Quinta Domenica di Quaresima.
Ci avviciniamo sempre di piu’ alla Pasqua e le letture ci introducono proprio nel grande mistero della morte e Risurrezione di Cristo.
“ Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita la perde e chi odia la propria vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna “.
La logica della morte e della Resurrezione emerge da questi versetti.
Per Risorgere, per “ conservarsi “ per la Vita Eterna, bisogna morire.
E’ una logica dura perché nessuno, ovviamente…vuole morire.
Ma che significa “ morire “?
Significa farsi ammazzare per il Vangelo?
Significa diventare “ fondamentalisti cristiani “?
No.
Morire significa “ morire a sé stessi “, o, meglio ancora, morire dalla deificazione del “ sé stessi “ per mettersi alla sequela di chi ha dato la propria vita per la Salvezza di tutti.
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E’ stato facile per Gesu’?
Certamente no.
Anche la Scrittura ci dice che la sua anima era “ turbata “, il pensiero di “ dover morire “ angosciava anche Lui, che, “ parlando tra sé e sé “, pensa pure di chiedere a Dio: “ Padre, salvami da quest’ora “, per poi prendere atto che “ è proprio per questo che era giunto a quest’ora “ e che quindi la frase giusta da gridare era: “ Padre, glorifica il tuo nome “.
Ancora piu’ forti, ad esprimere il turbamento di Gesu’, sono le parole che si rinvengono nella seconda lettura ( Eb 5, 7-9 ), ove leggesi: “ Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito “.
Colpisce leggere che Gesu’ “ venne esaudito “.
Sembrerebbe…. l’esatto contrario!!!
Aveva offerto a Dio, che poteva salvarlo da morte, preghiere e suppliche, e, per questo suo “ pieno abbandono “,….venne esaudito.
La logica direbbe che l’esaudimento doveva essere la “ conservazione della vita “.
L’esaudimento è invece la “ glorificazione di Cristo “, è il suo “ compimento “, è il suo perché.
Ecco quindi qual è l’obiettivo di ciascuno di noi che si mette alla sequela di Cristo: è dare “ pieno compimento “ alla propria vita.
Ognuno è chiamato ad un compito e deve “ dare la vita “, cioè tutto il suo impegno, la sua passione, per realizzare quell’obiettivo mettendo da parte tutto “ l’egoismo innato “ che lo porterebbe a fare altro, a perdersi dietro i suoi progetti, che non sono quelli di Dio.
Sta pertanto oggi a ciascuno di noi chiedersi: “ qual è la mia missione? La sto portando avanti o vi ho rinunciato? “
Se dovessimo accorgerci di averla un po’ “ accantonata “, è arrivato il momento di impegnarci nuovamente per portarla a compimento.
Ne va della nostra pienezza, ne va della nostra Salvezza.
Buona Domenica e buona riflessione a tutti.
