Una prova
Il testo della manna è quello che esprime meglio la problematica di Israele durante l’Esodo, è il problema della vita umana davanti a Dio. E’ questo: “E’ possibile che non mi sia sbagliato fidandomi di Dio? Posso fidarmi di Lui? Come Israele vogliamo anche noi che ci dia delle prove della sua presenza e della sua azione.
Il silenzio di Dio dinanzi ai mali personali, davanti ai popoli sottomessi alla fame e alle malattie mentre gli altri vivono nell’abbondanza, davanti agli arresti arbitrari e alle torture. Noi ci domandiamo: ”Che fa Dio?” Mettiamo Dio alla prova, ma non è Dio stesso che mette alla prova noi?
Dio prova l’uomo. Dice San Giacomo: “Dio non tenta nessuno.” La tentazione nasce dal fatto che Dio ci fa una promessa di vita, egli “E’” promessa di vita e che noi dobbiamo camminare verso la realizzazione di questa promessa. Dio darà la terra promessa ma spetta ad Israele mettere un piede dopo l’altro per arrivarci. Così l’uomo , creatore di se stesso e del suo destino è immagine di Dio. Ma Israele (noi) non abbiamo soltanto da fare la strada: Dio è già là.
Israele non ha che una prova di questa presenza: la parola che gli è stata detta attraverso Mosè. Noi abbiamo Mosè, i profeti (L’antico testamento) il Nuovo testamento che lo ha compiuto, c è la parola della comunità dei primi credenti. Niente altro. Se attendiamo dei miracoli per confermarci, mettiamo Dio alla prova. Il miracolo è frutto della fede e invita alla fede, non causa della fede.
Perché questo silenzio? Perché Dio non si manifesta prima di mettere l’uomo alla prova? Perché nella nostra vita tutto è un problema di relazione. Ora la relazione vera, sana, riuscita (dicono gli psicologi) nasce dalla fiducia. Quando uno ha delle prove, non ha più bisogno di fiducia, non ha più bisogno di credere alle parole dell’altro. Non gli resta che dire, non ha più bisogno di lui, può anche tacere. All’inizio c’è la parola perché tutto è questione di comunicazione nella fiducia. E’ là il terreno dell’amore perché la relazione pienamente riuscita, completa, compiuta , si chiama amore.
Nel vangelo leggiamo: ”quale segno ci dai perché vediamo e possiamo crederti?” in altri termini: la tua parola non conta; noi vogliamo vedere. La Parola che non conta è già una parola crocifissa.
Dio cede. Nella prima lettura Dio da un segno: la manna. Ma la manna è essa stessa una prova. Infatti non sanno che cosa è (Manna significa “Che cosa è? ”).
Israele resta perplesso. Di più non si conserva. Bisogna aver fiducia, il pane di oggi non basta che per oggi. E quando Cristo ci dona un pane che , al contrario “ è per la vita eterna, un pane che non perisce” come la manna, la prova è portata al massimo. Infatti davanti al pane che è Cristo non finiamo mai di chiederci “Cos’è questo?”.
Dio promette e assicura la vita, una vita senza fine e senza limiti (Non avrà più fame, non avrà più sete), ma questa vita al momento prende il volto della morte. Davanti a questa morte che è anche la nostra deve finire la nostra pretesa di vedere, di sentire. Il nostro solo appoggio è la Parola. “In pace mi corico e subito mi addormento, Tu solo al sicuro mi fai riposare.” (Ps 2)
