Anche al tempo di Gesù si sperimentava la difficoltà nel trovare lavoro e un esempio di uomo giusto è colui che agisce permettendo a molti di guadagnare una paga decorosa. La retribuzione di Dio va però oltre tutto ciò che noi possiamo pretendere o dare, non può essere misurata dai nostri sforzi.
Qui Gesù sembra chiederci se anche la nostra relazione con Dio si fondi su un modello contrattuale. Al tempo stesso ci mostra un amore totalmente disinteressato che invita il credente ad affidarsi alla generosità di Dio, il quale è il solo capace di donarci ben oltre le nostre attese!
Il lavoro che Gesù ci invita a fare nella sua vigna è il cammino di santità che ognuno di noi è chiamato a compiere e che il Signore retribuisce con la sua Grazia.
«Dio ci rende santi perché ci rende partecipi della sua santità, della sua pienezza: è la nostra natura. L’affanno delle cose ce lo fa dimenticare, ma la contemplazione di Dio, che noi percepiamo nei più umili, nei più semplici, in coloro che non contano ma che hanno gli occhi spalancati di meraviglia perché non sono pieni del limite delle cose, ci fa scrutare il sogno stupendo di Dio: che noi siamo conformi all’immagine del Figlio suo, che noi siamo santi e immacolati agli occhi suoi. Che festa per il cuore umano quando definitivamente scopre il senso dell’esistenza, il perché è al mondo. Com’è triste l’uomo fino a quando non scopre questo senso: passa di cosa in cosa, ma non trova la risposta alla sua sete infinita. Signore, ci hai fatto per te e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in te» (Don Oreste Benzi).
Per riflettere
Sono disponibile per “farmi prendere a giornata” dal Signore?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
