Un rapporto complesso
Il rapporto con il padre (quando cโรจ, visto che oggi dobbiamo fare i conti anche con questa assenza sempre piรน frequente) ha un carattere fondamentale, misterioso e in parte complicato. Non a caso, da Sofocle a Freud, Edipo รจ diventato lโemblema del figlio che cerca, anche inconsapevolmente, il proprio spazio davanti alla figura ingombrante del padre.
Il rapporto รจ complicato perchรฉ, rispetto al padre, il figlio cerca sรฌ il proprio spazio, per poi passare perรฒ ad imitarlo (atteggiamento maschile) o a ricercare in lui sicurezza e stabilitร (atteggiamento femminile). Il rapporto con il padre รจ complesso anche perchรฉ, come in questo testo del Vangelo di Matteo, il padre rappresenta la norma, la parola che mette confini.
Il padre dunque non รจ solo il genitore, ma rappresenta, soprattutto nel contesto ebraico, la legge che custodisce e indica la via da percorrere, quello che si deve fare, la Torah appunto. Il rapporto con il padre viene ad essere nel contesto evangelico unโimmagine del rapporto con la Legge.
Adattamento e trasgressione
Come nel rapporto con il padre, cosรฌ nel rapporto con la Legge, ovvero con la Parola di Dio, possiamo avere un atteggiamento di obbedienza supina, quando cioรจ il nostro comportamento รจ guidato dalle paure per le conseguenze di una possibile disobbedienza, oppure possiamo vivere momenti di trasgressione che a volte ci servono per ritrovare la nostra identitร .
La trasgressione fa parte di ogni cammino di crescita: il bambino a un certo punto comincia a dire no, anche se non ne ha motivo, solo per segnare una differenza tra sรฉ e il mondo, in modo da affermare la sua identitร . In maniera simile, lโadolescente sperimenta la trasgressione come momento di passaggio per conoscere i suoi limiti e le sue risorse.
I due figli di cui parla la parabola evangelica esprimono dunque due atteggiamenti che convivono in noi o anche due reazioni che si alternano nella nostra vita rispetto al bene o alla volontร di Dio. In alcuni prevale il bambino adattato che non ha il coraggio di disobbedire, in altri emerge il bambino ribelle che vuole affermare se stesso.
La veritร che rende liberi
Il primo figlio di cui parla la parabola รจ capace di riconoscere quello che sente dentro: di andare nella vigna non ha voglia! ร un uomo che ha la capacitร di esprimere la veritร di quello che attraversa il suo cuore. ร capace perรฒ anche di riconoscere che quello che sente non รจ tutto, riesce a non mettersi al centro del mondo. Riconosce che cโรจ anche altro: cโรจ il desiderio del padre, cโรจ probabilmente unโurgenza, cโรจ una responsabilitร , cโรจ la vita di altri che forse dipendono dal suo lavoro in quel giorno.
ร importante riconoscere quello che sentiamo, ma non puรฒ diventare lโunico criterio delle nostre azioni! Potremmo anche dire che questo figlio รจ un uomo libero, capace di cambiare il suo proposito perchรฉ trova un bene piรน grande, รจ flessibile, sa rinunciare alla sua prima reazione emotiva.
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Ipocrisia e paura
Il secondo figlio รจ abitato dallโipocrisia. Somiglia a noi quando nascondiamo quello che sentiamo dentro. Ci nascondiamo per paura, per il giudizio, ci nascondiamo forse perchรฉ non vogliamo deludere o perchรฉ temiamo le reazioni degli altri. La cosa piรน grave รจ la finzione: questo figlio dร unโimmagine di sรฉ non vera. Puรฒ darsi anche che sia un uomo distratto: potrebbe infatti aver dato la sua disponibilitร , ma potrebbe poi essersene dimenticato, magari si รจ lanciato avanti, senza rendersi troppo conto delle conseguenze e degli impegni che si era preso.
Veri e aperti
La parola del padre dunque rappresenta ciรฒ che sta fuori di noi e che ci richiama alla responsabilitร . Se da una parte รจ importante essere autocentrati, cioรจ prendere in autonomia le nostre decisioni, senza lasciarsi influenzare da condizionamenti esterni, รจ anche vero che non bisogna assolutizzare il proprio mondo interiore. Occorre tener conto anche delle esigenze degli altri e dei doveri che ci vengono dalla convivenza con gli altri.
Le persone libere
Possiamo ora comprendere anche il riferimento ai pubblicani e alle prostitute suggerito da Gesรน: essi sono coloro che, anche volendo, non si possono nascondere. Il loro peccato รจ evidente, dunque non possono fare altro che riconoscerlo, non cโรจ per loro la possibilitร di fingere o di mostrare ipocritamente unโimmagine che non sarebbe sostenibile.
In questo senso, pubblicani e prostitute sono paradossalmente piรน liberi. Sono nella condizione di intraprendere piรน facilmente un cammino di riconciliazione con la propria vita. Il nostro problema infatti รจ soprattutto quello di fare fatica a riconoscere e ad ammettere a noi stessi il nostro peccato e i nostri limiti.
Il ruolo che rende ipocriti
Siamo infatti molto piรน spesso come i sacerdoti e gli anziani, irrigiditi nel loro ruolo. Spesso quel ruolo li condanna allโipocrisia, non lascia loro spazio per vedere quello che realmente si muove nel loro cuore. Agiscono, come talvolta anche noi, solo per proteggere unโimmagine sociale incoerente e falsa. Dietro quellโimmagine cโรจ ben altro, ma non riescono ad ammetterlo.
Questa preoccupazione che porta a nascondere crea, ovviamente, profonda tensione e genera un conflitto che emerge in molti atteggiamenti di rigiditร e in comportamenti ossessivi. La grazia dunque che potremmo chiedere in questa domenica รจ di crescere in una profonda integrazione di quello che ci abita affinchรฉ possiamo diventare sempre piรน coerenti e veri.
Leggersi dentro
- Fai le cose per paura o per convinzione?
- Nel tuo rapporto con Dio sei capace di fare veritร ?

per gentile concessione di P. Gaetano Piccolo S.I.
Fonte



