La parabola di oggi è la parabola della libertà dell’uomo, del libero arbitrio, quel grande dono che ci rende responsabili e fautori del nostro destino di vita o di morte. Il Signore si “limita” a gettare il suo seme nel cuore di ciascuno di noi.
Getta il seme poi si ferma in attesa di che cosa noi, nella nostra libertà, decidiamo di farne. Possiamo essere un terreno buono e un terreno non buono, possiamo dare frutto o non darlo. Il Signore non ci salva per forza, Egli ci lascia liberi di decidere che farne del suo seme.
Egli neppure ci salva “a prescindere”, indipendentemente da come lo accogliamo e da come impostiamo il nostro rapporto con Lui. Tutti noi desideriamo essere il terreno buono e dare i frutti sperati. Ma che cosa significa essere un terreno buono?
Nostro Signore ce lo dice: il terreno buono è colui che, a differenza del terreno duro e asciutto della strada, non ignora la parola lasciandola in baia degli uccelli, ma la onora, la custodisce e le riserva la dovuta importanza. Il terreno buono è colui che, a differenza del terreno roccioso, prende sul serio la parola di Dio e la medita con profondità e impegno.
Il terreno buono è colui che, a differenza del terreno con i rovi, rinuncia alle logiche del mondo e converte il suo cuore a Cristo, senza aspirare, in modo meschino, a una fede comoda e che piaccia al mondo e scenda a compromessi col peccato.
I contadini insegnano che il terreno, perché sia davvero buono, ha bisogno di cura e di dedizione. Come il contadino, anche noi prendiamoci cura del nostro terreno spirituale, attraverso i doni che, mediante la Chiesa Cattolica, il Cielo ci offre. I sacramenti: la Confessione per togliere le erbacce e l’Eucarestia per arricchire il terreno affinché sia in grado di dare buoni frutti. L’ascolto della parola per irrigare il terreno dell’anima.
Per riflettere
La parola di Dio è annunciata senza limitazioni: il grano è sparso ovunque. Ed è dotata di una sua propria forza. Dall’altra, questa Parola contiene una promessa, che non dice nulla a colui che è prigioniero della terra; parla in modo tanto semplice che l’uomo orgoglioso la ritiene insignificante. (Cardinale Carlo Caffarra)
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
