Amore ed economia
La finanza domina in maniera così pervasiva la nostra vita che spesso arriviamo a confondere i piani: a un certo punto succede che guardiamo anche alle nostre relazioni in termini economici. Viviamo con l’obiettivo inconfessato di portare a termine qualche buon affare, barattiamo l’amore con la nostra dignità, ci vendiamo al primo offerente, inviamo ingiunzioni di pagamento a chi ancora non ci ha ripagato di tutto l’amore che abbiamo versato.
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Probabilmente la comunità a cui si rivolge il Vangelo di Matteo viveva dinamiche molto simili, visto che Gesù ha sentito l’esigenza di rivolgersi ai suoi interlocutori usando il linguaggio dell’economia e costruendo immagini che richiamano il mondo degli affari: nei versetti del Vangelo di questa domenica si parla infatti di mercanti, di contadini e di pescatori, e tutti cercano di trarre vantaggio da quello che succede nella loro vita.
Scegliere e rischiare
Tutti a un certo punto abbiamo bisogno di fare delle scelte, dobbiamo decidere che cosa conta nella nostra vita, dobbiamo scegliere su cosa vogliamo scommettere. E ovviamente non possiamo escludere in maniera definitiva il dubbio: ne sarà valsa veramente la pena? Ad alcuni capita quasi per caso di imbattersi in una relazione che sembra rispondere a quello che da sempre avevano desiderato: il contadino di cui parla Gesù è un uomo che sta facendo il suo lavoro quotidiano, è preso nelle sue abitudini, e forse si è anche dimenticato di quello che avrebbe voluto trovare, potrebbe essere addirittura una persona rassegnata, che però continua a svolgere ogni giorno il suo lavoro e a un certo punto della vita trova finalmente qualcosa di importante. Quello è il momento, non facile, della decisione: rimanere nella propria abitudinaria e rassegnata zona di conforto o rischiare?
Ci sono però anche coloro che, come mercanti, passano tutta la vita a cercare una risposta alla loro inquietudine. E a volte capita di sfiorare ciò che sembra colmare ogni attesa. Ma anche lì siamo riportati davanti all’esigenza di prendere una decisione. E non si può evitare la sottile tentazione che forse, se avessi cercato ancora, avrei potuto trovare una perla ancora più preziosa. È proprio questo dubbio che molte volte avvelena l’anima e impedisce di spendersi in maniera piena.
La paura di rischiare ci lascia spesso a mani vuote!
Cercare dentro
Possiamo pensare a questo campo e a questo mare anche come la nostra interiorità, dove il vero bene si nasconde, ma può essere trovato. Abbiamo bisogno di scavare dentro di noi per trovare la presenza di Dio, la sua immagine impressa dentro di noi che con il passare del tempo potrebbe perdere vivacità ed evidenza. Le zolle di terra seppelliscono non di rado questa presenza. È il peso della sofferenza, la polvere della delusione, forse persino il letame che ci hanno gettato addosso.
Questo bene che è sepolto dentro di noi può essere però sempre ritrovato. E quando lo abbiamo riconosciuto, occorre andare a vendere tutto quello che non ci serve più. È un modo per dire a noi stessi il valore di quello che abbiamo trovato. Se non si ha il coraggio di vendere, vuol dire che non crediamo davvero che ciò che abbiamo trovato è prezioso. Per ritrovare la nostra vera immagine bisogna fare dunque un lavoro: occorre scavare o mettersi in mare per cercare. Non ritroviamo noi stessi e la presenza di Dio in noi rimanendo oziosamente ad aspettare senza muoverci e senza rischiare.
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Imparare a scegliere
Le parabole che Gesù ha raccontato diventano efficaci nel momento in cui rivediamo in esse la nostra vita. La parabola è un’immagine davanti alla quale siamo chiamati a prendere posizione: cosa decidiamo di fare?
Ecco perché alla fine del discorso in parabole nel Vangelo di Matteo, Gesù conclude con due riflessioni che riprendono il tema della scelta.
La vita è come una rete a strascico che prende tutto, trattiene pesci di ogni tipo. Così è il mondo, la Chiesa, la comunità. C’è però un tempo nel quale il Signore fa chiarezza. Non dobbiamo dunque meravigliarci se c’è un momento nel quale ci ritroviamo nella stessa rete insieme a chi ci sembra così diverso e lontano da noi. Questo tempo, per quanto possa essere lungo, è provvisorio. Prima o poi la verità arriva.
Le parole di Gesù ci chiedono, dunque, di imparare a discernere, cioè a fare delle scelte proprio perché la realtà è complessa.
Imparare a discernere significa affrontare le situazioni nuove della vita alla luce dell’esperienza e di tutto quello che abbiamo capito con la nostra intelligenza: non basta imparare, bisogna vivere mettendosi alla prova. Senza questo cammino non si arriva mai a diventare discepoli, ma si rimane non tanto degli scribi (che sarebbe comunque già un complimento), ma degli scribacchini, persone cioè che conoscono le carte a menadito, ma non sanno come usarle. Possiamo conoscere le norme, i precetti, le regole, ma non è detto che possediamo anche la saggezza di applicarle di volta in volta alle situazioni della vita. Questa saggezza infatti è un dono di Dio, non una competenza personale. Salomone ottiene un cuore saggio grazie alla preghiera!
Il discernimento ci aiuta a fondare in maniera stabile le nostre decisioni, ma non toglierà mai quella parte di rischio che inevitabilmente appartiene alla nostra vita.
Leggersi dentro
- Sei disposto a rischiare per quello che conta nella tua vita?
- Sei una persona che applica il Vangelo nella vita o semplicemente uno che sa?
Per gentile concessione di P. Gaetano Piccolo S.I. – Fonte
