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don Mauro Pozzi – Commento al Vangelo di domenica 8 Settembre 2024

Anche noi siamo un po’ sordi e dobbiamo imparare ad ascoltare.
don Mauro

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Effatà

Secondo i profeti, il tempo dell’apparizione del Messia, come indicato in Isaia, sarebbe stato caratterizzato da meravigliose guarigioni. Anche quando i discepoli di Giovanni Battista interrogano Gesù per sapere se sia lui il Messia, egli risponde che i ciechi riacquistano la vista, i sordi odono e gli storpi camminano (Lc 7, 18-23). Questi miracoli, nel loro insieme, hanno valore di conferme, ma ciascuno di essi è un segno della potenza di Dio contro il peccato e il male.

Il sordomuto è un uomo che ha difficoltà a comunicare, che non può ascoltare né esprimersi con facilità, come se fosse prigioniero di sé stesso. È simbolo di un’umanità chiusa e incapace di aprirsi agli altri e a Dio. Quando viene portato a Gesù, lui si allontana dalla folla che distrae e crea confusione. Il vero incontro con Gesù può avvenire solo nel silenzio.

Gesù tocca prima le orecchie e poi la lingua del sordomuto. Questo gesto è lo stesso che si compie ancora oggi alla fine del rito battesimale, dicendo: “Che tu possa presto ascoltare la sua voce e proclamare il suo vangelo”. Effatà, apriti! Ascoltare significa più che semplicemente sentire, implica comprendere un messaggio piuttosto che udire un semplice suono.

Per ascoltare veramente, bisogna essere disponibili, poiché l’ascolto non è automatico. È necessario abbandonare preconcetti e accogliere quanto viene comunicato. Spesso anche noi siamo come il sordomuto, incapaci di ascoltare la voce di Dio nella bellezza della natura, nell’amore, negli avvenimenti quotidiani, nel prossimo e nella Scrittura. Le distrazioni e i mille pensieri ci rendono sordi.

Bisogna allontanarsi, fare silenzio, mettersi in ascolto e rendersi disponibili affinché Gesù possa toccare le nostre orecchie e superare ogni chiusura. La bocca parla dalla pienezza del cuore (Mt 12, 34), quindi se uno è pieno di malvagità, non dirà cose buone, né un ignorante potrà dire cose sagge.

Un incontro così importante come quello con Gesù non può restare segreto. Il Maestro chiede di non raccontare quanto è accaduto per non essere considerato un fenomeno, poiché i suoi miracoli sono segni del Regno, non prodigi fini a sé stessi. Tuttavia, il muto, pieno di gioia, diventa divulgatore del vangelo. Anche noi, se ascoltiamo la parola di Gesù, diventiamo testimoni di una gioia che non solo apre le orecchie, ma espande l’intero orizzonte della vita. Quando si trova qualcosa di grande, non si può tacere.