Marta è la patrona e speranza di tutti noi preoccupati e agitati per molte cose, e che per questo siamo incapaci di vivere intensamente nell’amore autentico il momento presente.
È assai singolare che l’evangelista Luca abbia dedicato spazio a un episodio apparentemente insignificante, una piccolissimo scontro come ce ne sono tanti in ogni famiglia. In realtà questo episodio non è affatto insignificante, anzi è uno specchio dentro il quale ognuno di noi può vedere riflessa la propria vita e il proprio rapporto con nostro Signore Gesù.
Maria, senza dire una parola, seduta ai piedi di Gesù, smascherava l’inganno in cui Marta era caduta, sviata da passioni ingannatrici perché camuffate in un amore e un’accoglienza solo apparenti. L’atteggiamento di Marta è tipico di chi, credendo di essere giusto, credendo di essere un cristiano per davvero, disprezza e giudica chi non si comporta come lui.
Per questo Marta giudica Maria; in fondo, come sempre accade quando giudichiamo un fratello, Marta stava giudicando e disprezzando sé stessa; voleva giustizia da Gesù per giustificare la sua superficialità, la sua durezza di cuore, la sua superbia, e per non affrontare il doloroso cammino della conversione. Ed era giunta ad incolpare e giudicare addirittura Gesù.
Come già con Adamo ed Eva, il demonio induce sempre a pensare male di Dio: “non ti curi” di me? Hai solo occhi per mia sorella? Non vedi che sto qui penando per accoglierti degnamente, mentre mia sorella se ne sta seduta a non far niente? A che cosa le era servito il suo servizio? A nulla, anzi, a peccare. Il Signore stesso ci dice qual è il modo giusto di stare con Lui.
Marta siamo tutti noi, presi dal demone dell’attivismo, che ci spinge a darsi da fare per compiacere il Signore. Come Marta, anche noi pensiamo che il fare sia la strada per meritarci l’amore di Gesù.
Al contrario quando ci convinciamo di essere buoni perché facciamo un sacco di cose, magari buone come il volontariato, le opere meritorie, l’aiuto materiale ai bisognosi, l’attività politica, in realtà stiamo cadendo nella trappola del Nemico che ci allontana dalla Verità. La carità è sempre un frutto della Verità, mai il contrario.
Stare alla presenza del Signore, con la preghiera, l’adorazione Eucaristica, la frequenza dei sacramenti è la parte migliore. La parte migliore porterà frutti di bene e di conversione, di umiltà.
Per riflettere
L’umiltà altro non è che verità. Che cosa abbiamo che non ci sia stato donato? Se abbiamo ricevuto tutto, quale bene resta in noi di nostro? Quando arriveremo a convincerci di questo, non alzeremo più la testa per orgoglio. Se sarai umile, niente più ti toccherà, né lode né biasimo, poiché tu sai che cosa sei. (Santa Teresa di Calcutta)
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
