Avere ragione, dare torto
Pensare divide. Sentire unisce. Avere ragione, dare torto – Mc 9,38-48
Commento biblico di don Cristiano Marcucci
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Trascrizione (non rivista) generata da YouTube e arrangiata tramite IA.
In questo brano del Vangelo di Marco, i discepoli chiedono a Gesù di intervenire di fronte a un’attività spirituale, precisamente scacciare i demoni. È lo stesso compito di Gesù con i suoi discepoli, però svolto da un altro gruppo. Scena molto interessante, come sempre, in cui i discepoli hanno una reazione forte di giudizio, di opposizione, un impeto d’ira verso chi è apparentemente contro di loro. Così chiedono al loro maestro, Gesù, di intervenire contro queste persone: “Ma cosa fanno questi? Ma come si permettono? Blocchiamoli, è terribile!”.
L’atteggiamento dei discepoli, che dicono a Gesù: “Maestro, lanciamo un fuoco contro di loro”, è interessante. La simbologia del fuoco rappresenta l’ira, l’invidia, la rabbia. Allora capite, come sempre, il paradigma classico: atteggiamento di noi uomini, amici. Io meglio di te, io ho ragione e tu hai torto. Se svolgo la tua stessa attività, beh, io sono più capace di te nel mio campo spirituale.
Questo atteggiamento si riscontra ovunque: tra colleghi, tra amici, tra parenti, tra vari gruppi. Soprattutto capita nelle relazioni fondanti, come in coppia. E cosa fa un figlio immaturo? Cosa fa un figlio che è immaturo, cioè è ancora acerbo? Compete, si mette contro, fa fatica, nasconde, fa fatica ad accogliere il suo limite. Siamo noi questo atteggiamento, amici, è riscontrabile in modo evidente ovunque: nello sport, nella politica, nella religione, tra gli Stati. Nelle macro situazioni lo sappiamo, è amplificato, lo possiamo vedere, ma serpeggia in ogni sistema, in ogni situazione, in ogni relazione. Se non lo vedo, amici, buonanotte, continua a dormire.
Cioè, ognuno è convinto di stare dalla parte corretta, di essere nel giusto, e facilmente abbiamo una visione, la nostra, rigida, limitata, fuorviante, giudicante, ma soprattutto illusoria. È un classico escamotage della psiche per non andare in crisi, per non metterci in discussione, per stare tranquilli. Se qualcuno ci critica, se mette in discussione o in luce delle ombre della nostra postura, del nostro atteggiamento, del nostro modo di fare o di vedere, cosa facciamo? Cosa fa l’uomo medio? Minimo, si difende, spesso se la prende, soffre, si oppone. E potrei dire mille altre cose: ci giustifichiamo. Se non imparassimo, di fronte a uno sguardo diverso dal nostro, a non giustificarci, ad accogliere, a tacere, a stare in quella fatica… tutti abbiamo degli atteggiamenti infantili di chi, amici, appunto, non sa stare in una relazione adulta, libera, prendendosi la sua responsabilità e accogliendo anche il suo lato ombra, inevitabile.
È una postura, ce ne sono altre, e ogni situazione ha i suoi pro e contro. Ma, ripeto, è importante vederlo. È normale: passiamo la vita dentro le nostre piccole gabbie mentali. Tutto è guardato dal nostro punto di vista, rigido, piccolo, distorto e chiuso. A rischio di sempre, mettiamo tutti nel nostro schema, nel nostro sguardo. Vedo la vita solo da un piccolo angolo, non vedo nulla.
Ti prego, la lettura che fai del tuo migliore amico, della persona con cui ti trovi meglio, del tuo amore, o quella del tuo peggior nemico… sappi che è sempre molto parziale. Si focalizza su una piccola parte di quella persona, e non posso rinchiudere l’altro, nel bene e nel male, nel mio schema o nel mio punto di vista. Quella persona è infinitamente di più. Ci sono tanti altri punti di vista. Ecco perché amo l’enneagramma. Me la ricordo… tra poco uscirà il mio libro, ma veramente con libertà: “Enneagramma biblico”. Perché amo l’enneagramma? Perché l’enneagramma ha smascherato le mie rigidità, mi ha fatto cogliere il mio schema, mi ha permesso di cogliere gli altri schemi, le altre prospettive e, piano piano, faticosamente, mi chiede di uscire da quelle gabbie, da quei numeri. Ma prima devo saper cogliere quelle gabbie, il mio punto di vista, dove mi ingabbio, e gli altri punti di vista, che è già tantissimo.
Notate la risposta di Gesù: come sempre, magnifica, illuminante. “Siete gelosi, qual è il vostro problema?”. Gesù dice: “Non glielo impedite, perché nessuno può fare un miracolo se non è dalla parte del bene. Chiunque, infatti, dà da bere anche un semplice bicchiere d’acqua a chi ne ha bisogno, vive in Dio e non perderà la sua ricompensa”. Magnifico.
Quindi, vi faccio notare queste due linee di risposta. Non si tratta di essere contro o a favore, ci sono mille possibilità. Il bene conta. E quindi, seconda prospettiva di Gesù: anche un bicchiere d’acqua non perde la sua ricompensa. Cioè, cosa sta dicendo Gesù? Uno, che quello che conta è la comunione, non il meglio o peggio, il prima o dopo, il contro o a favore. Terribile. Ma la comunione. E, due, quello che conta è l’amore, cioè il bene, quello che faccio, quello che svolgo. Chiunque ama, vive in Dio e manifesta al mondo l’amore di Dio.
Gesù chiede quindi ai suoi discepoli, detto in altri termini, di passare dal giudizio mentale alla connessione del cuore, dal piano razionale a quello emotivo, dalle elucubrazioni mentali a frequenze più alte. Perché se rimango nella mente, io rimango ingabbiato, amici. Per aprirmi all’alto, per incontrare l’altro, occorre abbassare il livello razionale e connettermi con il cuore. Lì avviene il miracolo dell’incontro. Questo sta dicendo Gesù, perché Gesù nei Vangeli accoglie sempre il diverso: lo straniero, lo sconosciuto, lo sgarbato, il reietto, il maledetto, e quant’altro. Perché? Perché Gesù esce dall’illusione mentale e si collega a un piano profondo, più sottile.
Se tolgo i riferimenti, i parametri, le gabbie mentali e mi connetto a un piano più profondo, occorre un percorso sottile. Se abbasso queste dimensioni, perché è difficile toglierle — cioè, lego la mia parte, la mia prospettiva, ed è assolutamente lecito — ma ho bisogno di connettermi a un piano più alto, se volete, più profondo. Anzi, Gesù, o se volete l’anima, non considera questi parametri, perché sono fondamentalmente illusori. Chiede un altro contatto.
Ecco perché ho scelto come titolo della riflessione “Pensare divide, sentire unisce”. Sapienza antica della tradizione Maya: la ragione, il pensiero, la mente, amici, segmenta, divide, diabolon, diabolico. Viceversa, l’amore unisce. L’amore è simbolico, lo spirito è simbolico. Ecco perché il mondo dello spirito, come il mondo dell’amore, è simbolico. Detto in altri termini, per accedere, ve lo ripeto spesso, al piano spirituale, al piano divino, cioè all’amore vero — questo vuol dire il piano spirituale, l’amore vero — esco dalle illusioni, dalle gabbie dei piccoli amori. Occorre superare il registro mentale, e nel piano divino avviene la conciliazione degli opposti. Basta col giusto-sbagliato, meglio io-meglio tu, meglio Giovanni o meglio Francesco. È terribile sul piano mentale, ma avviene l’unione: maschile-femminile, terrestre-celeste, morte-vita, chiuso-aperto, giorno-notte, giusto-sbagliato.
Lì avviene la conciliazione: nella mente o è giusto o è sbagliato; nella mente, se sei morto non sei vivo; nella mente, se sei al buio non sei nella luce. Ma questo è la mente. Su un piano spirituale, su un piano dell’amore, si esce da questo: sono luce e buio, sono maschio e femmina. Come glielo spieghi all’occidentale che la dimensione maschile e femminile è prima di tutto interiore? Come glielo spieghi? Devi accedere a un livello sottile, a un livello di energie spirituali.
E quindi, le relazioni efficaci, vere, l’amore vero, gli incontri veri, i veri rapporti umani profondi avvengono, non perché vado d’accordo con l’altro, perché l’altro la pensa come me. No, scendo dal livello mentale e faccio un percorso più profondo, sottile, spirituale. Altrimenti, resteremo sempre su un piano di competizione: tu hai ragione, tu hai torto. Amen.
Questa è la proposta di Gesù, magnifica e non facile: superare le gabbie mentali, stare nel cuore e stare nel cuore con l’altro, non dentro le etichette, perché Gesù accoglie sempre tutti, accoglie sempre ogni cosa. Ecco il tema dell’inclusione, ecco il tema di Gesù che non esclude mai, accoglie sempre ogni situazione, relazione e stato interiore.
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