Quante volte ci capita di considerare una persona dalle sue condizioni di vita, invece che dalle sue capacità. Quanto spesso dimentichiamo che Dio sceglie ciò che è umile per mostrare la sua potenza e confondere i superbi.
Anche oggi succede talvolta di guardare a Gesù come un personaggio solo umano, nato in Palestina, ebreo, saggio e Maestro di grandi insegnamenti. Uomo tra gli uomini, da ascoltare e seguire come possiamo ascoltare e seguire tanti altri.
Con la nostra pretesa di uomini moderni di capire tutto con le nostre forze, affidandoci alla sola ragione, non siamo capaci di riconoscerlo come Figlio di Dio, Redentore di ogni uomo.
Questa nostra incredulità impedisce che diventi efficace per noi il prodigio più grande che Gesù ha compiuto: la nostra salvezza e la vita eterna.
Noi chiediamo al Signore miracoli, talvolta lo invochiamo per superare i nostri problemi e le nostre difficoltà umane, ma non riusciamo a vedere il miracolo della fedeltà di Dio alla promessa fatta ad Abramo, con la Legge consegnata a Mosè fino al compimento in Cristo della Rivelazione del suo amore per ognuno di noi.
Basterebbe affidarsi a Lui, vivere nel suo amore, per ottenere molto più di quello che potremmo mai sperare: la sua misericordia inesauribile, il suo perdono per i nostri peccati, la sua presenza che riempie di senso la nostra esistenza.
Per riflettere
La salvezza viene dalla fede: se ne avessimo quanto un granello di senape, potremmo compiere prodigi.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
