuole smettere di essere serva, ma non si lascia distogliere dai molti servizi perché ha coscienza che non sono quelli necessari. Che pure va fatto, ma è il Signore è l’unico necessario.
Ah, quanto ci fa respirare questo: “No, non siamo obbligati a sentirci necessari, a sentirci salvatori del mondo. Lui è il necessario. Noi possiamo fare molto, ma non siamo noi Dio, non siamo noi necessari”. E questo ci dà un grandissimo messaggio, no, di libertà. Ecco questa è la scoperta di Maria, che il Signore è necessario, poi noi faremo e magari faremo anche molto, ma lo possiamo fare senza l’obbligo di sentirci necessari. Davvero, siamo servi inutili. Marta è distolta da mille cose, non si sente inutile. Pensa che deve fare tutto e prima o poi scoppia e dice: “Se non ti importa nulla”.
Arriva la rabbia e il risentimento. Maria si siede, sceglie il necessario e poi farà quello che c’è da fare. Ecco, chiediamo al Signore davvero, no, che sia una giornata questa che ci apprestiamo a vivere all’insegna della capacità di scoprire che Lui è necessario. Noi siamo persone che devono fare, che possono fare molto, ma siamo liberi dal sentirci ad essere necessari, siamo liberi dal sentirci obbligati a lasciarci distogliere da mille cose, siamo liberi di preferire la parte migliore. Grazie e buon martedì a tutti.
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