Commento a cura di don Pasquale Giordano
La parrocchia Mater Ecclesiae รจ stata fondata il 2 luglio 1968 dallโArcivescovo Mons. Giacomo Palombella, che morirร ad Acquaviva delle Fonti, suo paese natale, nel gennaio 1977, ormai dimissionario per superati limiti di etร … [Continua sul sito]
Lectio divina
La pagina evangelica di questa domenica propone un dialogo tra un dottore della Legge e Gesรน. Lโesperto del testo sacro approccia il Maestro di Nazaret con intenzioni polemiche e per metterlo alla prova gli pone una domanda dal sapore sapienziale: ยซCosa devo fare per ereditare la vita eterna?ยป. Il tranello che il dottore della Legge vorrebbe tendere a Gesรน รจ finalizzato a dimostrare che egli si presenta come un maestro il cui insegnamento รจ parallelo a quello della Legge. Invece Gesรน, che รจ veramente il Maestro, non dร risposte ma invita a porre quesiti alla Legge perchรฉ essa possa rispondere con la Parola di Dio. Infatti, la controdomanda di Gesรน rivela il fatto che egli stesso si sottomette alla Legge. Il dottore della Legge risponde saggiamente riassumendola nel precetto dellโamore a Dio e al prossimo (Dt 6,5. Lv 19,18).
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Il dialogo tra i due sembra concludersi con lโinvito di Gesรน a mettere in pratica la Legge per ottenere la vita. Quella del dottore della Legge che si presenta come una persona in ricerca della felicitร , al netto delle motivazioni per le quali รจ posta, รจ una domanda fondamentale perchรฉ predispone il cuore, sede del discernimento morale, a fare le scelte piรน opportune. Lโinterlocutore di Gesรน comprende che la sua domanda iniziale era retorica perchรฉ, quale dottore della Legge, avrebbe dovuto interrogarla mettendosi in ascolto della Parola. La Legge รจ la Parola di Dio che indica la via della vita felice. Non basta perรฒ sapere quale sia la volontร di Dio ma รจ necessario metterla in pratica.
Chi ama Dio impara ad amare anche il prossimo. Il dottore della Legge, resosi conto di aver fatto una brutta figura con Gesรน, anche se ha risposto esattamente alla sua domanda, corregge il tiro ponendo un secondo quesito riguardante lโamore al prossimo. Si aspetta che Gesรน gli risponda, come ha fatto lui, citando la Legge. Invece Gesรน replica con un racconto. Nella tradizione ebraica la Parola di Dio si rivela in due forme: la Legge (Halakร , termine che indica il cammino) e la Storia (Haggadร , che significa racconto). Dio insegna (Torah, letteralmente vuol dire insegnamento) innanzitutto attraverso la storia da cui viene la Legge, quasi come frutto di un processo di distillazione. Dio si fa prossimo allโuomo con la sua Parola narrante, mediante la Legge, la storia e, finalmente attraverso Gesรน. La parabola narra una vicenda che si svolge prima lungo un sentiero e poi in una locanda. Protagonista della parabola รจ lโuomo che รจ in viaggio e che cade nellโimboscata dei briganti. La strada รจ lโimmagine della condotta di vita ispirata alla Legge.
La vita, considerata pia e devota, non รจ esente da rovinose cadute. Il tranello dei briganti rappresenta quella situazione in cui puรฒ venirsi a trovare qualsiasi persona che viene colpita da una disgrazia. Tanti sono i motivi per cui i programmi di vita possono essere sconvolti e la sorte personale essere ribaltata. Non si dice nulla di quellโuomo se non il fatto che camminava da solo. Questo particolare, che si deduce dal racconto, sottolinea il pericolo della solitudine. Potremmo leggervi un riferimento al fatto che i missionari erano stati inviati da Gesรน a due a due. Un cammino da solitari riserva sorprese negative. La storia continua presentando, uno dopo lโaltro, due personaggi. Il sacerdote e il levita sono accomunati dal fatto di appartenere allโapparato sacrale, dal percorrere la medesima strada e dallโatteggiamento indifferente riservato al malcapitato.
Entrambi uomini la cui funzione cultuale li metteva a stretto contatto con Dio, ma che mantengono alla larga dallโuomo che versa nel bisogno. Gesรน non dice nulla dellโinterioritร del sacerdote e del levita ma si limita a descrivere il loro atteggiamento freddo e distaccato. La situazione cambia quando arriva un Samaritano. Da parte giudaica il pregiudizio nei confronti dei Samaritani affonda le sue radici nella storia dโIsraele allorquando la Samaria fu colonizzata dagli Assiri che furono gli artefici della prima deportazione e della successiva implementazione straniera in quel territorio. Da quel momento dire Samaritano significava dire straniero, impuro, empio perchรฉ la contaminazione pagana aveva fatto perdere lโโintegritร โ della fede. Eppure, proprio questโuomo riserva delle sorprese perchรฉ, contrariamente a quello che avevano fatto il sacerdote e il levita, rappresentanti dei pii dโIsraele, egli, passando vicino allโuomo per terra mezzo morto, lo vede e ne ha compassione. La visione di un uomo per terra sconvolge il suo animo al punto da costringerlo a cambiare programmi e fermarsi per prestare soccorso.
La compassione determina un coinvolgimento totale della persona che si mette a completo servizio del malcapitato. Il Samaritano riserva allโuomo sofferente la stessa attenzione che la Legge, citata dal dottore della Legge, indicava con il comando di amare Dio con tutto sรฉ stesso. La seconda scena della parabola si svolge nellโalbergo o locanda dove entrambi trovano rifugio e ristoro. Qui avviene un passaggio di testimone. Il Samaritano coinvolge nellโopera anche lโalbergatore al quale dร una caparra con lโimpegno di ricompensarlo al suo ritorno. Dopo il racconto della parabola il maestro pone la domanda al dottore della Legge ribaltando la prospettiva del suo quesito. Lui, infatti, chiedeva chi fosse il prossimo da amare per adempiere la Legge mentre Gesรน lo invita a riconoscere il prossimo che lo ama. Il prossimo รจ colui che si รจ lasciato guidare dalla compassione.
Nella figura del Samaritano si delinea la fisionomia del volto di Dio che non รจ indifferente davanti al dramma dellโuomo peccatore ma si fa al lui prossimo e si prende cura di lui per salvarlo dalla morte. Il volto del Samaritano riceve un nome quando Gesรน offre la sua vita sulla croce. ร lรฌ che Egli rivela il vero volto di Dio, il Dio dellโamore misericordioso. Come ricorda s. Paolo nella seconda lettura, Gesรน, vera icona del Dio invisibile, รจ la Parola che ci fa conoscere e sperimentare Dio come Padre. Gesรน, per mezzo del quale sono state create tutte le cose, รจ la Parola di Dio che guarisce dal peccato, ci salva restituendoci la vita. Alla luce del mistero della salvezza realizzato in Gesรน, comprendiamo il significato del Deuteronomio che rassicura del fatto che la felicitร non consiste nel ricercarla chissร dove, ma semplicemente nellโaccoglierla nutrendoci della Parola di Dio e meditandola nel cuore.
In questo modo sperimenteremo il potere terapeutico e consolante della parola ma anche la sua forza creatrice perchรฉ essa orienta le scelte del cuore verso i fratelli. Amare Dio vuol dire accoglierlo in ogni aspetto della nostra vita affinchรฉ possa trasformare il nostro cuore rendendolo capace di amore compassionevole e motore che determina il movimento verso i fratelli, soprattutto quelli piรน deboli e poveri.ย ย ย
Esperti in amore fraterno
Il pericolo piรน grande che puรฒ correre lโuomo รจ di anteporre le regole alla vita. A maggior ragione per un cristiano che fa della sua vita una missione dโamore. Il dottore della Legge รจ il classico โespertoโ che presume di avere una risposta per ogni domanda e non si mette in sincera ricerca della volontร di Dio nรฉ predispone il suo cuore ad ascoltare lโA/altro. Lo dimostra il fatto che non interroga Gesรน per conoscerlo meglio ed entrare in una relazione piรน intima con lui, ma per metterlo in difficoltร e tendergli un tranello. S. Paolo ricorda che la scienza, ovvero la conoscenza fine a sรฉ stessa, gonfia di orgoglio mentre la caritร edifica (1Cor 8,2).
Si percepisce la diffidenza che pervade la mente del dottore della Legge e il suo pregiudizio nei confronti di Gesรน. La presunzione opera unโindebita scissione tra fede e vita, tra il Dio in cui si crede, anche senza vederlo, e il fratello che si vede senza amarlo. La fede รจ campata in aria, quindi senza radici, se non si traduce in caritร fraterna che nasce solo da un cuore che rinuncia a giudicare e in cui cโรจ solamente posto per la misericordia. Il dottore della Legge รจ lโimmagine di chi รจ convinto che la giustizia consista nellโapplicare le regole senza guardare in faccia nessuno. In realtร , la parabola ci suggerisce la necessitร assoluta di cercare il volto del fratello per trovare quello di Dio.
Egli, infatti, cerca sempre il confronto, il dialogo con noi; per questo si fa prossimo e ci parla โbocca a boccaโ, โcuore a cuoreโ. Contrariamente ai funzionari del sacro che si limitano a guardare a distanza e a continuare il loro cammino come se niente fosse, il Samaritano, nel quale Gesรน si identifica, si avvicina non per curiositร ma per compassione. Non cerca di sapere cosa sta accadendo e perchรฉ รจ accaduto ma di comprendere come sta quella persona e come puรฒ aiutarla. La compassione ha veramente una forza rivoluzionaria che sconvolge innanzitutto il cuore di chi ne รจ posseduto.
Chi ama si pone difronte al tu, instaura un contatto visivo che poi pian piano coinvolge tutto lโessere, mente, anima e corpo. Tra le righe appare chiaro lโinvito di Gesรน a cambiare prospettiva. Prima di domandarsi cosa รจ giusto fare bisogna interrogarsi: come Dio si sta facendo prossimo a me? Cosa mi sta dicendo e sta facendo per me? Ciascuno di noi รจ quellโuomo nella cui disgrazia riconosciamo le nostre cadute, le nostre ferite, i nostri fallimenti, le nostre delusioni. Solo assumendo il punto di vista del malcapitato posso riconoscere che la mia vita, sebbene segnata da tante prove, รจ anche oggetto di cura e di attenzione di persone nel cui volto posso intravedere i lineamenti di quello di Dio.
Lโuomo ferito non รจ solo debitore di riconoscenza al Samaritano ma anche allโalbergatore che ha continuato a curarlo durante la sua assenza. La via della felicitร passa attraverso quelle ferite che ci lasciamo guarire dalla misericordia di Dio e dalle opere di Caritร della Chiesa. Le ferite di noi uomini peccatori sono diventate anche quelle di Dio, benchรฉ innocente. Esse sono come lettere dellโalfabeto con le quali la Legge della Caritร viene scritta nel nostro cuore.
Signore Gesรน, Parola di Dio che ridona il gusto della vita e che conforta i cuori degli afflitti, ti ringraziamo perchรฉ ci fai sperimentare il grande amore del Padre. Egli, giusto e misericordioso, non giudica o condanna i peccatori ma cerca ciascuno dei suoi figli per riscattarlo dalla schiavitรน della colpa restituendogli la libertร e la dignitร . Guarisci la nostra ansia di prestazione e convertila in zelo apostolico che ha come unico fine quello di compiere la Sua volontร . Tu che ti offri a noi come Maestro di Sapienza e Guida nel cammino della Giustizia, fa che possiamo seguirti nella fiduciosa obbedienza al Padre e imitarti nella operosa caritร verso i fratelli. Insegnaci a rinunciare ad ogni forma di giudizio e al tentativo di definire gli altri ma istruiscici nellโarte della compassione che abbatte le barriere della diffidenza, erette sulla paura, per costruire ponti di dialogo e di aiuto reciproco. Donaci lโumiltร di lasciarci prendere cura, fuggendo la presunzione di salvarsi con le proprie forze, e la docilitร con la quale farci educare dai testimoni riconosciuti come maestri di vita. Ispira in noi sentimenti di fiducia perchรฉ la speranza animi il coraggio di non limitarci ad essere funzionari del sacro, affaccendati in tanti affari, ma creativi nel bene e fedeli alla missione che ci affidi di essere custodi della vita gli uni degli altri.ย ย




