Il Signore aveva appena annunciato, per la terza volta, il suo destino, Passione, Croce e Resurrezione, ma i discepoli avevano accolto quell’annuncio senza capirne il significato. I loro interessi, le loro aspirazioni più profonde soffocavano le parole serie e gravi del Signore. Il cuore dei più intimi di Gesù era esattamente come il nostro.
Vi albergava una perversione di fondo, la brama di potere, di prestigio, che significa l’invincibile desiderio di “essere”. In tutto, anche nell’accompagnare il Signore, il nostro cuore è profondamente piagato di vanagloria e di egoismo.
Un’inguaribile tendenza a fare di tutto quel che ci è dato di vivere, soprattutto delle nostre relazioni, qualcosa che ci sia propizio, che porti acqua al mulino dei nostri bisogni, affettivi e carnali, per poterci sentire vivi. Nulla in noi è gratuito, l’orizzonte dei nostri pensieri, dei nostri atti, anche quelli che paiono intessuti dell’amore più puro, è il nostro inaffondabile “io”. Scambiamo Dio con “io”, naturalmente, senza rendercene conto.
Il nostro orizzonte è sempre lo stesso che ci ha mostrato, subdolamente, il demonio, l’illusorio destino promesso a Adamo e a Eva: diventare come Dio.
Gesù è Dio, quello vero a cui possiamo assomigliare, del quale possiamo acquisire la natura, l’essere vero, pieno, e perfetto. Non l’immagine che ci siamo fatta, come Giacomo e Giovanni, ovvero un regno umano che “domini” su tutto e tutti. In Lui non vi è il “potere” mondano che esige di “essere servito”, ma quello celeste e scandaloso di “servire”.
Il nostro cuore, sempre in balia delle passioni e dell’ansia di successo, trovi pace nella dolcissima risposta con cui il Signore ammaestra infine i discepoli: siate grandi, cercate la grandezza. Non la grandezza del mondo, che viene dal demonio, ma quella che viene da Dio e che Nostro Signore avrebbe mostrato sulla croce: siate servi, date la vita per chi vi sta vicino, per amore di Cristo.
Per riflettere
Tutte le ideologie del potere si giustificano così, giustificano la distruzione di ciò che si opporrebbe al progresso e alla liberazione dell’umanità. Noi soffriamo per la pazienza di Dio. E nondimeno abbiamo tutti bisogno della sua pazienza. Il Dio, che è divenuto agnello, ci dice che il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori. Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall’impazienza degli uomini. (Benedetto XVI)
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
